Draghi contro il Superbonus, di nuovo

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Superbonus 110%
Superbonus 110%

Nella sua visita a Strasburgo della settimana scorsa, Mario Draghi ha ribadito la sua contrarietà al Superbonus 110%, sollevando un coro quasi unanime di critiche.

Rispondendo a una domanda sul Superbonus 110% in occasione del suo discorso al Parlamento Europeo del 3 maggio, il premier Mario Draghi ha riaffermato la sua opposizione alla misura. “Il nostro governo è nato come governo ecologico, fa del clima e della transizione digitale i suoi pilastri più importanti. Il ministro dell’ambiente è stato straordinario, ha fatto provvedimenti straordinari. Ma possiamo non essere d’accordo su tutto. Non siamo d’accordo sulla validità del Superbonus 110%. Cito un esempio: il costo di efficientamento è più che triplicato grazie ai provvedimenti del 110%, i prezzi degli investimenti necessari per le ristrutturazioni sono più che triplicati perché il 110% di per sé toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo. Poi, le cose vanno avanti in Parlamento, il governo ha fatto quel che poteva e il nostro ministro è molto bravo”.

Queste parole seguono al mancato supporto del Movimento 5 Stelle al nuovo decreto Sostegni approvato in Consiglio dei Ministri per la presenza, all’interno del pacchetto, della norma che prevede la realizzazione di un termovalorizzatore a Roma. La tensione tra il premier e il M5S è così salita ulteriormente.

Il Superbonus è stato oggetto da parte del governo di progressive revisioni a partire dall’autunno scorso, con l’obiettivo di contrastare le frodi nate intorno a questo strumento, quantificate dall’Agenzia delle Entrate in 4,4 miliardi di euro e che il ministro dell’Economia Daniele Franco non ha esitato a definire “una tra le più grandi truffe che la Repubblica abbia mai visto”. Sono stati così introdotti due passaggi per accedere ai bonus edilizi, ossia il visto di conformità e l’asseverazione della congruità dei prezzi. Con la finanziaria, il governo ha cercato inoltre di introdurre alcuni ridimensionamenti, come la limitazione della misura ai condomini e l’esclusione delle villette, ma la contrarietà trasversale della maggioranza ha costretto Draghi a confermare il bonus per tutti. L’unica limitazione per le villette unifamiliari, quella di effettuare il 30% dei lavori entro giugno, è stata prorogata fino a settembre.

Un ulteriore tentativo di revisione si è avuto col decreto Sostegni di febbraio, quando è stato introdotto il blocco delle cessioni multiple dei crediti fiscali acquisiti dalle banche, portando a una sostanziale paralisi del settore: prima gli istituti di credito, poi anche Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti, hanno cessato di accettare nuove richieste in quanto avevano già incamerato troppi crediti. Sotto la pressione della politica e delle associazioni delle parti coinvolte, il governo è dovuto tornare sui propri passi consentendo fino a due ulteriori cessioni.

La reazione del M5S alle parole pronunciate da Draghi a Strasburgo non si è fatta attendere. “È evidente che Mario Draghi attacca il Superbonus per prendere di mira il Movimento 5 Stelle”, hanno commentato i membri M5S della commissione Ambiente e Attività produttive, “ma pur di farlo dimentica che sta giocando, ormai da mesi, sulla pelle di milioni di lavoratori, famiglie e imprese. E lo fa proprio a Bruxelles, dove soltanto pochi mesi fa è arrivata la conferma che la nostra agevolazione edilizia è considerata una buona pratica da prendere ad esempio”.

Il riferimento è al report dell’European Construction Sector Observatory di inizio marzo secondo il quale la misura ha avuto un grande successo e sta generando un’elevata e crescente domanda. La relazione auspica inoltre un’estensione dei tempi per la realizzazione degli interventi approvati e un allargamento del campo di applicazione, coinvolgendo altre tipologie di edifici come gli alberghi. È auspicata anche una semplificazione delle procedure per facilitare l’accesso alle detrazioni e una modifica dei requisiti minimi (al momento è sufficiente il miglioramento di due classi energetiche). Dunque la misura, secondo l’osservatorio, è da ampliare e rendere più efficace, non da limitare. Inoltre, in relazione all’aumento dei prezzi, è stato lo stesso governo, per mano del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, a firmare a febbraio un decreto che impone un tetto massimo ai costi per gli interventi. I pentastellati ricordano infine che nel settore edilizio si è avuta un’escalation di prezzi generalizzata a livello europeo, anche nei paesi che non prevedono alcun bonus, causata principalmente dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina.

“Mi preoccupano le dichiarazioni del premier Draghi che ha affermato di non condividere il Superbonus” ha dichiarato la deputata di FacciamoECO Rossella Muroni, intervenendo in Parlamento. “Una misura strategica che ci sta aiutando a migliorare la prestazione energetica delle nostre case, a tagliare le emissioni e a sostenere l’edilizia di qualità. Una misura che sta contribuendo in modo significativo ai dati positivi sul Pil che il governo cita volentieri”.

Sulla stessa linea i deputati M5S: “Draghi dimentica le ripercussioni positive su Pil, posti di lavoro e nascita di nuove imprese e soprattutto calpesta i diritti dei tanti soggetti messi in fortissima difficoltà dal blocco che il ministro Franco e lo stesso Presidente del Consiglio hanno determinato al meccanismo della cessione del credito”.

Anche Confedilizia si è schierata contro la posizione di Draghi. “Il Presidente del Consiglio ha detto oggi [il 3 maggio, NdR] di essere contrario al Superbonus del 110% per gli interventi di miglioramento sismico e risparmio energetico degli edifici, in quanto foriero di aumenti dei prezzi. Il problema segnalato dal premier esiste”, ha dichiarato Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, “anche se l’aumento dei prezzi è stato determinato da molteplici fattori, ma quel che lascia perplessi è il fatto che il Governo, impossibilitato a bloccare questa misura in quanto voluta dalla quasi totalità del Parlamento, abbia introdotto negli ultimi mesi evidenti ostacoli alla sua concreta applicazione, in particolare attraverso i limiti imposti alla cessione del credito. Questo modo di procedere, oltre a non distinguersi per trasparenza, ha prodotto due conseguenze molto negative: la prima è stata quella di mettere in estrema difficoltà, in alcuni casi addirittura in crisi, imprese, professionisti e proprietari che avevano i cantieri aperti; la seconda è stata quella di bloccare l’utilizzo anche di tutti gli altri incentivi per interventi sugli immobili, per i quali il meccanismo di cessione del credito e sconto in fattura consentiva un’applicazione anche da parte di cittadini a reddito medio-basso”.