20 bottiglie di vodka e una lettera dolcissima

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Silvio Berlusconi e Vladimir Putin
Silvio Berlusconi e Vladimir Putin

Le parole di Berlusconi su Putin e sulla guerra provocano lo sconcerto di Meloni che si affretta a rassicurare: “La posizione italiana sulla Russia non cambia”. Ma per qualche ora la maggioranza uscita dalle urne del 25 settembre ha rischiato (di nuovo) di spaccarsi.

Il discorso a tratti teso e a tratti surreale che Silvio Berlusconi ha tenuto ieri 18 ottobre davanti agli eletti di Forza Italia alla Camera filtra all’esterno già durante l’incontro stesso, suscitando preoccupazione nei fedelissimi: occorre concordare una risposta per la stampa che attende fuori da Montecitorio e che è già al corrente di tutto. Uscendo, Berlusconi prova a minimizzare: “Ho solo raccontato una barzelletta su Putin”. Anche una nota ufficiale di FI smentisce il contenuto delle parole trapelate. Antonio Tajani, in lizza per diventare ministro degli Esteri, dichiara che il discorso di Berlusconi non sarebbe riferito all’attualità, ma a un passato anche piuttosto lontano: “Roba vecchia, del 2008”.

Poco dopo, però, esce l’audio dell’intervento, un’esclusiva LaPresse, e sentiamo Berlusconi affermare che “I ministri russi in diverse occasioni hanno detto che noi siamo già in guerra con loro, perché… perché forniamo armi e finanziamenti all’Ucraina. Io personalmente non posso esprimere il mio parere perché se poi viene raccontato alla stampa o altro eccetera viene fuori un disastro, però sono molto, molto, molto preoccupato. Ho riallacciato un po’ i rapporti con il presidente Putin, un po’ tanto, nel senso che per il mio compleanno mi ha mandato venti bottiglie di vodka e una lettera dolcissima, io gli ho risposto con delle bottiglie di Lambrusco e una lettera altrettanto dolce”. Conclude, in un tono che sembra di orgoglio: “Io sono stato dichiarato da lui il primo dei suoi cinque veri amici”.

In un secondo audio sempre diffuso da LaPresse, Berlusconi parla di come, secondo lui – ma è la stessa tesi sposata dal Cremlino – sia cominciata la guerra in Ucraina. “La cosa è andata così: nel 2014 a Minsk, in Bielorussia, si firma un accordo tra l’Ucraina e le due neocostituite repubbliche del Donbass per un accordo di pace senza che nessuno attaccasse l’altro. L’Ucraina butta al diavolo questo trattato un anno dopo e comincia ad attaccare le frontiere delle due repubbliche. Le due repubbliche subiscono vittime tra i militari che arrivano, mi si dice, a 5-6-7mila morti. Arriva Zelensky, triplica gli attacchi alle due repubbliche”.

Berlusconi racconta che rappresentanze delle due repubbliche autoproclamate sarebbero andate da Putin chiedendogli di difenderle dagli attacchi ucraini, e che solo dopo una forte pressione “da tutta la Russia”, il leader avrebbe deciso di inventarsi l’operazione militare speciale. “È entrato in Ucraina e si è trovato di fronte a una situazione imprevista e imprevedibile di resistenza da parte degli ucraini, che hanno cominciato dal terzo giorno a ricevere soldi e armi dall’Occidente. E la guerra, invece di essere una operazione di due settimane, è diventata una guerra di duecento e rotti anni. Quindi, questa è la situazione della guerra in Ucraina”.

I riferimenti alla guerra in Ucraina e al sostegno dell’Occidente a Kyiv smentiscono sia le parole di Tajani – che adesso vede la sua candidatura a ministro degli Esteri in bilico – sia la nota ufficiale del partito, smascherando i tentativi di evitare lo scoppio di un nuovo caso a brevissima distanza da quello degli appunti “rubati” al Senato da una videocamera. Ma la frittata è fatta e si apre l’ennesima frattura con Fratelli d’Italia che, in una nota, conferma la condanna dell’invasione e si dichiara in linea con l’Europa e gli Usa.

Oltre a via della Scrofa, le dichiarazioni di Berlusconi ci mettono un attimo a raggiungere anche il Parlamento europeo a Strasburgo, scatenando la reazione del gruppo dei Socialisti e democratici che denuncia una “deriva senza precedenti” e parla di “un affronto all’Italia e all’Ue”. E chiede come possa il Partito popolare europeo, di cui Tajani è vicepresidente, sostenere in queste circostanze la coalizione che ha vinto le elezioni del 25 settembre e il governo in procinto di formarsi.

Tornando in Italia, il segretario del PD Enrico Letta evidenzia “il pericoloso spostamento dell’Italia verso una sempre maggiore ambiguità nei confronti della Russia”. Più che di ambiguità, quella di Berlusconi sembra una posizione chiara, solida. L’ex presidente del Consiglio non ha mai nascosto i suoi buoni rapporti con il leader russo, esprimendo più volte il proprio sostegno a Mosca, salvo poi correggere il tiro per motivi di opportunità. Come quando, pochi giorni prima del voto, fu costretto a rettificare la frase pronunciata a Porta a Porta (“Putin voleva solo sostituire il governo di Zelensky con persone perbene”), o come quando dichiarò che “Siamo in guerra anche noi perché mandiamo le armi, sarebbe meglio non farne tanta pubblicità”, o quando auspicò: “Gli ucraini accettino le richieste di Putin”.

Riguardo al riavvicinamento tra Berlusconi e Putin, il neo presidente del Senato Ignazio La Russa si è detto “convinto che non ci sarà alcuna sbandata”, ma bisogna sottolineare che il Cavaliere non è l’unico, nella maggioranza, a manifestare opinioni filo-russe. L’omologo di La Russa alla Camera, il leghista Lorenzo Fontana, che più volte in passato ha espresso posizioni vicine al Cremlino, è tornato sul tema delle sanzioni proprio in questi giorni, dichiarando che “bisogna fare attenzione perché potrebbero essere un boomerang. I russi erano preparati da tempo, noi in Europa no”.

Secondo alcune voci che circolerebbero nei palazzi romani, assolutamente non confermate, Berlusconi non sarebbe pienamente padrone delle proprie facoltà, e sarebbe stata perfino avanzata l’ipotesi di una demenza senile. Ne parla Filippo Ceccarelli su La Repubblica (La follia del Cavaliere che distorce la realtà. L’ultima esibizione per riprendersi la scena), dubitando in sostanza di queste voci: “Ma non è il Berlusconi di sempre?”, si chiede nel suo articolo, “quindi l’uomo che ha fatto di sé un personaggio, un po’ a somiglianza propria, un altro po’ sforzandosi di assomigliare a ciò che gli italiani vogliono che egli sia: l’attore, appunto, del suo personaggio”. E ancora: “Beato chi è convinto che ieri abbia dato i numeri. E se invece, come mille altre volte accaduto per mezzo di gaffe, numeracci clowneschi, fissazioni dissennate e frequentazioni pericolose avesse messo in scena il consueto e lucido azzardo replicando quel suo potere ipnotico, furbastro, piratesco, eppure a suo modo glorioso?”

L’articolo si sofferma poi su un tema centrale: “Tutto ciò ha poco a che fare con i problemi del paese, però moltissimo con quelli del Cavaliere”. Per anni Berlusconi ha occupato una posizione centrale nel dibattito pubblico del paese per le sue vicende private (basti pensare ai casi Noemi, D’Addario e Ruby; in relazione a quest’ultimo sono ancora in corso dei procedimenti giudiziari) o legate alla sua carriera da imprenditore (nell’ambito della quale ha ricevuto una condanna in via definitiva per frode fiscale e altri reati relativi alla gestione dei diritti tv di Mediaset). Le follie calcolate o spontanee di questo personaggio che possiede la capacità di attirare su di sé tutta l’attenzione, lasciando il resto sullo sfondo, rischiano di riportare il paese indietro di decenni, a un’era che sul piano collettivo si è configurata, come sottolinea Ceccarelli, “come un’enorme, colpevole e insensata perdita di tempo”.

Con la guerra in Ucraina in piena escalation (chissà se nella lettera ‘dolcissima’ che Berlusconi sostiene di aver ricevuto si fa riferimento ai recenti attacchi russi sui civili), con l’inflazione che ha raggiunto a settembre il +8,9% su base annua, con l’impennata dei prezzi del gas e dell’energia elettrica, con i 5,6 milioni di poveri assoluti (dei quali 1,4 milioni sono bambini) denunciati dal recente rapporto della Caritas, l’Italia può permettersela, questa perdita di tempo?