La guerra in Ucraina

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Piazza Maidan, Kiev, Ucraina
Piazza Maidan, Kiev, Ucraina

Mentre le truppe di Mosca stanno raggiungendo Kiev, l’Occidente sceglie la strada delle sanzioni economiche, ritenute però insufficienti dal governo ucraino di Zelensky.

Un fischio acuto e prolungato, una colonna di fuoco che si innalza dietro una struttura metallica e solo dopo qualche istante di silenzio irreale la detonazione: un missile ha appena colpito l’aeroporto di Ivano-Frankivs’k, nella zona occidentale dell’Ucraina. Sotto il cielo oscurato dal fumo nero, un gruppo di sfollati non sa in quale direzione muoversi, i volti sono spaventati e increduli: nessuno sa dove sia il pericolo, dove sia la salvezza.

Quella che fino a pochi giorni fa il governo russo bollava come “isteria occidentale”, si è trasformata in realtà. La guerra è cominciata all’alba del 24 febbraio, con bombardamenti mirati che hanno colpito le infrastrutture (specialmente gli aeroporti), le basi militari, i depositi di carburante e di armi. Alla fine della prima giornata di combattimenti, il ministero della Difesa russo ha dichiarato che sono state “neutralizzate” 74 basi militari ucraine, delle quali 11 aeree.

L’attacco di Mosca si sta svolgendo lungo tre direttrici. Da est, dove si trovano i territori filorussi e le due entità che Vladimir Putin ha riconosciuto poco prima dell’invasione, le repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk. Il discorso del leader russo è stato giudicato colmo di distorsioni storiche, culminate nella sostanziale negazione del diritto di esistere dell’Ucraina come Stato. Secondo Putin, l’Ucraina indipendente e separata dalla Russia esiste solo perché è stata creata in modo illegittimo da Lenin dopo la rivoluzione comunista.

La seconda direttrice avanza da sud, dalla Crimea e dal Mar Nero, mentre la terza e più importante scende giù dal nord del paese, attraverso la Bielorussia che Draghi, nel suo discorso al Parlamento di questa mattina 25 febbraio, ha definito “partner a pieno titolo” dei russi. Questo corridoio passa da Chernobyl, la ex centrale dove nel 1986 ha avuto luogo il più catastrofico incidente nucleare della storia (sembra che i combattimenti stiano mettendo a rischio l’integrità dei depositi dove sono immagazzinate le scorie radioattive), e punta direttamente sulla capitale.

L'invasione dell'Ucraina - Fonte: The New York Times
L’invasione dell’Ucraina – Fonte: The New York Times

Secondo molti analisti, l’arrivo delle truppe russe a Kiev potrebbe rivelare il vero obiettivo dell’invasione: il rovesciamento del governo. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, consapevole di essere il “bersaglio numero uno”, ha scelto di rimanere al suo posto, mentre i soldati stanno organizzando la resistenza presso i punti chiave della città, le arterie principali e i ponti. Alla cittadinanza sono state distribuite armi ed è stato diramato l’invito a preparare bottiglie molotov da usare contro gli invasori. Si prepara una battaglia che potrebbe portare, e questa volta non si tratta di un’espressione retorica, a un bagno di sangue.

I giornalisti che sono rimasti in città per documentare l’avanzata russa sono stati invitati ad allontanarsi dalla zona dei palazzi governativi. Proprio mentre scriviamo giunge la notizia di combattimenti nel quartiere degli uffici pubblici. Vedremo presto, probabilmente già nelle prossime ore, se l’ipotesi sostenuta anche dal dipartimento della Difesa americano, secondo cui l’operazione militare russa è stata congegnata con l’intenzione di “decapitare il governo”, si dimostrerà corretta.

Ieri, da ogni località del paese, arrivavano immagini di lunghe file ai supermercati, ai bancomat, alle farmacie e ai distributori di carburante. Le strade in uscita dalle città erano intasate da interminabili colonne di auto. Molti automobilisti, rimasti a secco, hanno abbandonato il veicolo e proseguito a piedi, portando con sé solo qualche borsa, piccoli trolley; tutto il resto è rimasto indietro, in case vuote che forse verranno distrutte. Oggi, le strade appartengono ai carri armati e ai mezzi blindati militari. È previsto un massiccio arrivo di profughi nell’Unione europea, alcune stime parlano di un milione di persone, altre di cinque. La Polonia e la Romania si stanno preparando, allestendo campi vicino ai confini, dove gli sfollati stanno già affluendo a migliaia.

A questo punto appare verosimile che la Russia raggiunga i propri obiettivi nell’arco di pochi giorni. Tra gli anni ’90 e 2000, l’esercito russo era considerato tra i più arretrati e meno efficienti; Putin ha investito molte risorse nello svecchiamento dell’esercito. Armi moderne ed efficaci, una catena di comando strutturata e formata da soldati professionisti, una modalità ibrida di fare la guerra, affiancando all’uso della forza l’implementazione di attacchi informatici mirati (gran parte della rete internet ucraina è stata letteralmente “spenta”) e una potente macchina di propaganda. È con i soldi del gas e del petrolio che Putin ha trasformato l’esercito e sta finanziando l’invasione all’Ucraina, soldi che arrivano da Occidente, da noi. Anche oggi, la Russia incasserà circa 700 milioni di dollari, il corrispettivo delle forniture energetiche che ci permettono di far funzionare le aziende e riscaldare le case.

La Russia sta accompagnando la sua operazione militare con una capillare campagna di disinformazione. Il governo russo sostiene che l’attacco di oggi rappresenti la fine di una presunta guerra in corso in Ucraina contro le persone di etnia russa. Stando a quanto dichiarato da Putin nel discorso con il quale ha annunciato l’invasione, l’obiettivo della missione sarebbe quella di “difendere le persone che sono vittima degli abusi e del genocidio da parte del regime di Kiev”, nonché di “demilitarizzare e denazificare l’Ucraina”. Il Presidente della Federazione Russa ha inoltre lanciato un monito categorico all’Occidente: “Chiunque proverà a interferire con noi, o peggio ancora a creare minacce per il nostro paese o per il nostro popolo, deve sapere che la risposta della Russia sarà immediata e porterà a conseguenze come non le avete mai vissute nella vostra storia”.

Il presidente della Duma, Vyacheslav Volodin, ha inviato un messaggio agli ucraini attraverso Telegram: “Vi consideriamo nostri fratelli. Le azioni del nostro paese hanno il solo obiettivo di proteggere la pace. Vi chiediamo di non partecipare alla mobilizzazione proposta dalle autorità di Kiev. Loro non sono indipendenti: ricevono ordini da Washington e Bruxelles. Le nostre operazioni non rappresentano alcun pericolo per i civili. Siamo un solo popolo.”

Per quanto ferocemente repressa, c’è un’opposizione anche in Russia. Nella serata di ieri si sono svolte manifestazioni di protesta, molto partecipate, in decine di città in tutta la nazione. Le autorità hanno risposto nel modo consueto, soffocando il dissenso con un’ondata di arresti. Le persone fermate sarebbero più di 1.700.

La risposta dell’Occidente è affidata a dichiarazioni di condanna e all’applicazione di sanzioni. Josep Borrell, l’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, ha definito questi provvedimenti “il più duro pacchetto” mai proposto contro un paese. Anche gli Stati Uniti infliggeranno sanzioni contro la Russia. Le limitazioni principali riguardano l’importazione di componenti ad alta tecnologia, il blocco delle attività delle principali banche del paese, sanzioni agli oligarchi e alle loro famiglie, compresi i più stretti consiglieri di Putin. Anche molte personalità della Bielorussia saranno oggetto di restrizioni.

Dalle sanzioni sono stati tenuti fuori i due elementi di maggior peso: l’esclusione della Russia dal circuito SWIFT, il sistema che permette di eseguire transazioni bancarie in ambito internazionale, e le forniture energetiche. I paesi europei che si sono opposti a queste misure, come l’Italia e la Germania, sono quelli che più fanno affidamento sulle materie prime russe. Per ridurre questa dipendenza, Draghi ha illustrato le intenzioni del governo: da una parte l’ennesimo intervento per calmierare i prezzi già ampiamente cresciuti (il 20 febbraio l’elettricità costava 175 €/MWh, il 25 è arrivata a 280 €/MWh), dall’altra un aumento della produzione interna. Questo ampliamento, ha dichiarato, potrebbe passare anche dalla riattivazione delle centrali a carbone.

Le sanzioni avranno effetti solo nel medio-lungo termine e rischiano di essere tardive e poco efficaci. Se l’obiettivo di Putin è quello di rovesciare il governo di Zelenski, è verosimile che ciò accada nei prossimi giorni (l’unico modo per impedirlo sarebbe inviare truppe, ma nessun paese ha espresso tale intenzione). A quel punto Putin potrebbe trovarsi nella posizione di riaprire il tavolo delle trattative da vincitore e imporre le proprie condizioni.