La guerra, e non solo

208
Chernobyl
Chernobyl

Più faticosamente del previsto, ma l’esercito russo sta avanzando verso i propri obiettivi e a farne le spese sono soprattutto i civili, colpiti con cinismo per mettere sotto pressione Kiev e l’Occidente.

La guerra. Gli aggiornamenti riportano combattimenti a nord della capitale, nell’est e nel sud del paese. I russi avanzano lentamente, ma stanno stringendo il cerchio. I bombardamenti che in una prima fase sembravano aver risparmiato le aree residenziali, adesso procedono a tappeto. La risoluta resistenza delle forze ucraine sembra aver spinto i comandanti russi ad adottare la tattica già utilizzata in Cecenia e in Siria: spianare al suolo i centri abitati con l’artiglieria e poi far avanzare le truppe.

I corridoi umanitari si sono rivelati trappole mortali. Intere famiglie sono state sterminate mentre cercavano di fuggire. Sono circolate le immagini di una famiglia di Irpin uccisa da un colpo di mortaio. Padre, madre, due figli, il cagnolino. Caduti vicino ai gradini di un monumento con le poche cose che cercavano di portare via con sé. Quest’orrore, insieme a tutti gli innumerevoli altri orrori a cui stiamo assistendo in questa guerra, come tutti gli altri che accadono nelle guerre in corso, mostra quanto poco valgono quei valori che a parole vengono celebrati, e nei fatti calpestati.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha aperto a una trattativa sui territori contesi di Lugansk, di Donetsk e della Crimea, nonché sull’ipotizzato ingresso dell’Ucraina nella Nato, forse un segnale del fatto che, nonostante l’eroica resistenza, la potenza militare di Mosca stia infine avendo la meglio. Oggi si tenterà di nuovo con i corridoi umanitari, nella speranza che non siano interrotti dagli attacchi russi. Intanto, secondo l’Onu, il numero dei profughi ha raggiunto i 2,2 milioni. È come se i comuni di Milano e di Napoli venissero completamente svuotati e i loro abitanti costretti a lasciare le loro case e fuggire.

L’Occidente continua a rifornire di armi e di equipaggiamento l’esercito ucraino, ma non sembrano misure determinanti, bensì solo in grado di rallentare l’offensiva russa. La Polonia si è offerta di mettere a disposizione i propri aerei da combattimento Mig-29, ma non direttamente all’Ucraina, bensì cedendoli agli Usa che poi li avrebbero trasferiti a loro volta al governo di Kiev. Dal Pentagono hanno fatto sapere che si tratta di una strada inattuabile. Anche a livello della Nato, ha ribadito il portavoce John Kirby, la questione è impraticabile: “Volare nello spazio aereo conteso tra Russia e Ucraina solleva una serie di preoccupazioni per l’intera alleanza”.

La centrale nucleare di Zaporizhzhia, al centro di intensi combattimenti nei giorni scorsi, è caduta definitivamente in mano russa. Nel frattempo, l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha detto di aver perso i contatti con i sistemi di monitoraggio dell’ex centrale nucleare di Chernobyl: “I sistemi che monitorano il materiale nucleare negli impianti di scorie radioattive di Chernobyl, presi in consegna dalle forze russe, hanno smesso di trasmettere dati”. Secondo Kiev la centrale sarebbe stata lasciata senza energia elettrica, con la conseguente impossibilità di raffreddare il combustibile nucleare e il pericolo di rilascio di sostanze radioattive.

La pandemia. Esattamente due anni fa, il 9 marzo 2020, l’allora presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte firmava il DPCM che estendeva a tutto il territorio nazionale le misure restrittive previste nei giorni precedenti per le province del nord più pesantemente colpite dai contagi di Covid-19, una malattia della quale si sapeva ancora pochissimo. Iniziava così il lockdown più lungo, prorogato con vari provvedimenti fino al 3 maggio.

In questi due anni, la gran parte delle prime pagine dei giornali e le homepage dei siti di informazione è stata occupata da notizie sul Covid-19; la guerra in Ucraina e la relativa emergenza umanitaria hanno relegato – comprensibilmente – gli aggiornamenti sulla pandemia nelle sezioni minori. Ma il Covid-19, con la sua variante sin qui più contagiosa, l’omicron, non se n’è andato e anzi sembra stia riprendendo forza, probabilmente anche a causa dell’ondata di freddo che sta investendo il paese. Sebbene i ricoveri, le terapie intensive e i decessi stiano scendendo, si registra un aumento dei nuovi casi: ieri, martedì 8 marzo, sono stati 60.000, mentre il martedì della settimana precedente erano 46.000: quasi il 30% in più, dunque. Negli ultimi sette giorni (2-8 marzo), inoltre, il tasso di positività medio è stato dell’11%, in crescita del 12,5% rispetto alla settimana del 23 febbraio – 1 marzo.

Un altro tema oscurato (e aggravato) dalla guerra è quello del cambiamento climatico. Nel suo ultimo rapporto, l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) rivela che negli ultimi dodici mesi le emissioni di anidride carbonica sono salite del 6% e le recenti e gravi tensioni sul mercato energetico fanno prevedere un ulteriore balzo in avanti. L’impennata del costo del gas spinge a utilizzare quella che viene considerata la più sporca e inquinante delle fonti fossili, e che dovrebbe essere immediatamente abbandonata secondo gli scienziati che monitorano i cambiamenti climatici: il carbone. Anche l’Italia, come ha dichiarato Draghi nel suo discorso al Parlamento, dovrà riaprire alcune centrali per raggiungere la quota di produzione di energia necessaria a far funzionare le imprese e garantire la fornitura alle famiglie.

Sull’energia, l’Italia è, come troppo spesso accade, impreparata. Dato che la importiamo quasi tutta dall’estero, e buona parte proprio dalla Russia, è dall’estero che dipendiamo. Il settore delle rinnovabili non è mai veramente decollato, sia per interessi di parte (vedi le grandi aziende energetiche che hanno investito e continuano a investire tantissimo sulle fonti fossili, dalle quali traggono quasi tutto il fatturato), sia per l’infinita burocrazia e i veti incrociati tra ministeri che tengono in stallo progetti di impianti fotovoltaici ed eolici.

A livello europeo si sta studiando un piano per ridurre, nell’arco di un anno, la dipendenza dei paesi membri dalle forniture russe di almeno i 2/3. Al momento, l’Italia sta aumentando le importazioni dal Nord Africa ed è allo studio il raddoppio della portata del gasdotto Tap (da 10 a 20 miliardi di metri cubi annui) che porta il gas dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Grecia e Albania. Una strategia comprensibile dato che Mosca potrebbe interrompere le forniture da un giorno all’altro come reazione alle sanzioni ed è impensabile potersi dotare di soluzioni alternative in un tempo così ristretto. Ma limitarsi a cambiare paese da cui acquistare l’energia dovrebbe essere una soluzione solo temporanea. È auspicabile che l’Italia, sia in considerazione dei fondi del PNRR, sia in considerazione dell’opportunità di non continuare a finanziare chi utilizza i soldi dell’energia per scopi bellici, faccia il massimo sforzo per dotarsi finalmente di impianti rinnovabili in grado di coprire la fetta più ampia possibile del fabbisogno, riducendo l’inquinamento e conquistando una solida indipendenza energetica.

Internet. Una fonte giornalistica indipendente ucraina ha pubblicato alcuni documenti governativi di Mosca che imporrebbero lo spostamento di dati e servizi internet attualmente fuori dai confini russi a server localizzati sul territorio della Federazione. Nonostante la smentita del Cremlino, circola l’ipotesi che il paese voglia disconnettersi dalla rete globale. Dopo le leggi che hanno applicato un durissimo giro di vite sull’informazione (con una pena fino a quindici anni di carcere per chi diffonde notizie ritenute non veritiere sull’invasione dell’Ucraina, provvedimento che ha costretto praticamente tutta la stampa occidentale a interrompere il proprio lavoro), e dopo che sono stati bloccati Facebook e Twitter, questa mossa porterebbe di fatto a un isolamento in stile nordcoreano, consegnando la nazione ancor di più nelle mani di Putin e dei suoi collaboratori. Verremo a sapere ben poco delle proteste che si svolgono quotidianamente in numerose città con centinaia di arresti, così come non sapremo cosa accadrà quando la Russia verosimilmente andrà in default. Tale evento viene giudicato da Fitch “imminente”, anche in considerazione delle nuove sanzioni da parte dell’Ue che hanno spinto il rating della Federazione russa verso un ulteriore declassamento. Bruxelles ha infatti deciso di escludere dal sistema Swift alcune banche bielorusse, nonché di ampliare le restrizioni già imposte al settore marittimo e alle criptovalute, e di aggiungere altri nominativi alla lista degli oligarchi già sanzionati. Una fonte interna alla Russia considerata attendibile ha riferito che “a giugno, il paese non avrà più un’economia”. La guerra voluta da Putin sta distruggendo un paese, l’Ucraina, e nei prossimi mesi potrebbe distruggerne anche un altro, economicamente e finanziariamente: la Russia stessa.