Una nuova stagione di precariato alle porte

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Lavoro
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Con la nuova legge ci saranno meno vincoli alla proroga dei rapporti di lavoro precari, demolite le garanzie del decreto Dignità

Con la conversione in legge del decreto Sostegni bis potrebbe essere in arrivo un sensibile aumento dei contratti a termine. La nuova normativa comporta infatti un’importante modifica del decreto Dignità approvato nel 2018 con l’allora ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio: sarà possibile prorogare i rapporti a tempo limitato senza la necessità di indicare le causali, meccanismo criticato fin dal primo momento da Confindustria in quanto ritenuto troppo rigido.

Adesso le aziende potranno concordare con i sindacati “specifiche esigenze” che consentiranno il prolungamento del rapporto di lavoro precario anziché la stipula di un’assunzione stabile. Tali esigenze giustificheranno fino al 30 settembre 2022 proroghe o rinnovi dopo i primi dodici mesi, con la possibilità di concludere nuovi contratti a tempo determinato anche con quei lavoratori che siano stati impiegati dalle stesse società già per due anni. Salta così la durata massima stabilita dal decreto Dignità, e la deroga provvisoria sulle causali, introdotta per favorire la ripresa occupazionale per tornare ai livelli pre-Covid, diventa di fatto permanente.

Potrebbe aprirsi così una nuova stagione di precariato per molti lavoratori. Il decreto Dignità aveva avuto un impatto positivo sulla conversione dei contratti a termine in accordi di lavoro stabili, con un aumento secondo i dati Istat del 60% rispetto al biennio precedente all’emanazione della norma. Invece, dati più recenti, influenzati dall’effetto della pandemia, indicano una tendenza opposta, con una crescita sensibile dei contratti temporanei. E la legge appena approvata spinge in questa direzione.

Sembrerebbe che, inizialmente, ci dovesse essere un limite temporale alla deroga sulle causali contrattuali, ma che una sorta di ‘corto circuito’ (è ancora da capire se intenzionale o meno) in Commissione bilancio della Camera abbia condotto al testo attuale che, sotto questo punto di vista, va incontro alle rivendicazioni di Confindustria. Oggi, un lavoratore assunto con un contratto di dodici mesi potrebbe poi trovarsi indotto a firmarne un altro di ventiquattro mesi nel 2022, portando di fatto il periodo di precariato fino al 2024.

Eppure lo stesso Presidente del Consiglio Mario Draghi, quando era Governatore della Banca d’Italia, aveva rimarcato come la precarietà fosse un fattore negativo per la produttività e la profittabilità. Inoltre, col traino del Pnrr (le cui somme iniziali stanno per arrivare), sarebbe stato auspicabile accelerare il più possibile sulla creazione di rapporti di lavoro stabili. Tuttavia, la legge appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale rischia non solo di produrre l’effetto contrario, ma anche di aggravare le difficoltà di quella fascia di lavoratori già penalizzati dalla pandemia e che ora vedono ulteriormente circoscritti i propri diritti e la propria forza di contrattazione.