Il capitalismo non funziona più (secondo le nuove generazioni)

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Alexandria Ocasio-Cortez - Tax the rich
Alexandria Ocasio-Cortez - Tax the rich

Delusi, arrabbiati e con una forte voglia di non farsi rubare il futuro: i millennial e la generazione Z bocciano il capitalismo su tutti i fronti.

I giovani hanno fame e i ricchi sono sul menù. Così comincia l’editoriale di Owen Jones sul The Guardian, riferendosi ai millennial (i nati tra l’inizio degli anni ’80 e la metà degli anni ’90) e ai ragazzi della generazione Z (la generazione successiva), affamati di giustizia economica, sociale e ambientale. La loro paladina, e anima dell’ala radicale dei Democratici alla Camera dei Rappresentanti Usa, è Alexandria Ocasio-Cortez, che un paio di settimane fa ha fatto scalpore indossando un vestito con la scritta “Tax the rich” al galà annuale di raccolta fondi organizzato al Metropolitan Museum of Art di New York (il Met Gala, o Met Ball, considerato uno degli eventi sociali più importanti ed esclusivi a livello internazionale).

Quando, in un sondaggio effettuato in Gran Bretagna, i giovani intervistati attribuiscono con percentuali ‘bulgare’ la responsabilità della crisi degli alloggi (80%) e dell’emergenza climatica (75%) al capitalismo, quando, in un un’altra rilevazione eseguita dalla parte opposta dell’Atlantico, la percentuale dei giovani americani favorevoli al capitalismo è crollata di ben 23 punti (passando dal 68 al 45%) nel giro di meno di dieci anni, diventa chiaro come nelle nuove generazioni sia sempre più diffusa la percezione degli squilibri che caratterizzano la struttura economico-finanziaria che domina la società occidentale.

In Gran Bretagna la possibilità per un giovane con uno stipendio medio di essere proprietario di una casa è più che dimezzata rispetto alle generazioni precedenti. Circa la metà delle persone sotto i 35 anni vive in affitto, pagando somme che portano via la metà del salario o, come accade a Londra, fino al 75% della paga mensile. In assenza di un aiuto esterno (leggi i genitori), è molto difficile per un giovane riuscire a comprare casa.

I giovani non hanno alcun motivo razionale per difendere questo sistema economico. Due terzi degli under 25 intervistati in un’altra inchiesta hanno espresso la convinzione che la loro generazione starà peggio di quella dei loro genitori. L’ottimismo che circolava tra i nati negli anni ’50 e ’60 è del tutto sparito. La laurea sembrava la panacea di tutti i mali, e invece il gap salariale tra laureati e non si è molto ristretto, senza contare il fatto che più di un terzo dei laureati in Gran Bretagna svolge un lavoro che potrebbe fare un non laureato. Con la crisi finanziaria del 2008 e i successivi strascichi, i salari che sono scesi di più sono stati proprio quelli dei giovani, colpendo trasversalmente tutti i settori occupazionali.

Una generazione sfruttata e disillusa, dunque, che non crede più nel capitalismo e nell’economia di mercato (il 67% vorrebbe vivere in uno Stato che applichi una qualche forma di socialismo economico). Mentre Jeff Bezos e Richard Branson, i patron rispettivamente di Amazon e Virgin, si avventurano in viaggi nello spazio (lanciando nel frattempo l’ennesimo servizio iper elitario che soltanto i ricchi potranno permettersi, il turismo spaziale), qui sulla Terra i giovani hanno paura di ereditare un mondo in preda a turbolenze economiche e agli eventi estremi provocati dal cambiamento climatico. Finché il modello sarà quello di accumulare più ricchezza possibile a discapito dei lavoratori e dell’ambiente, qualsiasi azione di contrasto al riscaldamento del pianeta e alle sue distruttive conseguenze difficilmente potrà essere efficace.

Per il momento, nessuno mangerà i ricchi. Ma certamente le nuove generazioni non hanno alcun incentivo a sostenere e perpetuare un sistema che finora ha offerto loro solamente incertezza e una crisi dopo l’altra.