Meglio tardi che mai… ma non basta

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Rifiuti - Roma
Rifiuti - Roma

La recente legge regionale del Lazio, che ha provveduto ad istituire 6 Enti di Governo dell’Ambito, uno per ogni provincia più uno ad hoc per Roma Capitale, mette fine all’atavico ritardo di questa Regione rispetto al resto del Paese.

Il processo di attuazione della governance locale sui rifiuti, in Italia, vede già da anni in ben 12 Regioni la piena operatività di questi Enti mentre, nelle rimanenti 8, si osservano situazioni di parziale operatività o, peggio, di totale inoperatività.

La qualità del servizio di gestione dei rifiuti e la capacità di chiusura del ciclo lungo tutto lo Stivale seguono pedissequamente il grado più o meno avanzato di attuazione, da parte delle Regioni, della governance disegnata dal nostro Codice dell’Ambiente. Il che induce a ritenere – senza dover scomodare capacità intuitive troppo spinte – l’esistenza di qualche nesso di causalità neanche troppo misterioso.

La legge regionale approvata lo scorso 11 luglio, pertanto, fa entrare ufficialmente la Regione Lazio nel consesso delle Regioni che hanno provveduto ad istituire, almeno sulla carta, questi Enti cui la legge demanda un ruolo essenziale nell’attuazione degli strumenti regionali di pianificazione e di indirizzo della gestione del ciclo dei rifiuti. Sulla operatività, parziale ancor prima che totale, ci sarà da attendere; ci auguriamo un numero di anni inferiore a quello che si è reso necessario per deliberane l’esistenza.

Tuttavia, i limiti che l’attuale pianificazione regionale di questo territorio attualmente sconta – e sui quali si è già avuto modo di soffermarsi sulle pagine di questa rivista – rischiano di creare una vera e propria “trappola” a danno di quei territori che, viceversa, ne dovrebbero trarre beneficio.

In buona sostanza, se lungimiranza di prospettive industriali e qualità di visione non permeano la pianificazione di un servizio, a partire dal più alto livello istituzionale in cui la funzione pianificatoria si esprime, il rischio è quello di comprimere in una dimensione asfittica e priva di strumenti di risoluzione le criticità dei singoli territori. Il compromesso politico ad ogni costo raramente ha partorito soluzioni industriali efficaci. Non si tratta di un’assunzione arbitraria, ma di un teorema dimostrabile dalle evidenze empiriche offerte dalla storia industriale dei nostri servizi pubblici.

Emblematica, al riguardo, è la paradossale situazione venutasi a creare – sempre nella Regione Lazio – a seguito della recente istituzione di una “tassa” sui conferimenti dei rifiuti al di fuori del territorio provinciale di competenza. Sebbene sia più che condivisibile il principio assecondato, ossia quello di spingere verso una chiusura del ciclo dei rifiuti in condizioni di prossimità rispetto ai territori in cui essi vengono prodotti, essa rischia di rendere alcuni territori ancora più prigionieri delle “congestioni” (e dunque delle rendite) indotte dall’assenza e dalla mancata pianificazione – a livello regionale – dell’impiantistica necessaria, per quantità e tipologia, alla chiusura del ciclo.

A titolo esemplificativo, basti pensare che la quasi totalità dei rifiuti prodotti da Roma Capitale oggi conoscono un destino in impianti di trattamento o smaltimento al di fuori del perimetro provinciale, ragion per cui l’imposizione della tassa in questione avrà come effetto immediato un incremento di costi a carico di quegli stessi cittadini su cui stanno ricadendo i limiti di una pianificazione regionale affetta da miopia.

Forse qualcuno un giorno glielo dovrà spiegare.