Hegel, dall’io alla coscienza, dal pensiero alla ragione

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La nascita della psicoanalisi può essere rintracciata nella corrente di pensiero che parte da Schopenhauer, attraversa Nietzsche e arriva a Freud. Anche se quest’ultimo è stato sempre poco riconoscente, soprattutto con Nietzsche. Tuttavia, ci pare che il vecchio Hegel avesse capito già molto.

L’io dell’uomo, il «punto» nel quale si condensa il mondo come in un «fuoco» o in un «crogiuolo», il luogo in cui esso viene registrato e trascritto nella forma del pensiero, è in sé una notte o un pozzo notturno: «L’uomo è questa notte, questo vuoto nulla, che contiene tutto nella sua semplicità, una ricchezza di innumerevoli rappresentazioni, di immagini, nessuna delle quali propriamente lo colpisce o che non gli sono presenti. Questa è la notte, l’intimo della natura, che qui esiste – puro Sé. Nelle rappresentazioni fantasmagoriche tutto intorno è notte. Da una parte schizza fuori improvvisamente una testa insanguinata, dall’altra una bianca figura e altrettanto improvvisamente scompaiono. Si vede questa notte quando si guarda nella pupilla di un uomo – in una notte che diventa terrificante».

E ancora: «Concepire questa intelligenza come questo pozzo notturno, in cui è conservato un mondo di molte immagini e rappresentazioni, senza che esse siano nella coscienza, è, da una parte, l’esigenza generica di concepire il concetto in quanto concreto, come ad esempio il pensare il germe in modo che contenga affermativamente, in una possibilità virtuale, tutte le determinazioni, le quali nello svolgimento dell’albero vengono poi ad esistenza».

In questa «notte della conservazione», in cui l’immagine è celata come inconscia nel suo «scrigno», l’uomo è posseduto da terrificanti potenze inconsce che possono essere soggiogate solo dal risveglio offerto dal linguaggio e, al livello più alto, dalla filosofia che, dal punto di vista del singolo, è l’uscita dalla notte, coscienza vigile per eccellenza: «La filosofia non è sonnambulismo, ma piuttosto la più vigile coscienza; e l’opera di quegli eroi [ossia dei filosofi] consiste appunto nell’aver tratto il razionale in sé dalle profondità dello spirito, dov’esso si trova dapprima soltanto come sostanza, come essenza interiore, e nell’averlo recato alla luce, nell’averlo sollevato alla coscienza, al sapere; consiste, insomma in un progressivo risveglio». E a Jena Hegel ammoniva: «Non essere un dormiglione, ma sii sempre sveglio! Perché se sei un dormiglione, sei cieco e muto. Ma se sei sveglio, vedi ogni cosa e dici a ogni cosa ciò che essa è. Ma questo è la ragione ed il dominio del mondo».