Pasolini e la pittura: uno spettacolo a Roma

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Fatti di Pier Paolo Pasolini e di Roberto Longhi
Fatti di Pier Paolo Pasolini e di Roberto Longhi

Per celebrare i cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, Neocene propone uno
spettacolo teatrale che è un’emozione per gli occhi. Mercoledì 20 luglio alle ore 21 presso il Bistrot Bio di Roma (Via del Casaletto, 400) andrà in scena Fatti di Pier Paolo Pasolini e di Roberto Longhi, un racconto in cui cinema, musica, immagini e parole ricostruiscono la vicenda del rapporto tra il poeta e la storia dell’arte.

A vent’anni, Pier Paolo Pasolini seguì le lezioni di Roberto Longhi in un’“auletta appartata e quasi introvabile” dell’Università di Bologna. Nelle parole del professore, illustre storico dell’arte, che negli stessi anni fecondavano l’ispirazione di Attilio Bertolucci e Giorgio Bassani, il poeta ritrova i semi della propria vocazione. L’insegnamento longhiano agì per sempre sull’immaginazione e sulla creatività di Pasolini: per questo, la sceneggiatura di Mamma Roma (1962) veniva dedicata al maestro, riconosciuto come responsabile della “fulgurazione figurativa” dell’artista.

In quell’aula bolognese, con il pavimento leggermente inclinato e una cabina per le proiezione delle diapositive collocata sopra la porta d’ingresso, Pasolini scoprì l’alfabeto del cinema. Nel suo ricordo, la sequenza delle immagini proposta da Longhi come asse del proprio ragionamento intorno ai fenomeni figurativi del Rinascimento era in nuce un racconto cinematografico.
Non a caso, il cinema di Pasolini è punteggiato di citazioni tratte da celebri capolavori pittorici.
In quel corso dedicato da Longhi ai Fatti di Masolino e di Masaccio, seguito con passione nel primo inverno di guerra, il poeta di Casarsa trovò gli strumenti iconografici utili a raccontare la realtà.
Quando, imbracciata la cinepresa, Pasolini realizzò Accattone (il suo primo film, datato 1961), si sentiva ancora un “ragazzo di studio masaccesco”, e selezionava obiettivi e pellicola per ottenere il chiaroscuro intenso degli affreschi del Carmine a Firenze, raccontati da Longhi vent’anni prima. Ogni scelta tecnica era orientata a rendere le immagini “più calde e grevi”, lievitandole “come pagnotte, massicce e leggere.”

Così, il cinema di Pasolini, girato con inquadrature brevissime, concentrate spesso su figure immobili, mutua il proprio linguaggio dal metodo di Longhi, in cui ogni immagine si conosce e si comprende a partire dal confronto con altre immagini, montate dallo storico nel ragionamento che mette a nudo il loro significato.
La storia dell’arte fu lo strumento che consentì a Pasolini di scartare la lingua delle parole – espressione di una classe dominante che schiaccia e deturpa l’essenza sacra dell’esistente – per esprimere la realtà attraverso se stessa.

Gli snodi più significativi dell’intreccio fra racconto cinematografico e storia dell’arte sono il mediometraggio La ricotta (1963), dove si racconta la lavorazione di un film che mette in scena due pale d’altare cinquecentesche, e il Decameron (1971). Qui, indossati in prima persona i panni di un pittore del Trecento, Pasolini si pone all’origine della tradizione pittorica e letteraria, con un parallelismo esplicito tra il racconto in pittura messo a punto da Giotto e la narrazione cinematografica.

Fatti di Pier Paolo Pasolini e di Roberto Longhi è un soggetto di Eleonora Onghi. La regia e la sceneggiatura sono di Luca Vivona. In scena Paola Giuffrè, Remo Guerrini, Eleonora Onghi e Luca Vivona.