6 dicembre, nuove misure obbligatorie

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Ricostruzione del tempio di Esculapio sull'Isola Tiberina
Ricostruzione del tempio di Esculapio sull'Isola Tiberina

Regole più stringenti per molte attività nel quadro di una situazione comunque migliore di un anno fa.

Da oggi 6 dicembre cambiano le regole riguardo a cosa si può fare con e senza green pass, con la novità rappresentata dal green pass “rafforzato”, o super green pass, ossia il certificato verde rilasciato a chi è vaccinato o è guarito dal Covid-19. Il Governo ha rilasciato una tabella relativa alle attività consentite a seconda della certificazione che si possiede (ad esempio per utilizzare i mezzi di trasporto pubblico o privato di linea servirà il green pass “base”, mentre per consumare nei bar e ristoranti o per andare in palestra in zona arancione sarà necessario quello “rafforzato”) che potete scaricare da questo link o in fondo all’articolo.

Ciò che si temeva, una quarta ondata del virus, si sta puntualmente realizzando, a causa anche dell’arrivo della brutta stagione e del ritorno dell’influenza, oltre che della fine dello smart-working per molti lavoratori e del rientro in presenza nelle aule di scuola e università. Un’ondata che tuttavia ha numeri ben diversi da quelli di un anno fa. Tranne il Friuli Venezia Giulia e la Provincia Autonoma di Bolzano che sono in giallo, il resto d’Italia è ancora bianco. I ricoveri e le terapie intensive sono saliti, ma senza creare affanni al sistema sanitario. A inizio dicembre 2020 avevamo 30.000 ricoverati, 3.500 posti di terapia intensiva occupati, quasi 750 deceduti al giorno. Oggi i ricoverati sono circa 5.600, le terapie intensive 740 e i deceduti 75 (dati Il Sole 24 Ore). Inoltre, dodici mesi fa, la variante delta, più contagiosa, non aveva ancora colpito l’Italia.

Che i vaccini funzionino è spiegato bene da questo articolo de Lavoce.info. Innanzitutto gli autori chiariscono il metodo corretto per confrontare, ad esempio, la presenza di vaccinati e non vaccinati in terapia intensiva. I due gruppi non possono essere considerati nel loro valore assoluto, ma messi a confronto con le rispettive popolazioni generali, ossia 45 milioni per i vaccinati e 8 milioni per i non vaccinati. La conclusione è che i non vaccinati hanno una probabilità 16 volte maggiore di finire in terapia intensiva rispetto ai vaccinati, e che, se il numero dei vaccinati e quello dei non vaccinati fosse uguale nella popolazione generale, su 100 ricoverati in terapia intensiva, solo 6 sarebbero vaccinati. Gli altri 94 sarebbero non vaccinati o vaccinati con ciclo incompleto.

Pochi giorni fa è stata diffusa la notizia della morte per Covid-19 di uno dei principali leader no-vax austriaci. Il decesso risalirebbe in realtà alla prima metà di novembre. Il 65enne aveva rifiutato sia il vaccino sia il ricovero dopo essere risultato positivo, e si sarebbe “curato” da solo a casa con dei clisteri a base di biossido di cloro, il principio attivo della candeggina. Sempre in Austria, due persone appartenenti alla stessa famiglia sarebbero decedute per aver ingerito vermicida per cavalli. Casi simili si registrano nei paesi dove c’è una forte presenza di gruppi che, con una varietà di posizioni diverse, dai negazionisti ai cospirazionisti e ai “semplici” no-vax, sono accomunati dal rifiuto per il vaccino.

La scienza non è perfetta, ma è lo strumento migliore che abbiamo per combattere minacce come il Covid-19. Altrimenti dovremmo fare come gli antichi romani i quali, nel 292 a.C., quando una pestilenza colpì Roma, mandarono degli emissari a Epidauro, presso il santuario del dio della medicina Esculapio, per consultare la divinità. Al loro ritorno a Roma, un serpente, simbolo del dio, fuggì dalla nave e si rifugiò sull’Isola Tiberina: i romani lo interpretarono come un segno e proprio lì edificarono un tempio a Esculapio. Il dio gradì l’atto di devozione e la pestilenza scomparve.

Da allora l’Isola Tiberina è rimasta luogo di malattia e di cura, e ancora oggi sono operanti l’ospedale Fatebenefratelli, fondato nel 1583, e una delle tre sedi dell’Ospedale Israelitico. L’isola, per il suo carattere di separatezza dal resto della città, era anche usata per le quarantene: chi mostrava i sintomi di una patologia contagiosa vi si recava e attendeva il decorso della malattia, affidandosi alla benevolenza di entità superiori.

Oggi, davanti a casi come quello del leader negazionista austriaco, una vicenda tragica in tutti i suoi risvolti che non deve assolutamente essere oggetto di ironia o disprezzo, ma di seria riflessione, viene da chiedersi cosa ne sia stato di secoli di conquiste scientifiche e tecnologiche, e se qualcuno davvero preferisca fare come gli ammalati di un tempo, segregarsi su un’isola o in un altro luogo solitario e sperare per il meglio.