Obbligo vaccinale, sì o no?

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Vaccinazione
Vaccinazione

Mentre la metà delle regioni è a rischio zona gialla, torna a infiammarsi il dibattito sull’obbligatorietà dell’immunizzazione. E intanto il governo prende tempo.

In questi giorni tiene banco il tema dell’obbligatorietà del vaccino anti-Covid, tra chi si dichiara a favore e chi è assolutamente contrario, con una miriade di posizioni intermedie (obbligo solo per certe categorie, obbligo solo se l’immunità di gregge non si rivelerà efficace, etc.). In ogni caso, la campagna vaccinale, pur essendo a buon punto, non ha evitato il recente incremento di contagi che sta portando metà delle regioni italiane verso la zona gialla.

È bene ricordarlo: al momento non esiste alcun obbligo di vaccinarsi contro il Covid. Ed è bene ricordare anche come la grande maggioranza degli italiani veda nel vaccino una misura efficace per contrastare il virus. A testimoniarlo è l’adesione alla campagna vaccinale: mentre la media dell’Unione europea di persone che hanno ricevuto almeno una dose è di circa il 64%, il nostro paese è avanti di circa cinque punti percentuali, attestandosi poco sotto il 70% (dati aggiornati al 26 agosto 2021, fonti Our World In Data e Lab24-IlSole24Ore).

Gli italiani, dunque, si affidano alla scienza e optano per la vaccinazione. Resta tuttavia uno zoccolo duro di persone non convinte di questa scelta. Per vari motivi: c’è chi non si fida dei vaccini, chi li ha definiti “brodaglia” (c’è un indagato a Cremona), chi dà credito ai vari complottismi che circolano fin dall’inizio della pandemia. Questi ‘no-vax’ sono in realtà meno di quanto si creda, ma sono una cosiddetta ‘minoranza rumorosa’ che si fa sentire soprattutto sui social media.

L’Istituto Superiore di Sanità ha da tempo pubblicato gli approfondimenti necessari per fare chiarezza sulle fake news che circolano sui vaccini, anche se servirebbe una campagna d’informazione più efficace e capillare. In ogni caso, come evidenziano questi dati riportati da Il Sole 24 Ore, la maggior parte dei ricoveri sia nei reparti ordinari che nelle terapie intensive riguarda persone non vaccinate o vaccinate con una sola dose.

Tuttavia, come accennavamo in apertura, i numeri relativi all’andamento dei contagi destano qualche preoccupazione. Le riaperture (da settimane tutta l’Italia è in zona bianca), il periodo estivo che vede lo spostamento di milioni di vacanzieri, la maggiore contagiosità della variante Delta sono tutti fattori che contribuiscono a tenere alte le cifre delle infezioni.

Per contrastare l’andamento negativo, il governo ha adottato la soluzione del Green Pass, obbligatorio dal 6 agosto per molte attività al chiuso (ristoranti, bar, pub, cinema, teatri, musei, mostre, palestre, piscine, etc.) ma anche all’aperto (grandi eventi sportivi, spettacoli con ingente presenza di pubblico, sagre, fiere, parchi divertimento etc.), e dal primo settembre per i viaggi in treno e aereo. Accompagnato da molte polemiche (chi e come dovrebbe controllare il possesso della certificazione? Non è messa a rischio la privacy dei cittadini?), il Green Pass è stato considerato come una sorta di escamotage per aumentare le vaccinazioni senza imporne l’obbligo. Una “spinta gentile” per portare chi ancora non è vaccinato agli hub senza tuttavia costringere nessuno.

Come ricordato, le polemiche non mancano. Confindustria vorrebbe l’obbligo vaccinale nelle aziende; i sindacati, invece, si sono divisi con Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, che chiede una strategia complessiva e dichiara che è responsabilità del governo e del Parlamento rendere per legge obbligatoria la vaccinazione, aggiungendo: “se lo fanno, noi siamo d’accordo”. Invece il leader della Cisl Luigi Sbarra ha dichiarato senza mezzi termini al Meeting di Rimini che servirebbe una legge che preveda l’obbligo di vaccinazione per tutti i cittadini.

Al momento il governo prende tempo. Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha affermato che una eventuale obbligatorietà dipenderà dalla soglia di vaccinazioni che si riuscirà a raggiungere nelle prossime settimane: “se a metà settembre non avremo raggiunto l’80% dei vaccinati, valuteremo una forma di obbligo”. Andrea Costa, anche lui sottosegretario alla Salute, si è espresso positivamente sull’ipotesi dell’obbligo per chi lavora nel settore pubblico e per chi offre servizi essenziali.

Tornando a Sileri, il sottosegretario ha ricordato un punto fondamentale: l’aumento dei contagi comporta un rallentamento del lavoro ordinario degli ospedali (è sufficiente un singolo caso positivo per chiudere un reparto e mettere gli operatori che vi lavorano in sorveglianza sanitaria) e sottolinea: “è assurdo pensare di dover lasciare ancora indietro tutti quei malati che non hanno il Covid ma aspettano delle cure”.

Può sembrare banale evidenziarlo, ma le malattie cardiovascolari, quelle legate al diabete, i tumori, gravi patologie come l’Alzheimer e il Parkinson, solo per citarne alcune, non sono scomparse. Continuano a esserci, a progredire e in tanti casi a essere aggravate dal fatto che chi ne soffre non riesce a curarsi come sarebbe auspicabile a causa dell’emergenza pandemica.

Come sottolineato, la maggior parte delle ospedalizzazioni per Covid riguarda persone non vaccinate, ed è lecito domandarsi se una scelta diversa da parte di quei soggetti avrebbe evitato il ricovero e dunque l’aggravio sul sistema ospedaliero.

Veniamo così al nodo della faccenda: da una parte le rivendicazioni basate sulla libertà individuale, dall’altra il dovere sociale che tutti i cittadini hanno di prevenire ed evitare qualsiasi danno alla comunità. È una questione non da poco, sulla quale i pensatori di ogni epoca hanno dibattuto aspramente. Fin dove arriva la libertà del singolo? Da quale punto comincia invece a prevalere l’interesse della collettività?

Il governo ha scelto la strada salomonica del Green Pass, della spinta gentile, evidenziando le contraddizioni interne alla maggioranza (Ronzulli e Brunetta di Forza Italia si sono espressi a favore dell’immunizzazione obbligatoria, così come il segretario del Pd Enrico Letta, favorevole a una concertazione tra sindacati, governo e associazioni delle imprese; mentre il leader della Lega Salvini si è schierato nettamente contro: “sono contro qualsiasi tipo di obbligo”), contraddizioni che potrebbero portare a una ‘paralisi decisionale’.

Naturalmente auspichiamo che venga raggiunta al più presto l’immunità di gregge e che il virus diminuisca la propria circolazione fino a essere sotto controllo; ma se così non fosse, e il governo si trovasse costretto a decidere sul delicato e difficile tema dell’obbligatorietà del vaccino, ci auguriamo che abbia sufficiente autorevolezza politica e morale per poter compiere le migliori scelte a tutela dell’intera collettività.