L’ex magistrato Greco sarà consulente per la legalità di Gualtieri

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L'ex PM Francesco Greco
L'ex PM Francesco Greco

L’ex pubblico ministero Francesco Greco: “Collaborerò con il Comune a titolo gratuito.” …con buona pace di Montesquieu e dello “Spirito delle leggi”.

Ci eravamo illusi che l’odierno dibattito sui quesiti referendari sulla giustizia e sui recenti pronunciamenti di ammissibilità della Corte Costituzionale avesse aperto una fase di seria riflessione sugli evidenti squilibri che il sistema dei poteri sta patendo in Italia. Squilibri che, negli ultimi 30 anni di storia del nostro Paese e complice l’uso strumentale della giustizia come arma di demolizione dell’avversario, hanno creato un fenomeno di crescente cannibalismo della democrazia in cui è sempre più difficile distinguere la vittima dal carnefice.

La crescente alterazione di quel sottile equilibrio tra poteri, faticosamente riconquistato e codificato nel secondo dopoguerra, che a partire dalla fine degli anni ’80 aveva persino maturato la necessità di superare le logiche inquisitorie del Codice Rocco, ha orientato e condizionato la conduzione politica del Paese, non solo erodendo ed indebolendo la rappresentanza quale valore in sé, bensì alimentando nell’immaginario collettivo l’idea che chi fa politica o amministra la cosa pubblica non può non farlo che per un interesse personale, che prima o poi va perseguito penalmente. È solo questione di tempo.

Ed è così che l’Italia, culla della civiltà giuridica, si è riscoperta incline e non allergica al giustizialismo, se non addirittura avversa a coltivare e difendere il principio della presunzione di innocenza, accontentandosi del semplice sospetto per fondare giudizi di indegnità e di estromissione dalla vita pubblica di persone sommariamente giudicate nei tribunali mediatici.

Il recente ingaggio da parte del Sindaco della Capitale di un ex Procuratore della Repubblica come consulente della legalità appare come una nota fortemente stonata in un percorso di armonioso recupero della credibilità che la politica sta faticosamente intraprendendo. Una scelta regressiva che alimenta ancora una volta l’idea di una politica incapace a tenere lontana da sé il male, una scelta che accredita e conferma nell’immaginario dei cittadini l’idea di una macchina amministrativa geneticamente orientata a delinquere e destinata ad essere definitivamente commissariata da chi, per eccellenza e vocazione, persegue reati.

Non sentivamo il bisogno, sinceramente, in un momento in cui dovrebbe guidare l’orgoglio di appartenere ad una meravigliosa comunità, in grado di riscattarsi e di riprendersi dopo una fase “bellica” come quella appena trascorsa, di una misura che ancora una volta ci restituisce l’idea di una sorta di Gotham City avvolta dal “crimine capitale” e, in questo momento, il nostro pensiero solidale va a quelle centinaia di funzionari pubblici che vogliamo continuare a vedere non come potenziali malfattori, ma come persone in cui continuerà a prevalere il senso e l’etica della responsabilità.