Il nemico comune

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Il nemico comune
Il nemico comune

Il numero dei contagi giornalieri ha oltrepassato la soglia dei 10.000: non accadeva da maggio. Sono contestualmente aumentati le ospedalizzazioni e gli ingressi in terapia intensiva. Siamo all’inizio della quarta ondata?

Lombardia 1700 nuovi contagiati, Veneto 1600, Lazio, Campania ed Emilia-Romagna 1000: sono i dati sull’incremento dei casi giornalieri di Covid-19 diffusi il 18 novembre dall’Istituto Superiore di Sanità, e c’è chi ritiene che siano il preludio a numeri molto più grandi.

Eppure, facendo il confronto con i dati di un anno fa, la situazione odierna (che nella sua emergenzialità resta comunque grave) appare sotto una luce diversa. A metà novembre 2020, i casi giornalieri erano il quadruplo, oltre 40.000, i ricoverati in terapia intensiva circa 3.150 e i decessi circa 450. Un anno dopo, nel 2021, i ricoverati in terapia intensiva sono circa 500, un sesto, e i decessi circa 50, quasi un decimo.

Dodici mesi fa entrava in vigore il sistema delle regioni “a colori”, c’era il coprifuoco dalle 22 alle 5, nonché l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto. Misure che oggi non sono previste. Prendendo inoltre in considerazione le mutazioni del virus, chi era contagiato con il ceppo originario partito da Wuhan infettava in media altre due o tre persone; con la variante inglese (Alfa), il numero è salito a quattro o cinque; con la Delta è schizzato a otto. Dunque, seppure in presenza di un virus che si diffonde con maggior velocità e in presenza di minori restrizioni (no mascherine all’aperto, no coprifuoco, etc.), i numeri sono nettamente migliori.

I dati riportati dal sito de Il Sole 24 Ore, riferiti al periodo luglio/ottobre 2021 confermano l’efficacia del vaccino.

Confronto vaccinati - non vaccinati
Confronto vaccinati – non vaccinati

In relazione ai nuovi casi mensili e ospedalizzazioni ogni 100.000 abitanti, e ai ricoveri in terapia intensiva e decessi ogni milione, l’incidenza dei non vaccinati è decisamente superiore rispetto a quella dei vaccinati. Con l’attuale ritmo di vaccinazioni (molto rallentato rispetto alla primavera/estate), si prevede il raggiungimento della quota 90% a gennaio 2022. Nel frattempo sono partite le dosi addizionali (terza dose o dose booster) sia per il personale sanitario che per le persone più vulnerabili come gli anziani. In alcune regioni come il Lazio, la possibilità è stata estesa anche a chi ha più di 40 anni (dal primo dicembre, con il requisito che siano passati almeno 180 giorni dalla seconda dose).

In Italia come nella maggior parte degli altri paesi, c’è una minoranza contraria all’uso del vaccino. Le motivazioni addotte sono le più varie, dai complottismi che vedono di volta in volta sul banco degli imputati le case farmaceutiche o poteri occulti non meglio precisati intenzionati a mettere in atto il cosiddetto ‘Grande Reset’, al timore di eventuali effetti collaterali (ma occorre sottolineare che la scienza, per quanto avanzata, non può dare risposte immediate e infallibili, e dunque nessun vaccino è a ‘rischio zero’; il loro prezioso contributo al benessere dell’umanità si esplica piuttosto a livello collettivo, e i vaccini sviluppati a partire dalla celebre intuizione di Edward Jenner hanno permesso all’uomo di ridurre in modo radicale l’incidenza di malattie gravi che spesso conducevano alla morte).

Sovrapposta, ma non completamente coincidente con l’area no-vax, c’è l’area no-Greenpass, che spesso vediamo scendere in piazza in manifestazioni a volte accese (come a Trieste, quando la polizia ha usato gli idranti per sgomberare il presidio dei contestatori), a volte del tutto condannabili come quando, in un corteo a Novara, un gruppo di dimostranti si è travestito da prigionieri di campi di concentramento, offendendo la memoria della Shoah.

Pfizer non è più sperimentale. Uno dei cavalli di battaglia dei no-vax consisteva nel fatto che il vaccino fosse ‘sperimentale’ e dunque non sicuro. I vaccini anti-Covid sono stati autorizzati dall’Ema (l’Agenzia europea per i medicinali) con una procedura speciale, l’autorizzazione condizionata, che prevedeva un iter più rapido in considerazione dell’ampia diffusione della pandemia. Alcune settimane fa, l’FDA (la Food and Drug Administration) americana ha concesso l’approvazione definitiva al vaccino Pfizer: i risultati dei test clinici a lungo termine sono stati positivi e oggi il vaccino non è più sperimentale. Questo provvedimento è importante perché ha aperto, teoricamente, la strada all’ipotesi dell’obbligatorietà (al momento prevista per le professioni sanitarie come stabilito dal decreto legge n.44/2021), polarizzando ulteriormente il dibattito pubblico. L’Austria intanto è il primo paese europeo a introdurla: da lunedì 22 novembre scatterà un lockdown di 20 giorni, poi, dal primo febbraio 2022, scatterà l’obbligo vaccinale.

In Italia esistono già forme di obbligo vaccinale, come ricorda il giurista Giovanni Maria Di Lieto in questo articolo su Lavoce.info, confermate ad esempio dalla Corte Costituzionale col respingimento del ricorso della Regione Veneto nei confronti del decreto legge n.73/2017 che reintroduceva l’obbligatorietà per alcune malattie soppressa alla fine degli anni Novanta. La Corte ha stabilito che l’imposizione di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’articolo 32 della Costituzione se tale trattamento è diretto non solo a tutelare la salute dell’individuo, ma anche a tutelare la salute degli altri. Infatti, sempre secondo l’articolo 32 della Carta, la salute non è soltanto un diritto individuale, ma anche un interesse della collettività. La Corte, nel bilanciare i diritti in gioco, quello alla salute, quello alla libertà personale e all’autodeterminazione del soggetto, ha chiamato in causa anche l’articolo 2 della Costituzione, dove al cittadino è richiesto esplicitamente “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

Vi è dunque un principio di solidarietà tra l’individuo e la collettività, troppo spesso ignorato o disatteso. Paolo Ercolani, filosofo e docente presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”, conclude con queste parole il suo interessante intervento su Il Fatto Quotidiano: “All’umanità è sempre riuscito facile usare l’ingegno per dividersi e farsi la guerra. Almeno quanto gli è riuscito difficile unirsi e cercare la pace per combattere un nemico comune. Nemico comune che spesso è l’umanità stessa, con la sua ottusa persistenza a cercare pretesti per cui dividersi, invece che ragioni per cui procedere uniti.”