Le medaglie di Tokyo riaccendono il dibattito sullo ius soli

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Staffetta 4x100 medaglia d'oro Tokyo 2020
Staffetta 4x100 medaglia d'oro Tokyo 2020

Una legge di cittadinanza più inclusiva non sarebbe solo una questione di civiltà ma anche un’opportunità sul piano economico.

Quelle di Tokyo 2020 sono state, per l’Italia, le Olimpiadi dei record. Nella conferenza stampa a Casa Italia, il presidente del Coni Giovanni Malagò ha sottolineato come le imprese compiute dagli azzurri siano il frutto di “un’Italia multietnica e super integrata”, con atleti provenienti da tutte le regioni e province autonome e nati in tutti e cinque continenti. Sulla base della composizione così varia della spedizione italiana, Malagò ha parlato della necessità di uno ius soli “sportivo”. Al momento, gli atleti che non hanno la cittadinanza possono essere tesserati dalle varie federazioni a partire dai 10 anni, ma possono essere chiamati in nazionale solo alla maggiore età come è successo a Eseosa Desalu, uno dei quattro componenti della staffetta che ha vinto l’oro nei 4×100. La proposta di Malagò è quella di anticipare l’iter burocratico (che ha definito “infernale”, “un girone dantesco”) per evitare che l’atleta possa decidere di tesserarsi con il paese d’origine o addirittura smettere.

Per quanto possa rivelarsi fruttuosa in ambito sportivo (è stato calcolato che circa il 40% delle medaglie è arrivato dai “nuovi italiani” e che se ci fosse stata una normativa più agevole come quella avanzata da Malagò la percentuale sarebbe probabilmente salita così come il numero di medaglie), questa sorta di corsia preferenziale risulterebbe poco equa: perché favorire solo chi è meritevole nello sport e non anche chi eccelle negli studi, nell’arte e in qualsiasi altra attività? In realtà, allargando il ragionamento, l’idea che la concessione della cittadinanza debba sottostare a criteri meritocratici di qualunque tipo dovrebbe essere scartata a priori: l’ottenimento di questo traguardo dovrebbe basarsi su requisiti raggiungibili da tutti, a prescindere dai talenti particolari. Solo così non sarebbero discriminatori.

A che punto siamo con lo ius soli? Ufficialmente sono state avanzate tre proposte di legge (nessuna delle quali in verità contempla la cittadinanza automatica per chi nasce in Italia) che sono ferme in Parlamento da anni. La proposta di Laura Boldrini prevede che il richiedente sia nato in Italia da un genitore straniero residente con regolarità da almeno un anno; in aggiunta lo status di italiano può essere ottenuto anche da chi ha completato un ciclo di istruzione primaria o secondaria. La proposta di Mario Orfini (Pd) indica gli stessi requisiti ma allunga i tempi della residenza del genitore, portandola a cinque anni. Il disegno di legge presentato da Renata Polverini (Forza Italia) prevede la cittadinanza per i minori nati in Italia che abbiano completato il ciclo di istruzione primaria.

La questione dello ius soli non è solo sociale, ma anche economica. Uno studio del Fondo Monetario Internazionale del 2019 ha analizzato le differenze tra i paesi dove vige lo ius soli e quelli che applicano altre regole e ha concluso che “l’inclusione, facilitata da opportune leggi di cittadinanza, è un motore di crescita economica.” La legge sulla cittadinanza “può facilitare l’integrazione predisponendo un semplice e trasparente percorso verso la cittadinanza e creando un terreno di pari opportunità per i nuovi arrivati. Al contrario, se essa esclude alcuni soggetti, può in casi estremi condurre a conflitti e quindi danneggiare l’economia.” E ancora: “A maggiore inclusione corrispondono meno disuguaglianze di reddito, più parità di genere, miglior velocità di adattamento, in una parola più crescita.”

Lo ius soli (o lo ius culturae, se si vuole legare l’accesso alla cittadinanza all’istruzione) non dovrebbe essere considerato una minaccia, ma un’opportunità i cui effetti positivi si vedrebbero sia in campo economico, come mostrato dallo studio dell’Fmi, ma anche e soprattutto in campo sociale, dove il paradigma dell’inclusione andrebbe a sostituire quello dell’esclusione e della marginalizzazione. Le straordinarie vittorie degli atleti italiani alle Olimpiadi di Tokyo hanno riacceso i riflettori su questo tema: sarebbe auspicabile, come recentemente proposto dal Segretario del Pd Enrico Letta, un’iniziativa forte, di carattere parlamentare, per dare una risposta concreta a tutti quei ragazzi e a quelle ragazze che, pur considerandosi pienamente italiani ed essendo in tantissimi casi perfettamente integrati, godono di minori diritti rispetto ai loro compagni.