Operazione Scoiattolo

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Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

Sembra il titolo di un film di spionaggio, e invece è il nome, nato non si sa bene come, dell’iniziativa volta a racimolare i voti mancanti per eleggere Silvio Berlusconi a Presidente della Repubblica.

“Lo eleggiamo così”. A una settimana dall’inizio delle votazioni, agita le acque la lettera di Denis Verdini a Fedele Confalonieri e Marcello Dell’Utri, riportata dal quotidiano Il Tirreno. Verdini, che sta scontando una condanna definitiva a 6 anni e mezzo per la bancarotta del Credito fiorentino e padre della compagna di Matteo Salvini, è prodigo di indicazioni, suggerimenti e strategie per portare Silvio Berlusconi al Quirinale. Al “genero” Salvini andrebbe riconosciuta l’agibilità politica del risultato e una parte centrale: “non si può pretendere che rinunci al tentativo di esercitare un ruolo da kingmaker”, anche perché una sconfitta sulla partita del Quirinale “pregiudicherebbe la sua carriera politica”. In effetti, nelle ultime ore, Salvini ha imposto una sorta di ultimatum all’ex Cavaliere: o entro domenica conferma con chiarezza di avere i numeri sufficienti (in pratica i 505 voti necessari dalla quarta votazione in poi), oppure lunedì la Lega farà una proposta “che potrà essere convincente per tanti se non per tutti”.

La voce di Silvio. Acquartierato nella sua nuova residenza romana, Villa Grande, in passato di proprietà di Franco Zeffirelli, Berlusconi sta intensificando le manovre per raccogliere consensi. Sembrerebbe che stia contattando personalmente (“Deve essere Berlusconi a chiamare le singole persone, certo non un uomo del suo staff. Non esiste – ha dichiarato Vittorio Sgarbi, che lo aiuta nella ricerca – una via alternativa a quella diretta della voce di Silvio”) molti parlamentari, in particolare gli appartenenti al Gruppo Misto.

L’obiettivo sarebbe quello di convincere i fuoriusciti dal M5S, molti dei quali hanno poche o nessuna possibilità di essere rieletti. Il loro timore è quello di non raggiungere nemmeno la fine dell’attuale legislatura: col nuovo Presidente della Repubblica, potrebbero arrivare anche le elezioni anticipate un anno e mezzo prima del termine naturale. A ciò si aggiunge il taglio del numero di deputati e senatori (cavallo di battaglia del Movimento stesso) che praticamente rende certa la non rielezione di molti di questi parlamentari.

Oltre ai membri del Gruppo Misto, pare che l’ex Cavaliere abbia contattato anche alcuni appartenenti al Partito Democratico, come dichiarato dal segretario Enrico Letta. La Repubblica riporta inoltre che sarebbero stati avvicinati pure tre parlamentari di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi. Insomma, vale la pena provarci un po’ con tutti.

Le schede. Per fare la conta dei voti, Berlusconi starebbe pensando di indicare, a ciascuna parte sostenitrice, un modo specifico di come scrivere il suo nome. I parlamentari di Forza Italia dovrebbero riportare sulla scheda semplicemente “Berlusconi”, quelli della Lega “Silvio Berlusconi”, Fratelli d’Italia invertire nome e cognome, i gruppi più piccoli aggiungere un titolo come “senatore”, “onorevole, “cavaliere”. Così saprebbe quanti voti arrivano e da chi. Questa strategia potrebbe essere mandata in fumo dal presidente della Camera, Roberto Fico, che ha la facoltà di decidere come verranno annunciati i nomi scritti sulle schede. Nel 2013 e nel 2015, l’allora presidente Laura Boldrini decise di far leggere tutto ciò che era scritto sulla scheda, e se questo metodo venisse confermato, Berlusconi potrebbe effettivamente avere un’idea abbastanza chiara di chi lo ha votato e di chi invece lo ha tradito nel segreto dell’urna.

Sembra un’OPA ostile lanciata per “scalare” una società, tra contatti con parlamentari (quasi) certi di non essere rieletti, strategie per ottenere il sostegno di Salvini e Meloni, alleati almeno sulla carta, senza indispettirli troppo, tecniche varie di compilazione delle schede, conteggi in continuo aggiornamento dei voti mancanti per arrivare alla fatidica soglia del 50%+1, e invece è uno dei passaggi più importanti e delicati – se non il più importante e delicato – dal punto di vista istituzionale: l’elezione di colui o colei che per i prossimi sette anni sarà il Capo dello Stato italiano e il rappresentante dell’unità nazionale. Una personalità che dovrebbe essere di garanzia, super partes, e non divisiva.

E Silvio Berlusconi è stato ed è proprio questo, divisivo. Sia a livello nazionale che europeo. Siamo a un bivio: precipitare di nuovo in quella narrazione berlusconiana che ha profondamente influenzato la scena politica italiana per vent’anni (c’è stato un tempo in cui non si parlava d’altro che di scontri con la magistratura, di legge ad personam, di vicende di carattere privato difficilmente commentabili), oppure liberarsene una volta per tutte, eleggendo una figura di alto profilo che contribuisca a guidare il paese fuori dall’emergenza sanitaria e a ricostruire un sistema politico più equilibrato.