Il partito del non voto

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Astensionismo
Astensionismo

La bassa affluenza è sintomo di sfiducia e pessimismo: un riavvicinamento dei cittadini alla cosa pubblica è invece fondamentale. La politica riparta da qui.

In democrazia la partecipazione è essenziale. Più ampia è la partecipazione, più condivisi saranno le scelte e l’indirizzo politico e amministrativo. L’astensionismo registrato alle elezioni amministrative del 3 e del 4 ottobre è sicuramente un elemento sul quale occorre una riflessione. Ne parla Massimo Fini in questo articolo, chiedendosi addirittura se siamo ancora in una democrazia. Domenica e lunedì è andato alle urne il 54,69% degli aventi diritto, circa 7 punti in meno rispetto al 61,5% delle votazioni di cinque anni fa. Nelle grandi città il dato è addirittura più basso. Solo a Bologna è stata superata la soglia del 50% (51,16%), mentre Roma e Torino si sono fermate a circa il 48%, Napoli e Milano al 47%. Nei quattro centri più popolosi d’Italia ha votato meno di un elettore su due.

“Il non voto”, commenta Fini, “è un voto”. Una larga fetta degli italiani sembra esprimere sfiducia nei confronti dei partiti e dell’offerta politica che è stata proposta. Eppure, se nel centrodestra si è parlato di decisioni non sempre adeguate sotto il profilo della scelta dei candidati, per il centrosinistra ci sono stati molti segnali positivi, merito, crediamo, delle personalità messe in campo. Roberto Gualtieri andrà al ballottaggio con Enrico Michetti a Roma, così come Stefano Lo Russo sfiderà Damilano a Torino. Hanno invece vinto al primo turno Beppe Sala a Milano, Matteo Lepore a Bologna e Gaetano Manfredi a Napoli.

Esperienza e competenza: questa la ricetta vincente. Gualtieri è stato ministro dell’Economia ed è professore associato alla Sapienza; Manfredi è stato rettore della Federico II e ministro dell’Università e della ricerca; Lepore è stato per dieci anni assessore comunale, con la delega a Cultura, Turismo, Patrimonio e Sport; Lo Russo è docente al Politecnico di Torino e ha ricoperto il ruolo di assessore all’urbanistica.

In un panorama diviso tra l’incertezza dovuta al periodo critico che stiamo attraversando e le previsioni di ripresa incentrate sul Pnrr, sembra che gli elettori abbiano voluto dare la propria fiducia a coloro che meglio di altri appaiono in grado di offrire soluzioni efficaci e concrete. È giustissimo, anzi obbligatorio, pretendere che gli amministratori della cosa pubblica si comportino nel modo più limpido e specchiato possibile; così come è opportuno pretendere che insieme a solidi valori di legalità e onestà si accompagnino capacità, competenze e amore per il proprio territorio.

La chiave della democrazia è la partecipazione, e un’amministrazione più vicina ai cittadini (ma non a parole, bensì nei fatti: servizi efficienti, città fruibili, migliore qualità della vita) può sicuramente contribuire a riportare gli elettori alle urne, riducendo il partito del non voto.