Occupazione (e precari) record

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In crescita l'occupazione
In crescita l'occupazione

I dati Istat certificano la crescita dell’occupazione anche a marzo, ma il numero dei precari tocca il suo valore più alto dal 1977 con 3.159.000 unità.

Nonostante l’invasione da parte russa dell’Ucraina, il calo del Pil nel primo trimestre (-0,2) e gli effetti dell’inflazione, il mercato del lavoro registra un’ulteriore crescita. Secondo i dati pubblicati da Istat relativi a marzo, il numero degli occupati in Italia supera i 23 milioni. Gli impieghi a tempo indeterminato segnano un aumento di 103mila unità rispetto a febbraio, mentre quelli a termine un aumento di 19mila; invece gli autonomi scendono di 41mila unità.

Occupati - Fonte: Istat
Occupati – Fonte: Istat

Nel complesso, gli occupati precari raggiungono quota 3.159.000, il dato più alto dal 1977, ossia dall’inizio delle serie storiche. Su base annua, i posti a tempo indeterminato sono 312mila in più, quelli a tempo determinato 430mila in più. Una nota positiva è data dal fatto che la crescita dell’occupazione riguarda soprattutto le donne, con 85mila unità in più sul mese di febbraio e ben 362mila in più rispetto a marzo di un anno fa. In percentuale, il tasso di occupazione femminile sale al 51,2 con un incremento di 0,5 su febbraio e 2,9 su marzo 2021.

A questi incrementi corrisponde un decremento della disoccupazione, che scende al 8,3% (dall’8,5% di febbraio), toccando livelli che non si vedevano dal 2010. Su base annua, la flessione è dell’1,8%, grazie ai circa 800mila impiegati in più rispetto a marzo 2021. Il tasso di occupazione raggiunge il 59,9%, un valore che non toccavamo dal 2004. Scende anche il numero degli inattivi, ossia di coloro che non hanno un lavoro e nemmeno lo cercano, diminuendo di 72mila unità, pari allo 0,2%, portando il tasso di inattività al 34,5% (percentuale che resta comunque molto elevata). Rispetto a marzo del 2021, la diminuzione degli inattivi è pari a 747mila unità.

Tasso disoccupazione e inattivi - Fonte: Istat
Tasso disoccupazione e inattivi – Fonte: Istat

Sembrerebbero convalidate dunque le prospettive positive in relazione al mercato del lavoro, anche se alcuni osservatori pongono l’attenzione sul record storico di contratti a tempo determinato, denunciando un crescente scivolamento del mercato del lavoro verso il precariato. Sarebbe quindi vero che la quantità dei posti è aumentata, ma sarebbe altrettanto vero che la loro qualità è diminuita.

Un grosso contributo è dato dal progressivo superamento, seppure con tutte le complessità del caso, delle difficoltà legate alla pandemia. Uno degli indicatori principali di valutazione, i ricoveri e le terapie intensive – in generale la pressione sugli ospedali -, scende con costanza da settimane, confermando il fatto che omicron e le sue varianti, pur diffondendosi con maggiore facilità, provocherebbero conseguenze meno gravi, riducendo quindi la necessità di ricorrere alle strutture sanitarie.

Tornando alle dinamiche del mercato del lavoro, alcuni analisti fanno notare, confrontando i dati appena riportati sulla crescita con quelli demografici, che il tasso di occupazione record potrebbe essere dovuto non tanto a un aumento dei posti di lavoro, quanto a una diminuzione della forza lavoro: il numero degli impieghi sarebbe all’incirca lo stesso, saremmo noi italiani a essere diminuiti. Secondo alcune stime, questo mancato ricambio generazionale riguarderebbe, nell’ultimo triennio, ben 600mila unità; a ciò si aggiungerebbe anche un diminuito afflusso migratorio, con sempre meno stranieri che trovano occupazione o avviano un’attività in Italia. I dati sarebbero ancora più preoccupanti dal punto di vista della scuola: tra dieci/dodici anni potrebbero esserci addirittura 1,5 milioni di studenti in meno nelle classi italiane, con un calo di 120/130mila unità ogni anno.

Per contrastare il carovita, il governo ha appena approvato un nuovo decreto sostegni che inizialmente doveva ammontare a 7 miliardi di euro, ma che è stato raddoppiato a 14 per tamponare soprattutto gli effetti dell’aumento del costo dell’energia, già in crescita durante la parte finale del 2021 e schizzato alle stelle con la guerra in Ucraina e le conseguenti tensioni. Il decreto verrà finanziato senza ricorrere a scostamenti di bilancio, ossia senza fare nuovo debito pubblico, bensì aumentando la tassa straordinaria sugli extraprofitti realizzati dalle aziende produttrici e importatrici di energia.

Il taglio sulle accise dei carburanti verrà esteso fino a luglio, mentre è previsto un bonus una tantum di 200 euro a pensionati e lavoratori dipendenti con reddito fino a 35mila euro (il governo calcola che verrà raggiunta una platea di 28 milioni di persone). Inoltre è stato prorogato fino a settembre il superbonus del 110% sulle villette e sono stati dati al Sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri i poteri speciali per la realizzazione del termovalorizzatore annunciato nei giorni scorsi (fonte di polemiche all’interno della maggioranza, con l’astensione del Movimento 5 Stelle che, occorre ricordare, ha governato Roma dal 2016 al 2021 senza trovare una soluzione soddisfacente al problema dei rifiuti) e del quale abbiamo parlato in questo articolo: Rifiuti, una nuova fase per Roma.