La grandezza filosofica di Leopardi

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Giacomo Leopardi - Biblioteca
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La lettura che lo storico delle religioni e filologo tedesco Otto fa del pensiero di Leopardi ne conferma la grandezza filosofica. In Schopenhauer Otto nota come si nasconda, a differenza di Leopardi, uno spirito di rancore e di vendetta contro tutto ciò che esiste. In Nietzsche Otto vede, nella opposta esaltazione della volontà di potenza, un tentativo di giustificare il mistero della vita per via estetica. L’ultra nichilismo di Leopardi per Otto è più maturo e radicale ad un tempo e vede più profondamente oltre poiché non c’è né salvezza estetica né giustificazionismo. “Leopardi prospetta la possibilità di superare il nichilismo dall’interno del nichilismo”. Leopardi viene prima ma è già oltre.

E allora cerchiamo nello Zibaldone una conferma di questa lettura. “O l’immaginazione tornerà in vigore, e le illusioni riprenderanno corpo e sostanza in una vita energica e mobile, e la vita tornerà a essere cosa viva e non morta, e la grandezza e la bellezza delle cose torneranno a parere una sostanza… o questo mondo diverrà un serraglio di disperati e forse anche un deserto”. Ecco qui il punto filosofico potente. Il disincantamento portato fino in fondo viene visto da Otto come un passo oltre Nietzsche, cioè è l’unica chance di quella che Leopardi chiama l’ultra filosofia. Né ascesi vendicativa schopenhaueriana né esaltazione maniacale nicciana, ma originalissima visione leopardiana.

Ancora il Nostro: “Bisogna convenire che l’uomo moderno, così tosto com’è pienamente disingannato, non solo può meglio comandare all’Immaginazione che al sentimento… ma è anche meglio atto a immaginare che a sentire”. La sua ultra filosofia, su cui ancora a mio avviso poco si riflette perché vi è questa italiana tendenza letteraria a ridimensionarne il valore, quasi che una grande filosofia leopardiana potesse oscurare la grandezza poetica, cosa impossibile e stupida (pensiero non all’altezza del genio), è quella che ci riavvicina alla natura, al suo mistero, “conoscendo l’intiero intimo delle cose”. Come dice Cacciari, il pensiero di Leopardi ha il rigore, dietro l’apparente frammentarietà, del pensiero di Aristotele. I molti filosofi Natoli, Severino, Cacciari, Giorello che amano Leopardi non vogliono strappare ai letterati la verità vera di Leopardi, soltanto aggiungere ulteriore luce alla sua già straordinarietà poetica e letteraria.