La partita del Quirinale e il paese

265
Elezione presidente della Repubblica
Elezione presidente della Repubblica

Mentre qualche parlamentare crede che sia divertente ridurre l’elezione del presidente della Repubblica a una barzelletta, la situazione italiana è tutt’altro che rosea.

A dicembre, l’indice nazionale dei prezzi ha segnato un +3,9% rispetto a dodici mesi prima, raggiungendo il massimo dall’agosto del 2008, un incremento dovuto soprattutto all’aumento del costo dell’energia e dei trasposti. Bankitalia prevede per il 2022 un’inflazione al 3,5%, sempre a causa del rincaro dei beni energetici, e una media del 1,6% nel biennio 2023-2024. Subisce una battuta d’arresto anche la ripresa economica: il Pil crescerà del 3,8%, un dato inferiore alle previsioni.

Sia l’industria che i servizi procedono a singhiozzo non solo per i prezzi dell’elettricità, ma anche a causa dell’ondata di Omicron, variante estremamente più contagiosa, e del collo di bottiglia che si è creato nella fornitura di materie prime e prodotti altamente tecnologici come i semiconduttori e i microchip. Alcune aziende adottano un sistema di stop programmati o lavorano di notte per contenere le spese, mentre sul fronte delle famiglie, l’Arera, l’authority dell’energia, ha calcolato che tra aprile 2021 e marzo 2022 l’esborso medio sarà superiore di 1.000 euro rispetto ai dodici mesi precedenti.

Questa impennata andrà di fatto a cancellare gli aumenti dovuti ad alcuni rinnovi contrattuali (metalmeccanici e lavoratori della logistica) e ai piccoli benefici portati dalla riforma dell’Irpef (che si fermeranno in media a 162 euro per gli operai e a 266 per gli impiegati). Il decreto della settimana scorsa, che prevede un intervento sugli oneri di sistema e un modesto credito d’imposta, è insufficiente a tamponare la situazione. È stata avanzata la proposta di finanziare un nuovo provvedimento con uno scostamento di bilancio, ma l’elezione del nuovo presidente della Repubblica con tutte le incognite connesse (prima tra tutte il rischio di elezioni anticipate) rende impossibile l’adozione di una misura così impegnativa.

Il Paese non può permettersi alcuna situazione di incertezza. Ad esempio, se da una parte il settore delle costruzioni sta vivendo un andamento fortemente espansivo grazie al Superbonus, dall’altro i costi dei materiali sono altissimi e ciò potrebbe portare al blocco dei cantieri non solo nel privato, ma anche nella realizzazione dei progetti del Pnrr. L’attuazione delle riforme e degli investimenti del Piano è condizione necessaria per ricevere le tranche dei 209 miliardi di euro, e il tempo non è moltissimo. Infatti, da qui a giugno, è previsto che l’Italia raggiunga ben 45 traguardi.

Un ulteriore elemento da tenere presente sono le tensioni sui mercati finanziari per quanto riguarda i titoli italiani. Da una parte la BCE ha rallentato gli acquisti, dall’altra gli investitori sono preoccupati per la stabilità del paese: e dunque, terminato ormai “l’effetto Draghi”, i tassi di interesse hanno ricominciato a salire. Senza dimenticare lo scenario internazionale con i pesantissimi attriti tra Russia e Ucraina che, se dovessero sfociare in un conflitto militare, rappresenterebbero senza dubbio una catastrofe sia sul piano umanitario che economico.

Non siamo sull’orlo del baratro, ma non siamo neanche troppo lontani. In una situazione così delicata, è francamente avvilente assistere ai giochetti di chi si è divertito a scrivere nomi improbabili nella prima votazione per il nuovo presidente della Repubblica. I parlamentari sono i rappresentanti del popolo italiano e ciò che sono chiamati a fare in questi giorni incarna il momento più alto della vita delle istituzioni, l’elezione del Capo dello Stato, colui o colei che sarà chiamato o chiamata a rappresentare l’intera Nazione. Quindi no, votare un qualche personaggio dello spettacolo o dello sport non fa ridere e nemmeno sorridere.