Bollette, rischio stangata

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Rete energia elettrica
Rete energia elettrica

Il primo ottobre l’Arera aggiornerà i prezzi delle materie prime energetiche: Draghi stanzia 3 miliardi, ma quella che servirebbe è una riforma strutturale, non una misura tampone.

Senza un tempestivo intervento del governo, le bollette di luce e gas potrebbero aumentare, nell’ultimo trimestre dell’anno, tra il 30 e il 40%. Una vera e propria stangata, specialmente per i redditi medio-bassi. La situazione rischia di diventare ancor di più drammatica alla luce dei dati diffusi dalla Confederazione europea dei sindacati che ha analizzato la posizione dei cosiddetti ‘poor workers’, ossia coloro che, pur lavorando, percepiscono uno stipendio inferiore alla soglia di povertà, collocata tra i 550 e gli 820 euro mensili a seconda della composizione del nucleo famigliare.

In Europa, questi lavoratori sono circa 2,7 milioni, di cui oltre 800mila solo in Italia. Con l’arrivo del freddo, le persone comprese in questa fascia potrebbero essere costrette a tenere spento il riscaldamento per l’impossibilità di pagare le bollette a causa dei salari troppo bassi. Si sta discutendo proprio in questi giorni la proposta di aumentare la paga oraria minima a 9 euro, ma intanto i rincari delle materie energetiche rischiano di colpire duramente proprio mentre l’estate sta lasciando il passo alla brutta stagione.

Il problema delle bollette non riguarda solamente la materia prima; questa pesa infatti per una quota variabile tra il 37 e il 44% della spesa finale. Il restante esborso è relativo a voci che non sempre hanno a che fare con i consumi degli utenti. Oltre al prezzo dell’energia, paghiamo le perdite di rete, il cosiddetto “dispacciamento” (il servizio che garantisce l’equilibrio tra l’energia immessa nelle reti elettriche e l’energia prelevata dai clienti finali), il trasporto e la gestione del contatore, per arrivare infine ai famigerati quanto misteriosi oneri di sistema.

Tale voce coprirebbe i costi relativi alle attività di interesse generale per il sistema elettrico. Nel solo 2020, è costata agli utenti ben 14,9 miliardi di euro. Tra gli oneri troviamo un po’ di tutto: gli incentivi per le fonti rinnovabili, il contributo per lo smantellamento delle centrali nucleari, un’accisa in favore delle Ferrovie dello Stato, una quota per le attività di ricerca e sviluppo, il finanziamento dei regimi tariffari speciali, le spese dovute al cosiddetto “bonus elettrico”, e anche delle agevolazioni per le industrie ad alto consumo di energia elettrica. Quest’ultima componente ha contribuito in passato a finanziare i salvataggi di grandi aziende in crisi, come Alitalia e Ilva.

Infine, hanno il loro peso sulla bolletta anche l’imposta erariale di consumo (applicata sulla quantità consumata), l’Iva (applicata sull’importo totale della bolletta) e, dal 2017, il Canone Rai (come imposta sul possesso di “apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive in Italia”, versato obbligatoriamente dai cittadini che se lo vedono addebitato sulla bolletta della luce).

Draghi, nel suo intervento a Confindustria del 23 settembre, ha assicurato che il governo farà il possibile per evitare che l’aumento del costo delle materie prime gravi interamente sulle spalle dei contribuenti. L’intenzione è quella di stanziare 3 miliardi di euro per sterilizzare, nell’ultimo trimestre del 2021, gli oneri di sistema del gas (per tutti) e dell’elettricità (per le famiglie e le piccole imprese). Il provvedimento è quanto mai urgente per salvaguardare la ripresa. A fronte di una contrazione del Pil pari all’8,9% nel 2020, infatti, le stime per quest’anno sono passate da un +4,5% a un +6%. Un salasso in bolletta potrebbe costituire un serio ostacolo, così come la situazione del mercato del lavoro: l’occupazione è ripartita, è vero, ma come ha ricordato Draghi stesso, 3 nuovi contratti su 4 sono a tempo determinato.

La mossa annunciata dal Presidente del Consiglio ha sicuramente una forte valenza sociale, volta com’è alla tutela delle fasce meno abbienti. Ma è un’iniziativa limitata al trimestre ottobre/dicembre 2021, mentre sarebbe auspicabile una riforma strutturale del “sistema bollette”. Ed è proprio quello che la Commissione europea ha chiesto al nostro paese, a cominciare dall’eliminazione dalla fattura di tutte le voci che non sono direttamente correlabili con la gestione e il consumo dell’energia. Le spese sarebbero sicuramente minori, e soprattutto sapremmo con più esattezza che cosa stiamo pagando.