Irpef, occasione mancata

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Mario Draghi
Mario Draghi

La contribuzione fiscale poteva essere riequilibrata a favore delle fasce che guadagnano meno, e invece la riforma andrà a beneficio soprattutto dei redditi medio-alti, in particolare di chi percepisce tra i 42 e i 54mila euro l’anno.

Durante la conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha affermato che i maggiori beneficiari del riordino delle aliquote, appena approvato in via definitiva insieme alla legge di bilancio, saranno i lavoratori con 15mila euro di reddito. Ma i dati suggeriscono una diversa prospettiva.

Lasciando da parte interventi transitori come la decontribuzione per i redditi sotto i 35mila euro valevole solo per il 2022 e altri che non si applicano a tutti quali l’assegno unico per i figli, e prendendo invece in considerazione solamente la riforma Irpef vera e propria, le previsioni sono concordi nel mostrare come il risparmio massimo si ha in corrispondenza della fascia 42-54mila euro di imponibile (incidenza del beneficio pari al 2%), mentre in corrispondenza della fascia 12-18mila euro il risparmio si ferma all’1,5%. In valori assoluti, la nuova Irpef vale 336 euro l’anno in più in busta paga a chi guadagna 15mila euro, invece chi raggiunge i 60mila euro riceve quasi il doppio, 570 euro.

L’Upb, l’Ufficio parlamentare di Bilancio, riporta che “Concentrando l’attenzione sui lavoratori dipendenti, emerge una riduzione media di imposta più elevata per i dirigenti (circa 368 euro), seguita da quella degli impiegati (266 euro) e infine degli operai (162 euro).” E inoltre: “Il 50 per cento dei nuclei in condizione economica meno favorevole beneficia di circa il 25 per cento delle risorse complessive, mentre il 10 per cento più ricco beneficia di più di un quinto.”

E ancora: “Di fatto, il 20 per cento delle famiglie in condizione economica meno favorevole, che sono già sostanzialmente escluse dall’ambito di applicazione dell’Irpef a causa dell’elevato livello dei redditi minimi imponibili, non sono coinvolte dalla revisione dell’Irpef. Ciò implica che se le future politiche sociali vorranno ulteriormente sostenere i redditi delle famiglie più povere dovranno affidarsi a strumenti diversi dall’Irpef, quali trasferimenti monetari diretti o meccanismi di imposta negativa.”

Qui sotto è possibile scaricare il documento completo dell’Upb.

Non sarà quindi tre volte Natale, come cantava Lucio Dalla nella sua bellissima ‘L’anno che verrà’, anche se questa era l’impressione che si aveva al momento dell’insediamento dell’attuale governo. Sempre nella conferenza stampa di fine anno, Draghi ha dichiarato che l’Italia ha raggiunto i 51 obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza concordati con la Commissione Europea in scadenza il 31 dicembre, anche se il 28% degli italiani non sa cosa sia il Pnrr neanche per sentito dire e solo un cittadino su dieci (tra coloro che sanno cos’è) ritiene che il piano sia stato spiegato in modo efficace.

Chiudiamo con gli ultimi dati sul Covid-19, diffusi il 21 dicembre dall’Istituto Superiore di Sanità.

Dati Covid-19 21.12.2021 (ISS)
Dati Covid-19 21.12.2021 (ISS)

In una situazione in continua evoluzione (e purtroppo sempre più grave), capire quale strada scegliere non è assolutamente facile; ma su questo tema, che riguarda letteralmente la vita e la morte dei cittadini, ci si aspetterebbe un atteggiamento maggiormente deciso. Tra le forze che sostengono il governo sembra prevalere il timore di scelte impopolari da scontare alle elezioni, e nel governo stesso sembra prevalere una linea attendista, di compromesso.

Vedremo cosa porterà l’anno che verrà, se un nuovo miracolo economico o una nuova variante, se i no-vax si convertiranno alla razionalità scegliendo di dare fiducia alla scienza oppure se finiremo tutti col credere che la Terra è piatta (come per il 5,8% degli italiani, rapporto Censis). In ogni caso, buon anno.