Fede e Ragione nella filosofia di Lev Šestov

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Lev Šestov
Lev Šestov

L’opposizione tra Ragione e Fede si caratterizza come intrinsecamente tragica: abbandonare l’ordine logico che garantisce l’orientamento nel mondo significa precipitare nel caos illogico; viceversa, determinare l’Essere entro un orizzonte razionalmente strutturato significa velarne il residuo irrazionale, dove solo è custodita la verità. Eppure, il pensiero di Lev Šestov (Kiev, 1866 – Parigi, 1938) conduce di fronte al radicale aut-aut tra Ragione e Fede, poiché all’interno di ogni filosofia sistematica l’autore rintraccia l’errore di sacrificare il Singolo in nome di un principio logico che diviene più importante della vita.

Il percorso filosofico dell’autore può essere scandito in tre fasi: filosofia della tragedia, filosofia esistenziale e filosofia religiosa. La filosofia della tragedia è il testo cardine della prima fase: Dostoevskij pretende la giustificazione dell’assurdo, ponendosi, in questo, sulla stessa linea di Nietzsche e di Tolstoj. Nel passaggio dalla filosofia della tragedia, rivelatasi insufficiente, alla filosofia esistenziale e poi religiosa, svolge un ruolo chiave la lettura di Kierkegaard. Šestov rileva come il filosofo danese sia il primo a comprendere che la filosofia non proviene dalla meraviglia, ma dalla disperazione, ossia dal desiderio, sempre frustrato, di porre un senso che giustifichi la condizione umana. La domanda fondamentale diviene: da dove e perché il male? Di fondamentale importanza è, quindi, ricostruire il momento del peccato originale. Poteva il peccato, e dunque il male, non essere? Per Šestov la risposta è: assolutamente sì. Ma tra Šestov e Kierkegaard emerge una frattura proprio a partire dalle definizioni di peccato, angoscia e nulla, e del loro intrinseco co-appartenersi. Infatti, secondo Šestov, Kierkegaard ricade in una spiegazione logico-genealogica del peccato.

La peculiarità della fase religiosa di Šestov consiste in una reinterpretazione del concetto di salvezza sola fide, mediata da una profonda meditazione sul pensiero di Lutero. La forza della filosofia šestoviana è racchiusa in un forse, nello spasimo timoroso dell’atto di fede. La salvezza si dà all’uomo solo ex negativo. Una volta ammesso che a fondamento della filosofia c’è un atto di fede, riconosciamo che l’atto di fede lo compie anche il razionalista, ma inconsapevolmente: nel caso del razionalismo, l’uomo si affida inconsapevolmente al presupposto; viceversa, nel fare affidamento a Dio, l’atto di fede è consapevole e libero, poiché abbandonandosi all’assolutamente Altro, ci si dona a sé stessi, ai propri limiti e alla propria finitudine. Lo stesso Šestov rileva che l’unica obiezione è che non esista un laggiù e solo un qui. Dunque, la libertà si dis-vela, rimanendo nel dis-velamento. Il negativo non è superato, è esaltato contro ogni mortificazione dell’Essere, che, in quanto tale, è mortificazione dell’ente, che nell’Essere si trova radicato. La libertà è la non-prigionia, e più non si può dire.