Cento opere e la loro casa

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Madonna con il Bambino in gloria, Simone Cantarini
Madonna con il Bambino in gloria, Simone Cantarini

L’operazione, annunciata dal Ministero della Cultura l’11 dicembre scorso, è certamente da lodare. Far uscire dai depositi delle grandi gallerie una serie di capolavori – cento, per iniziare – da distribuire in musei e territori periferici per incoraggiare l’afflusso di visitatori verso mete meno battute è un’iniziativa attesa da sempre. Solo il 10% del patrimonio artistico italiano è infatti esposto nei percorsi museali. Dichiarata impossibile la valorizzazione completa di un patrimonio che supera i 4,5 milioni di oggetti d’arte, si è proceduto intanto a una scrupolosa catalogazione di oltre tremila opere che, nei prossimi anni, verranno restaurate, sottratte ai depositi e proposte allo sguardo del pubblico.

Le nuove collocazioni espositive, in cui reperti, dipinti e sculture resteranno visibili per almeno dieci anni, sono state pensate per consentire alle opere un “ritorno a casa” che le ricongiunga al loro contesto d’origine. Il museo delle navi romane di Nemi si arricchirà così, ad esempio, di una testa di leone in bronzo che ornava le imbarcazioni di Caligola, conservata fino a ora nei depositi del Museo Nazionale Romano.
Riannodando i fili della sua vocazione originaria, la tv pubblica seguirà da vicino il percorso dei primi cento capolavori, realizzando un documentario e tredici brevi dossier che racconteranno momenti, luoghi e protagonisti dell’operazione.

Tra le prime opere a tornare visibili al pubblico, due paesaggi di Salvator Rosa, poeta e pittore napoletano del Seicento, che entreranno a far parte del Museo Nazionale di Matera, abbandonando i depositi di Palazzo Barberini.
Ben quattro dipinti di primo livello (magnifiche pale di Federico Barocci, Simone Cantarini e del Pomarancio) si sposteranno da Brera alla Galleria Nazionale delle Marche a Urbino – per la verità non proprio un museo decentrato o di seconda fila, coincidente com’è con il palazzo che vide fiorire la cultura geometrico-matematica di Piero della Francesca sotto Federico da
Montefeltro e, successivamente, i dialoghi che strutturano il Cortegiano di Baldassarre Castiglione.

Simone Cantarini detto Il Pesarese (Pesaro 1612 - Verona 1648), Madonna con il Bambino in gloria e i santi Barbara e Terenzio, 1630-1633.
Simone Cantarini detto Il Pesarese (Pesaro 1612 – Verona 1648), Madonna con il Bambino in gloria e i santi Barbara e Terenzio, 1630-1633.

Proprio questo è, forse, il punto.
Il progetto critico che ispira le restituzioni delle opere ai loro contesti è chiarissimo, e lascia emergere una geografia dell’arte in Italia policentrica e frammentata, che non coincide con la polarizzazione dei flussi turistici su poche città e su pochissimi musei. Lo iato spaziale che sembra separare Venezia, Firenze e Roma in realtà non esiste: cittadine, paesi e borghi – da Asolo a Carmignano, da Volterra a Castelfranco Veneto e ad Ariccia – hanno conservato ostinatamente opere che varrebbero, da sole, un museo, formando da sempre un tessuto continuo, contraddittorio rispetto ai movimenti sincopati del turismo di massa.

Un disegno importante e di lunga durata come quello prospettato dal progetto del Ministero dovrebbe presupporre insomma una revisione complessiva non soltanto dello sviluppo turistico che si vorrebbe dare all’Italia, ma innanzitutto, a caduta, un sistema organico di provvedimenti da mettere in campo per dare pienamente valore alle aree periferiche, agendo sullo spopolamento, sull’impoverimento di strutture fondamentali (punti nascita, scuole, servizi), quindi sull’abbandono di territori ed economie, che nessun capolavoro, da solo, potrà arrestare.
Lungi dall’essere soltanto oggetti di studio o di delizia per gli occhi, i cento dipinti e reperti sottratti ai depositi ripropongono all’Italia del Pnrr il nesso inscindibile che lega lo sviluppo del territorio e l’ambiente al patrimonio artistico, e tracciano l’orizzonte di una sfida che richiede il coraggio culturale della visione e della scelta.