Rifiuti, una nuova fase per Roma

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Roberto Gualtieri, sindaco di Roma
Roberto Gualtieri, sindaco di Roma

Sono bastate meno di 24h dall’annuncio dirompente del Sindaco di Roma di avviare una nuova fase nel ciclo dei rifiuti della Capitale per far scendere in campo una nutrita (per la verità non così tanto) schiera di oppositori alla nuova linea di azione indicata dall’Amministrazione.

Non deve essere stato facile il processo di elaborazione e di analisi, durato mesi, che ha indotto il decisore pubblico a fornire l’indicazione della realizzazione di un termovalorizzatore per concorrere alla chiusura del ciclo dei rifiuti.

Il tema è assai complesso, ne siamo consapevoli, dal punto di vista industriale, ambientale ed economico, ma il rischio che l’apertura di un dibattito, che ha una valenza epocale in sé per la Capitale, si riduca alla solita logica di tifoseria per il dilagare di approssimazioni e di superficialità che hanno concorso alla “saga” romana degli ultimi 30 anni è elevatissimo.

Già sulle pagine di questa rivista (Rifiuti: forse ci salverà lo spazio? …) poco più di un anno fa, abbiamo avuto l’occasione di sottolineare come la soluzione dell’atavico problema della chiusura del ciclo dei rifiuti di Roma richiedesse uno sforzo di visione, concretezza e lungimiranza politica (a meno di non immaginare di voler inviare i rifiuti nello spazio…), ingredienti oramai rari nell’agire dei decisori pubblici.

Il dibattito che da ieri è stato innescato a seguito dell’annuncio del Sindaco della prima Città d’Italia rappresenta un’operazione di grande riappropriazione da parte della politica di una prerogativa cui essa non può abdicare: trasferire una visione sul futuro di una comunità cercando di individuare soluzioni a problemi non più procrastinabili, contemperando al meglio le esigenze che essa rappresenta. Con coraggio.

Ci sarà modo per confutare sul piano scientifico e dell’analisi dei flussi di materia coloro che ancora oggi sostengono conseguibile una prospettiva “zero rifiuti”, che rappresenta tutt’altra cosa rispetto al sostenere che ogni riflessione su un riassetto del ciclo deve necessariamente partire dal rispetto della gerarchia di destinazione della materia raccolta, secondo le logiche del riutilizzo, riciclo, recupero e smaltimento. Tutte considerazioni, queste, che abbiamo ragione di ritenere abbiano costituito il substrato conoscitivo e di analisi della linea di azione indicata ieri nell’Assemblea capitolina.

Potranno esserci sicuramente affinamenti sul piano delle best practices e delle tecnologie cui attingere, è corretto che le riflessioni sul piano impiantistico e delle migliori soluzioni calino poi in una dimensione più prossima alla gestione industriale e d’impresa, ma il dato di fondo che emerge dalla svolta impressa da ieri è che, come fece Cortez nel XVI secolo, qualcuno ha bruciato le navi che avrebbero corso il rischio di farci tornare in una “saga trentennale”, oramai più tragica che comica.