Il male umano

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La morte di Socrate - J-L. David - Dettaglio
La morte di Socrate - J-L. David - Dettaglio

A lungo il pensiero filosofico si è interrogato sulla natura dell’essere umano e sul concetto di male. Provando a dare una (duplice) soluzione: Paideia e Nomos.

Partendo dalla distinzione tra quello naturale e quello morale, il professor Luciano Floridi, docente all’Università di Oxford, sviluppa in un articolo pubblicato il 17 dicembre 2021 sul Corriere della Sera un’interessante analisi del male e del ruolo dell’essere umano.

Un terremoto è certamente un male naturale, imprevedibile e impossibile da evitare. Tuttavia, mentre in passato un evento catastrofico del genere poteva essere solo subito, oggi, con lo sviluppo delle tecniche di costruzione, le cose sono cambiate molto. Non possiamo impedire alla crosta terrestre di muoversi, però possiamo mitigare le conseguenze di questo fenomeno adottando metodi e materiali antisismici. Laddove non lo facciamo, un male naturale (il terremoto), si trasforma in qualche modo in un male morale, cioè dipendente da noi e dalle nostre scelte. Lo stesso vale per la pandemia. Non possiamo far scomparire magicamente il virus, ma siamo in grado di limitarne gli effetti grazie agli strumenti di cui disponiamo, che possono essere scientifici (i vaccini, le terapie mediche, etc.) oppure comportamentali (applicando il distanziamento, restando in quarantena se positivi, etc.). Se non li utilizziamo, le conseguenze sono da imputare a noi stessi.

Da due secoli a questa parte, grazie al progresso industriale e scientifico, l’area del male naturale si è progressivamente ristretta, mentre si è ampliata quella del male morale. Come per i supereroi, più crescono i nostri poteri (tecnici e scientifici), più cresce la nostra responsabilità. Ma non sempre facciamo la scelta giusta, non sempre le nostre decisioni sono orientate a ridurre il male. La filosofia si è interrogata a lungo sulla questione, anche quando la Natura era una forza di fronte alla quale l’uomo era sostanzialmente impotente.

Secondo Socrate, l’uomo fa del male non perché è cattivo, quanto perché non sempre capisce cos’è il bene, sia per sé che per gli altri. Il filosofo ateniese aveva una concezione in fondo positiva dell’essere umano, e gli errori (e orrori) di tutti i tipi erano essenzialmente ascrivibili all’ignoranza. Un’altra corrente, riconducibile a Hobbes ma anche a Kant, riteneva che nell’uomo fosse radicata una buona dose di egoismo, e che il male fosse originato dall’accanimento col quale perseguiamo i nostri interessi personali, anche a scapito del bene degli altri e della società. Questa forma di male è prepotentemente amplificata dal fatto che poniamo la nostra arma migliore, l’ingegno, al servizio del nostro egoismo.

Insomma, o siamo fondamentalmente buoni ma ignoranti, oppure dotati di grandi capacità ma terribilmente egoisti. C’è una soluzione o siamo condannati a oscillare tra queste due tendenze? Anche sotto questo aspetto ci vengono in aiuto le analisi svolte nel corso dei secoli dai pensatori. L’ignoranza si sconfigge ovviamente con l’istruzione e la formazione, soprattutto facendo capire meglio in cosa consista il bene sia per noi come individui, sia per noi come società. Stiamo parlando quindi della Paideia, termine che non indica solo un metodo educativo, ma anche un processo di sviluppo etico e spirituale che dura tutta la vita.

Se invece il male proviene dal nostro egoismo, ed è un male razionale, esso può essere combattuto con incentivi e disincentivi di tipo normativo, cioè con un insieme di regole che indirizzino il nostro agire in una direzione di correttezza e legalità. Si tratta del Nomos, lo spirito delle leggi, ciò di cui la società ha bisogno per non cadere in preda al caos scatenato dagli interessi individuali ed egoistici.

Dato che le cose non sono mai nette, ma sempre un po’ mescolate, per aspirare ad avere una società migliore sarebbe opportuno investire su entrambi questi aspetti, istruzione e regole, Paideia e Nomos. Sono buoni propositi, qualcuno direbbe idee campate in aria, lontane mille chilometri dalla realtà. Ma se venissero applicate, ci troveremmo a dover fare i conti con un numero infinitamente minore di disastri prodotti dal male morale, il male umano, che altro non è se non un micidiale connubio tra avidità e ignoranza.