L’Italia che verrà, secondo Meloni (e il centrodestra)

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Piazza del popolo, Roma
Piazza del popolo, Roma

Nella chiusura della campagna elettorale a piazza del Popolo a Roma, i leader del centrodestra promettono di governare per 5 anni. E di cambiare la Costituzione.

Davanti a una piazza del Popolo piena soltanto a metà, si è chiusa ieri, giovedì 22 settembre, la campagna elettorale del centrodestra, dato in ampio vantaggio rispetto agli avversari. Da una settimana non si possono più diffondere i risultati dei sondaggi, ma secondo gli osservatori, i trend delle varie rappresentanze politiche sono confermati: a meno di clamorose sorprese, la coalizione formata da Fratelli d’Italia, Lega per Salvini Premier e Forza Italia (più Noi Moderati di Maurizio Lupi) vincerà e Giorgia Meloni potrebbe essere la prima donna a diventare presidente del Consiglio.

Questa sicurezza trapela a più riprese dalle dichiarazioni fatte dal palco. “Ci impegniamo a governare insieme per cinque anni” hanno detto Meloni e Salvini, dimostrando un inusuale affiatamento, evidentemente rimandando al dopo voto la risoluzione delle divergenze che creano tensione nella coalizione, ad esempio sui nomi della nuova squadra di governo o rispetto a un eventuale scostamento di bilancio. Meloni ha anche parlato della riforma costituzionale: “Se gli italiani ci daranno la maggioranza, faremo una riforma in senso presidenziale e saremo felici se la sinistra vorrà darci una mano a efficientare le nostre istituzioni, ma se gli italiani ci daranno i numeri, noi lo faremo lo stesso”.

Una riforma che verrebbe quindi realizzata con buona pace dell’orientamento condiviso da molti costituzionalisti, secondo cui, intorno a riforme radicali come quella del presidenzialismo, dovrebbe raccogliersi un consenso molto ampio, che coinvolga tutte o quasi le forze parlamentari, e non solo quelle che detengono la maggioranza. Inoltre, i numeri evocati da Meloni potrebbero non corrispondere affatto ai numeri reali, effettivi: considerando il funzionamento della legge elettorale, è verosimile che il centrodestra ottenga molti seggi, ma solo in virtù di certi meccanismi legati all’assegnazione dei collegi e delle premialità. Tenendo conto anche dell’astensione, la riforma evocata da Meloni potrebbe essere dunque realizzata sulla base di numeri che non rappresentano affatto la maggioranza degli italiani, anzi.

“C’è aria di libertà”, ha dichiarato successivamente la leader di FdI, toccando l’argomento del Covid. “Libertà vale anche per come intendiamo affrontare l’eventuale ritorno della pandemia: non accetteremo più che l’Italia sia l’esperimento dell’applicazione del modello cinese a un paese occidentale”. E ha aggiunto: “Con il modello Speranza siamo stati il paese con le più grandi restrizioni e il più alto numero di contagi. Non piegheremo più le nostre libertà fondamentali a questi apprendisti stregoni”. Parole interpretate come una strizzata d’occhi all’area no-vax e criticate per le conseguenze che potrebbero avere qualora (ci auguriamo tutti di no), dovesse ripresentarsi l’emergenza sanitaria. Emergenza che andrebbe affrontata sulla base delle risultanze scientifiche e non di slogan, e tenendo conto del diritto alla salute tutelato dall’articolo 32 della Costituzione: su questo specifico punto, molti costituzionalisti hanno evidenziato la legittimità di una temporanea restrizione delle libertà personali per proteggere la salute sia individuale che collettiva.

Inoltre, contrariamente a quanto rappresentato da Meloni, la gestione italiana della pandemia è stata lodata da organizzazioni di livello mondiale come l’OMS (“L’Italia è stato il primo paese occidentale a essere pesantemente colpito dal Covid-19. Il governo e la comunità, a tutti i livelli, hanno reagito con forza e hanno ribaltato la traiettoria dell’epidemia con una serie di misure basate sulla scienza”), e da numerose testate internazionali come il Financial Times, che ha sottolineato il lavoro da parte del governo e il comportamento degli italiani.

Concluso il riferimento al Covid, Meloni è tornata su un tema ricorrente nei suoi comizi. “Sogno una nazione in cui nessuno debba abbassare la testa per come la pensa”, ha affermato, riprendendo quanto espresso in altri incontri pubblici e descrivendo sostanzialmente un’Italia in cui la sinistra avrebbe un’egemonia di potere e in cui, senza la tessera del Pd o della Cgil, si sarebbe oggetto di discriminazioni. “Sogno una nazione in cui le persone che per tanti anni hanno dovuto abbassare la testa, facendo magari finta che la pensavano in maniera diversa, sennò sarebbero stati tutti cacciati, possano dire come la pensano e non perdere il posto di lavoro per questo”.

Anche in questo caso è stata evidenziata l’ambiguità di affermazioni che potrebbero essere lette come il tentativo di sdoganare tesi e politiche estremistiche. In generale, nei toni della campagna elettorale di Meloni, è sempre stata presente una nota di fondo, ben individuata da Salvatore Merlo nel suo articolo ‘Meloni parla in piazza del Popolo e sotto al palco c’è anche quel mondo che fu missino e vede in lei il riscatto della storia’ (Il Foglio). Una parte dell’elettorato di FdI, quello della prima ora, vedrebbe in queste elezioni una sorta di rivincita, una legittimazione per poter esprimere posizioni che, per le vicende a cui rimandano, non dovrebbero tuttavia trovare posto in una democrazia.

Tra le dichiarazioni raccolte dal pezzo di Merlo, c’è anche quella di un militante dell’ormai disciolto Movimento Sociale Italiano: “Sono emozionato. Sono talmente emozionato che non voglio nemmeno pensare ai problemi che potrebbero venire dopo, al governo. Non mi importa”. È (anche) sull’onda di questa emozione che FdI potrebbe arrivare a Palazzo Chigi, e affrontare sulla base di un sentimento di rivalsa le complesse e delicate questioni economiche, sociali e internazionali che attendono in autunno l’Italia non sembra la migliore delle premesse.

Sul palco hanno parlato anche Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, che hanno riproposto gli storici cavalli di battaglia. Il leader della Lega, in difficoltà sotto il profilo dei consensi, ha promesso l’eliminazione del canone Rai dalla bolletta, un decreto energia per bloccare gli aumenti del gas e dell’elettricità, la cancellazione della legge Fornero, la flat tax e il pugno di ferro contro gli sbarchi dei migranti; Berlusconi ha parlato di abbassamento delle tasse, di una “giustizia giusta”, di un paese nel quale non ci siano “giudici che usino il loro potere per colpire e per eliminare gli avversari politici”, dell’alleanza del centrodestra nata “per evitare una deriva autoritaria, statalista e giustizialista”.

Lungo tutto l’evento non sono mancati gli attacchi all’Europa. E l’Europa, per bocca della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha sottolineato la propria preoccupazione e l’attenzione che sta rivolgendo alle elezioni italiane: “Vedremo il risultato del voto in Italia, ci sono state anche le elezioni in Svezia. Se le cose andranno in una direzione difficile, abbiamo degli strumenti, come nel caso di Polonia e Ungheria. Il mio approccio è che noi lavoriamo con qualunque governo democratico disposto a lavorare con noi. È interessante vedere la dinamica dei lavori del Consiglio Europeo, […] realizzi che il tuo futuro, e il tuo benessere, dipende anche dagli altri 26 stati membri”.

E ha concluso: “La democrazia ha bisogno di ognuno di noi, è un lavoro costante, non è mai al sicuro”.