Rubli

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Putin ha ordinato a Gazprom di rivedere i contratti e di accettare come pagamento soltanto la valuta nazionale. Il colosso statale del gas ha una settimana per adeguarsi.

Lo scopo è evidente: sorreggere il cambio sulle piazze internazionali e aiutare la Banca centrale e gli istituti di credito russi, ai quali gli importatori dovranno rivolgersi per acquistare la moneta per pagare il gas. Le reazioni alla decisione del Cremlino non si sono fatte aspettare. A più livelli si è parlato di un vero e proprio ricatto. Mentre i sostenitori di Putin ritengono che questa sia una mossa ‘geniale’ che ha spiazzato l’Occidente, molti analisti sono concordi sul fatto che potrebbe rivelarsi un boomerang.

Innanzitutto, com’è logico, nei contratti di fornitura è presente anche l’indicazione della valuta di pagamento, che non può essere modificata unilateralmente. Se Gazprom dovesse procedere in questo senso, i compratori potrebbero risolvere i contratti addebitando i danni alla controparte. Noi resteremmo senza gas, ma la Russia perderebbe i pagamenti in valuta pregiata (dollari ed euro) che compongono una delle basi principali della sua economia. Nei giorni scorsi la Banca centrale ha onorato gli interessi sul debito pubblico, ma si trattava di cedole di circa 200 milioni di dollari: già a inizio aprile dovrà pagare un corrispettivo di poco meno di 3 miliardi di dollari, a giugno circa 3,5 miliardi, a settembre 4 e a fine anno quasi 5. Senza la vendita del gas e il relativo flusso in entrata di valuta pregiata, la strada per ripagare questa mole di interessi sarà certamente molto complicata.

Ci sono altri tre fattori da tenere in considerazione. Il primo è che il rublo ha già perso molto del suo valore e potrebbe perderne ancora: ai compratori paradossalmente converrebbe acquistare le esportazioni di gas in una moneta così debole. Il secondo è che potrebbe essere difficile ottenere l’accesso ai rubli senza entrare in contrasto con le sanzioni imposte dall’Occidente, le quali hanno vietato o ridotto di molto l’operatività degli istituti russi.

Il terzo elemento è rappresentato dal fatto che Mosca non vende il gas solo ai paesi europei, ma anche a paesi asiatici come Giappone, Corea del Sud e Taiwan, i quali sono stati inclusi nella lista delle nazioni “ostili”. Portare avanti la scelta di farsi pagare solo in rubli potrebbe quindi condurre la Russia a un isolamento ulteriore, trasformandola in un paese ricchissimo di gas e di altre risorse, ma senza nessuno a cui venderle.

Si è parlato inoltre della “soluzione cinese”: ossia tagliare il gas all’Europa e dirottarlo verso il paese del Dragone. Questa soluzione sarebbe difficile, se non impossibile, sotto vari punti di vista. Il primo è di natura tecnica. Mentre è relativamente semplice chiudere i rubinetti dei gasdotti, non lo è altrettanto interrompere l’estrazione: uno stop richiederebbe alcune settimane e la materia estratta nel frattempo andrebbe o immagazzinata o bruciata. Inoltre, una parte del metano sgorga insieme al petrolio e non è possibile bloccare il primo senza bloccare anche il secondo. Ma fermare il petrolio metterebbe a rischio gli impianti a causa delle sue particolari caratteristiche; l’unica soluzione sarebbe continuare ad estrarlo e venderlo ai compratori rimasti, mentre il metano associato andrebbe bruciato e di fatto sprecato.

Inoltre, Europa e Cina sono alimentati da giacimenti diversi e molto lontani tra di loro. Il gas che arriva da noi proviene dagli Urali, mentre quello che arriva a Pechino è estratto nella Jacuzia: condotte distanti 4.000 Km e non collegate tra loro. Anche le quantità sono molto diverse: verso la Cina viaggiano circa 10 miliardi di metri cubi/anno di gas, con un accordo per una seconda tubatura da 30 miliardi che però non sarà pronta prima del 2030; verso l’Europa viaggiano invece 170 miliardi di metri cubi/anno.

In una recente dichiarazione, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha ammesso che le sanzioni occidentali sono state sottovalutate. Così come è stata sottovalutata la resistenza militare dell’Ucraina. Due alti ufficiali dei servizi segreti di Mosca sono stati destituiti e arrestati perché avrebbero fornito informazioni del tutto inesatte rispetto a come sarebbe stato ricevuto l’esercito: molti prigionieri russi hanno ammesso che era stata prospettata loro un’accoglienza ben diversa, da liberatori e non da invasori. Secondo alcune notizie dal fronte, da prendere con cautela come in ogni teatro di guerra, sembrerebbe che le forze ucraine siano passate al contrattacco in varie parti del paese e abbiano cominciato a respingere indietro il nemico.

Nel suo messaggio all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, in occasione del 17esimo Congresso Nazionale, il Presidente della Repubblica Mattarella ha scritto che “l’ingiustificabile aggressione al popolo ucraino di cui si è resa responsabile la Federazione Russa ha fatto ripiombare il continente europeo in un tempo di stragi, di distruzioni di esodi forzati che fermamente intendevamo non avessero più a riprodursi dopo le tragiche vicende della Seconda guerra mondiale. […] Il bersaglio della guerra non è soltanto la pretesa di sottomettere un Paese indipendente quale è l’Ucraina. L’attacco colpisce le fondamenta della democrazia, rigenerata dalla lotta al nazifascismo, dall’affermazione dei valori della Liberazione combattuta dai movimenti europei di Resistenza, rinsaldata dalle Costituzioni che hanno posto la libertà e i diritti inviolabili dell’uomo alle fondamenta della nostra convivenza.”

Al di là delle motivazioni che sono state addotte e sulle quali si è discusso e si discute molto – l’allargamento della Nato a Est, la “denazificazione” del governo e degli apparati di Kiev, il fatto che l’Ucraina non esisterebbe come nazione indipendente ma sarebbe parte integrante della Russia –, una delle ragioni profonde che hanno spinto Putin a intraprendere questa guerra è la paura che la rivoluzione di Maidan, fondata sui valori della libertà e dei diritti dell’uomo, potesse varcare i confini ucraini e raggiungere Mosca, minando fatalmente il potere assoluto che detiene da oltre vent’anni.