Omicron manda in tilt il Governo Draghi

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Ritorno a scuola
Ritorno a scuola

L’ondata di Omicron e i soliti nodi irrisolti, a partire dalla scuola e dalla sanità.

“[…] La delusione di una semplice cittadina verso la politica nazionale e l’amara sensazione che ormai la stessa si sia staccata dalla realtà del proprio paese.” Si conclude così la lettera di una lettrice a Il Fatto Quotidiano sulla questione della riapertura delle scuole di oggi 10 gennaio. Una riapertura per la quale, nel bel mezzo dell’ondata dell’ultima variante, l’Omicron, non sembrano essere state prese le necessarie misure di sicurezza. Basta guardare poco fuori l’Italia per rendersi conto che ci troviamo potenzialmente sull’orlo di un baratro: in Francia, dopo solo quattro giorni dal ritorno in aula, sono state chiuse oltre 9.000 classi con 47.000 alunni e 5.600 membri del personale scolastico contagiati.

Il decreto del governo ha previsto tutta una serie di casi che probabilmente non fanno che aumentare la confusione: alle elementari, con un solo contagio, la didattica rimane in presenza con testing di verifica, ma con due contagi va tutta in Didattica a distanza; alle medie e alle superiori la DAD scatta al terzo contagio, mentre con due contagi resterebbero in classe solo i vaccinati (con testing) e i non vaccinati seguirebbero le lezioni da casa. Fino a un contagio è prevista l’autosorveglianza e l’utilizzo delle mascherine FFP2 per tutti.

Tutto chiaro? Ma i problemi non finiscono qui, a partire dalle mascherine. Infatti, sembra che alle scuole stiano arrivando ancora quelle chirurgiche, che offrono una protezione minore, e che gli alunni e il personale debbano quindi acquistare le FFP2 di tasca propria (e l’accordo per limitarne il costo a 75 centesimi non pare stia funzionando). Per quanto riguarda il testing, vi sono molti dubbi sul fatto che le Asl siano in grado di effettuare il numero di tamponi necessario e soprattutto far conoscere il risultato in tempi brevi e utili. Il governatore del Veneto Luca Zaia è stato esplicito: “L’apertura delle scuole? L’unica vera novità è il caos perché attualmente il decreto impone delle fasi di testing insostenibili. Diciamolo da subito ai genitori che non siamo in grado di testare e tracciare tutto quello che è necessario”. Le stesse difficoltà vengono riscontrate anche nelle altre regioni.

Nel frattempo, troppo poco è stato fatto per il trasporto pubblico. Conviviamo con il virus ormai da quasi due anni e il tanto atteso potenziamento della rete ancora non si è visto. Anzi, la situazione è aggravata dai numerosi casi di Omicron tra il personale: ad esempio, nella sola giornata di oggi, Trenitalia è stata costretta a cancellare 180 corse regionali e a riorganizzare il servizio previsto. Va da sé che meno treni equivalgono a passeggeri più stipati e verosimilmente a un’ulteriore impennata dei contagi.

Il sistema ospedaliero sta reggendo ma si aprono le prime falle, come a Palermo, dove sono tornate le file delle ambulanze fuori dai Pronto Soccorso. Anche in questo caso, la crescita vertiginosa dei contagi, sia tra la popolazione che tra il personale sanitario, ha messo a nudo le fragilità di una struttura che è stata solo rattoppata e non veramente rinforzata. E mentre i reparti ordinari vengono riconvertiti a reparti Covid, a farne le spese non soprattutto i pazienti non-Covid: i ricoveri programmati saltano e le persone sono costrette ad attendere per potersi curare.

Con l’ultimo Dpcm il governo ha istituito inoltre l’obbligo vaccinale per gli over 50 ancora non immunizzati, che hanno tempo fino al 31 gennaio per effettuare la prima dose. Da febbraio, l’Agenzia delle Entrate, incrociando i dati della popolazione residente con quelli delle anagrafi vaccinali, potrà comminare una sanzione di 100 euro a chi non si metterà in regola. La cifra sale per i lavoratori ultra cinquantenni che dal 15 febbraio si presenteranno al lavoro senza green pass rafforzato: da 600 a 1.500 euro di multa per il lavoratore e da 400 a 1.000 euro per il datore che omette i controlli.

Inoltre, da oggi 10 gennaio, sono effettive altre limitazioni per chi non possiede il green pass rafforzato: non si può entrare in palestra, in piscina, al cinema, a teatro e nemmeno nei bar e nei ristoranti al chiuso, anche solo per consumare al bancone. È invece possibile l’accesso con il certificato base (quello che si ottiene con un tampone negativo) ai servizi alla persona (parrucchiere, barbiere, centri estetici), ai negozi, alle banche e agli uffici pubblici. Inizialmente, anche questi servizi dovevano richiedere il green pass rafforzato, ma il governo è stato costretto a fare retromarcia per evitare una spaccatura. A opporsi a misure più stringenti di quelle prese, e in particolare relativamente all’obbligo vaccinale, sarebbe stata la Lega.

Massimo Garavaglia, ministro del Turismo, si sarebbe infatti espresso contro “misure senza fondamento scientifico visto che la maggioranza assoluta dei ricoverati Covid ha ben più di 60 anni.” Il dato in sé è corretto, ma è necessario ricordare che il vaccino, riducendo la probabilità di contrarre e dunque di trasmettere il virus, non protegge solo chi lo fa, ma anche le persone con cui il vaccinato entra in contatto: in generale i cinquantenni sono a minor rischio ospedalizzazione rispetto a persone più anziane per ragioni di età, ma restano, così come tutte le altre fasce d’età, un possibile veicolo di contagio.

Al termine del Consiglio dei ministri, Draghi non ha tenuto alcuna conferenza, affidando la comunicazione a uno scarno comunicato stampa, un ulteriore indizio delle difficoltà interne al governo. È previsto un incontro con i giornalisti oggi in serata; vedremo se Draghi chiarirà le posizioni e le scelte dell’esecutivo. La sensazione è quella descritta dalle parole della lettrice che abbiamo riportato in apertura. Il distacco sempre più evidente e incolmabile della politica dai cittadini, l’impressione di una navigazione a vista con improvvisi e a volte incomprensibili cambi di rotta, dovuti alla fragilità e alle contraddizioni della coalizione che sostiene il governo. Al momento l’attenzione dei partiti sembra completamente rivolta all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, e poco importa se arriveremo al 24 gennaio ancora più stremati, con migliaia di studenti in DAD, gli ospedali al collasso per i ricoveri e per la mancanza di personale, e spaccature sociali sempre più profonde.