Lo stadio della discordia

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Simulazione Stadio della Roma
Simulazione Stadio della Roma

Con la parola fine messa dal Campidoglio al progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle, termina una storia nata male e finita peggio. Con la nuova gestione del club giallorosso e le proposte dei candidati a Sindaco, si apre una nuova pagina.

Il Consiglio Comunale capitolino ha revocato l’interesse pubblico al progetto di realizzazione dello Stadio della Roma nell’area dell’ex Ippodromo di Tor di Valle, dopo che la nuova gestione del club dell’imprenditore americano Dan Friedkin ha abbandonato il progetto ritirando la firma della società, facendone così decadere i presupposti sostanziali e formali.

Finisce così un’odissea durata quasi dieci anni, come ben illustrato in questi articoli di carteinregola e vocegiallorossa. Una storia nata male e che ha avuto un esito negativo. Purtroppo, l’errore di fondo è stato nella decisione di progettare lo stadio in un’area con note problematiche sia sotto il profilo dei trasporti che di natura ambientale (l’ex Ippodromo si trova in un’ansa del Tevere a rischio esondazione), per arrivare a un imponente aumento di volumetrie per cercare di far quadrare il Piano Finanziario delle opere di urbanizzazione con una serie di conseguenti forzature procedurali.

Inoltre, a fronte di questa variante per centinaia di migliaia di metri cubi per i proponenti, la struttura dello stadio non sarebbe neanche stata di proprietà dell’A.S. Roma, in contrasto con lo ‘spirito’ originario della Legge sugli Stadi che sostanzialmente riconosceva l’interesse pubblico proprio nella cessione dell’impianto sportivo alla squadra di calcio per rafforzarne la capitalizzazione. Ciò che invece stava accadendo a Roma somigliava di più a un’operazione immobiliare in favore del Presidente pro tempore dell’epoca: James Pallotta, il quale, diventando proprietario, avrebbe potuto continuare ad affittare lo stadio agli eventuali nuovi patron giunti dopo di lui.

Dopo discussioni, modifiche di progetto, inchieste giornalistiche e giudiziarie, alla fine di luglio, grazie anche al contributo determinante del Partito Democratico, il Consiglio Comunale ha messo la parola fine a questo vero e proprio pasticcio, lasciando libera l’A.S. Roma di valutare altre soluzioni più adeguate e percorribili. 

Le decisioni definitive verranno prese dall’A.S. Roma e certamente dopo le elezioni amministrative previste a ottobre, anche se la questione è diventata già tema di dibattito elettorale. In particolare il candidato del centrodestra Enrico Michetti ha avanzato dai microfoni di Radio Radio l’ipotesi di realizzare lo stadio tra l’area degli ex Mercati Generali e il Gazometro. Un’area per chi conosce la zona, i vari progetti in corso e le complessità archeologiche che appare un percorso piuttosto impervio. Altre associazioni territoriali hanno proposto aree più periferiche della città come quella di Tor Vergata. Il Sindaco di Fiumicino Esterino Montino in un’area del suo territorio. Infine il candidato presidente del Partito Democratico al Municipio Roma 4 (Tiburtina) Massimiliano Umberti prima e il candidato a Sindaco Carlo Calenda nel suo programma hanno proposto l’area dell’ex S.D.O. di Pietralata non lontano dalla Stazione Tiburtina.

Intervistato sul tema, il candidato sindaco del Partito Democratico Roberto Gualtieri ha valutato positivamente la revoca dell’interesse pubblico, sottolineando però come la realizzazione dello stadio debba rientrare nel quadro più ampio del futuro urbanistico della città, e ribadendo la necessità di concertare con l’attore principale, ovvero la società calcistica, la migliore soluzione con un occhio ai progetti dei grandi club italiani e stranieri che stanno realizzando questi impianti in zone semicentrali, già servite da mezzi di trasporto pubblico e urbanizzate. 

Una posizione quella di Gualtieri che indubbiamente ha il pregio di togliere dalla polemica elettorale una discussione che deve essere non solo concertata con l’A.S. Roma ma che deve essere anche pianificata dal decisore pubblico in modo condiviso.

Quello che resta invece della vicenda di Tor di Valle, purtroppo, è il danno d’immagine in una città che appare paralizzata sotto il punto di vista dei grandi progetti. La questione dello stadio ha egemonizzato il dibattito urbanistico della Città Eterna per anni, impedendo di vedere (e prendere come esempio) quanto accadeva in altri grandi centri sia italiani (come Milano) che esteri, dove il confronto su un nuovo modo di pensare l’urbanistica ha portato alla realizzazione di importanti progetti e programmi di sviluppo sostenibile sia pubblici che privati.

Un punto fermo sarà il rispetto dello spirito della legge con la proprietà dell’impianto nelle mani dell’A.S. Roma, ponendo particolare attenzione a qualsiasi tipo di speculazione edilizia e immobiliare nella tutela degli interessi della città e dei cittadini. Lo stadio sarà un tassello significativo della nuova, auspicabile stagione urbanistica della Capitale, ma non il solo: Roma e il suo territorio hanno bisogno di una nuova programmazione per ridare vitalità a una metropoli che negli ultimi anni ha visto un’involuzione anche sotto questo punto di vista.