Nel 2021 ci siamo curati di meno

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Nel 2021 ci siamo curati di meno
Nel 2021 ci siamo curati di meno

La metà delle famiglie italiane, nel corso dell’anno appena concluso, è stata costretta a rinunciare a una o più prestazioni sanitarie.

È quanto riporta l’indagine di Cerved sul bilancio di welfare delle famiglie nel nostro paese. Oltre alle prestazioni sanitarie (50,2% delle famiglie), ci sono state rinunce nell’assistenza agli anziani (56,8%), nell’assistenza ai bambini (58,4%) e nell’istruzione (33%).

A pesare su queste scelte sono principalmente tre elementi. Innanzitutto la pandemia di Covid-19, che ha causato una forte contrazione nella disponibilità dei servizi sanitari (per il personale che è stato spostato alla gestione dei pazienti contagiati, per le norme di distanziamento e anti-assembramento che limitano gli accessi, etc.) e quindi il rinvio di molte prestazioni; gli utenti stessi hanno preferito differire in parecchi casi le cure per il timore del contagio. Il secondo elemento è di natura prettamente economica: molte famiglie hanno difficoltà nel sostenere il costo delle prestazioni nel momento in cui, trovando poca o nessuna disponibilità nel pubblico, si rivolgono al privato. Il terzo elemento riguarda proprio l’inadeguatezza dell’offerta a fronte delle esigenze di una società che sta cambiando, e in particolare che sta invecchiando. Sotto questo aspetto, la ricerca ha rilevato che più del 60% delle famiglie non ha usufruito dell’assistenza agli anziani per indisponibilità del servizio o per la qualità non giudicata sufficiente.

I dati relativi alla natalità hanno rilevato un decremento sia nel corso del 2020 con 15mila nati in meno rispetto al 2019, sia tra gennaio e settembre del 2021, con un’ulteriore riduzione pari a 12mila nati in meno; mentre per quanto riguarda gli anziani, 4 milioni vivono da soli (circa il 30%), mentre i nuclei con all’interno persone in età avanzata o che necessitano di assistenza particolare sono 6,5 milioni. In oltre due terzi dei casi (il 67,3%), tale assistenza è prestata esclusivamente dai familiari.

La rilevazione, condotta dalla primavera del 2020 all’autunno del 2021, mostra l’influenza profonda che ha avuto l’emergenza sanitaria ed evidenzia come la rete primaria di protezione sociale e di solidarietà tra le generazioni, dell’accudimento dei figli e del supporto all’educazione e alla ricerca del lavoro continui a essere la famiglia. Ma è un modello assistenziale che mostra sempre maggiori difficoltà, principalmente a causa di due tendenze: la progressiva frammentazione dei nuclei familiari e, come abbiamo già accennato, il sempre più accentuato invecchiamento della popolazione.

Questi cambiamenti generano nuovi bisogni, ai quali non corrisponde, al momento, un’offerta adeguata. E gran parte della gestione delle situazioni assistenziali ricade appunto sulla famiglia. È quindi urgente, sotto questo punto di vista, un ammodernamento del sistema sanitario-assistenziale e soprattutto che le misure economiche a sostegno delle famiglie vengano incrementate e rese strutturali. La sesta missione del PNRR riguarda proprio il settore della salute, con investimenti pari a circa 31 miliardi di euro.

Il piano prevede, tra le altre cose, “il potenziamento e la creazione di strutture e presidi territoriali, il rafforzamento dell’assistenza domiciliare”, in particolare per raggiungere quel 10% della popolazione che ha compiuto i 65 anni e o che soffre di patologie croniche o non è autosufficiente. Gli obiettivi espliciti sono quelli di assicurare una “garanzia piena, equa e uniforme del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale” e un “accesso equo e capillare alle cure e promuovere l’utilizzo di tecnologie innovative nella medicina.”

I fondi del PNRR vanno ad aggiungersi alla spesa prevista nella finanziaria. Tuttavia, dopo due anni di rialzi dovuti alla necessità di fronteggiare la pandemia, da quest’anno il governo ha deciso di intraprendere una strada diversa, come illustrato in questo articolo di Investireoggi. Prendendo in considerazione il rapporto spesa sanitaria/PIL, nel 2019 tale indice era al 6,4%; per mantenere lo stesso rapporto nei prossimi 3 anni, nei quali si stima un robusto incremento del PIL dovuto alla ripresa post-Covid (varianti permettendo), il governo avrebbe dovuto stanziare 130 miliardi, mentre ne sono stati programmati 5 in meno. Si tratta comunque di previsioni di spesa che potrebbero essere confermate o riviste (principalmente in base all’andamento della pandemia).

Come mostrano i dati dell’Oms tratti da MyDataJungle, dal 2009 al 2018 l’Italia, considerando sempre il rapporto spesa sanitaria/PIL, ha assegnato minori risorse rispetto ad altri paesi come Germania, Francia, UK e Spagna. Ben vengano allora i fondi del Recovery Plan, ma resta fondamentale un incremento strutturale degli stanziamenti alla sanità. E di fronte a prospettive molto positive di incremento del PIL, non è ben chiaro perché il governo non abbia optato per un aumento corrispondente delle risorse dedicate al bene più prezioso.

Andamento spesa sanitaria/PIL
Andamento spesa sanitaria/PIL