Hegel, la talpa e la civetta

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Civetta
Civetta

Civetta e talpa in Hegel sono immagini complementari, opposte e speculari tra acutezza visiva e cecità, tra stare a guardare e fare istintivo. L’intervento della filosofia nel lavoro della talpa ha il compito di mitigare i conflitti prodotti dalle necessità incoscienti (al pari dell’intervento dello Stato nella sfera economica delle società civili). La civetta accelera il lavoro della talpa o per citare Marx abbrevia le doglie del parto del nuovo mondo: la ragione si realizza necessariamente, ma la filosofia ne accelera il cammino.

La conoscenza aiuta perciò a prendere possesso del mondo. “Colui che non sa, non è libero perché di contro lui sta un mondo estraneo, un al di là ed al di fuori da cui dipende, senza che egli abbia fatto per sé questo mondo. L’impulso del sapere, la spinta della conoscenza, dai gradini più bassi fino al gradino supremo della visione filosofica, nasce solo dallo sforzo di superare quel rapporto di non libertà e di appropriarsi del mondo nella rappresentazione e nel pensiero.” 

La filosofia in quanto nemica di ogni abitudine strappa continuamente le nostre rappresentazioni e il nostro pensare istintivo, li rivoluziona, ma contemporaneamente ne costruisce altre più solide. “È lo spirito nascosto, che batte alle porte del presente, che è tuttora sotterraneo, che non è ancora progredito ad esistenza attuale ma che vuole prorompervi. Lo stato del mondo non è ancora conosciuto; il fine è produrlo.”