Compromesso vicino, forse

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Colloqui Russia Ucraina in Turchia
Colloqui Russia Ucraina in Turchia

Mentre gli scontri proseguono, le parti si vedono per parlarsi. E dai colloqui mediati dalla Turchia emergono elementi di ottimismo.

Lo stralcio e un negoziato a parte per la Crimea e le repubbliche autoproclamate dell’est, Donetsk e Lugansk; l’impegno dell’Ucraina a non entrare nella Nato accompagnato dalla garanzia da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu e di altri paesi (si parla di Turchia, Germania, Israele e Italia) in caso di attacco militare; la neutralità sul modello della Finlandia (che fa parte della Ue ma non della Nato) e il nulla osta della Russia all’ingresso di Kiev nell’Unione europea: sarebbero questi i punti principali raggiunti nei colloqui di ieri 29 marzo tra i mediatori russi e ucraini a Istanbul. Dovevano proseguire anche oggi, 30 marzo, ma sono stati annullati: molti analisti non vedono però questa interruzione come una notizia negativa, anzi. Significherebbe che i progressi raggiunti sarebbero tali da far salire il negoziato di livello, coinvolgendo i ministri degli Esteri russo Sergej Lavrov e ucraino Dmytro Kuleba.

Nel frattempo, però, gli attacchi russi stanno proseguendo, indipendenti ma funzionali al procedere del negoziato. La logica è semplice: più territori avrò conquistato, più carte avrò da giocare al tavolo delle contrattazioni. Negli ultimi giorni la resistenza ucraina ha compiuto progressi in diverse zone, ricacciando indietro gli invasori. Ma si tratta di piccoli passi. Secondo varie fonti di intelligence, la ritirata russa avrebbe lo scopo di riorganizzare le forze e sarebbe tutt’altro che definitiva; inoltre sono stati accertati spostamenti di truppe da altri teatri di guerra nei quali il Cremlino è impegnato, come l’Ossezia, verso il fronte ucraino. Proseguono anche i bombardamenti, soprattutto nel sud, dove secondo molti osservatori l’obiettivo di Mosca sarebbe quello di occupare l’intera fascia costiera che si affaccia sul Mar Nero, fino alla storica città di Odessa.

L’ottimismo per i negoziati dovrebbe essere quindi analizzato alla luce di quello che è il bilancio della guerra, sin qui, per Putin. Il leader russo ha ottenuto quello che voleva? Può vendere questa come la vittoria che si aspettava? Da un ipotetico (e utopistico) scenario iniziale in cui si immaginava un’occupazione lampo con i soldati russi accolti come liberatori e la fuga del presidente Zelensky e del suo governo all’estero, Putin si trova impantanato in una sorta di Vietnam, un conflitto che ha insegnato (o dovrebbe aver insegnato) che neanche l’esercito più potente del mondo può piegare un popolo determinato a lottare per la propria libertà e indipendenza.

Sul fronte delle materie energetiche, come abbiamo raccontato negli articoli precedenti, la Russia è destinata a un vero e proprio isolamento da parte dei suoi principali partner commerciali europei, fattore che sta mettendo in grave crisi la sua economia. È vero che stiamo ancora importando enormi quantità di gas, pagandole profumatamente (in dollari o euro, non in rubli), ma è anche vero che le nazioni dipendenti dalle forniture russe, compresa l’Italia, si stanno muovendo per liberarsi da questo vincolo. Questo cambio richiede tempo e ingenti investimenti (ad esempio il metano che arriverà dagli Usa sarà liquido e dovrà essere riconvertito in forma gassosa tramite rigassificatori, impianti che in molti casi devono essere ampliati o costruiti ex novo); tuttavia, una volta effettuate queste spese, sarà difficile che si torni indietro agli approvvigionamenti russi.

La stretta autoritaria interna si è fatta ancora più forte. Con la nuova legge sull’informazione, sono poche le testate estere rimaste in Russia e dominano le informazioni rilasciate dalle fonti ufficiali. Che mantengono sempre la stessa linea: non è una guerra o un’invasione, ma un’operazione militare speciale per liberare il popolo ucraino da un regime “filo-nazista” che lo opprime. Molte testimonianze di cittadini ucraini con parenti o amici in Russia riportano che i propri racconti sui bombardamenti e sui morti non vengono ritenuti veri: le distruzioni sarebbero opera di software di ritocco delle immagini, mentre i civili uccisi sarebbero causati dal fatto che i “nazisti ucraini” li userebbero come scudi umani. È più conveniente prestare fede alla propaganda del Cremlino, sia per non incappare nella brutale repressione delle forme di dissenso, sia per continuare a credere che i “cattivi” siano gli altri.

La pericolosità del regime si sarebbe concretizzata anche contro i mediatori che subito, nelle prime fasi dell’invasione, hanno provato a percorrere la strada diplomatica. Nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia, svelata dal Wall Street Journal, secondo la quale i negoziatori, compreso l’ex proprietario del Chelsea Football Club Roman Abramovich, sarebbero stati vittime di un tentativo di intossicazione con sostanze chimiche. La lista degli avvelenamenti attribuita a Mosca dunque si allungherebbe, dopo i casi degli ex agenti del KGB Aleksandr Litvinenko (2006) e Sergej Skripal (2018), e del dissidente Aleksej Navalny (2020), per citare i più clamorosi. La propaganda ufficiale ha bollato questa notizia come falsa e infamante; ma sta di fatto che le autorità ucraine hanno raccomandato ai propri mediatori non solo di evitare di assumere cibi e bevande, ma anche di non toccare alcuna superficie quando andranno a parlamentare con gli omologhi russi. Sembra un copione di Hollywood, e invece è un pericolo concreto per chiunque si riveli sgradito al regime di Mosca.