Transizione ecologica, tra promesse e realtà

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Piattaforma petrolifera
Piattaforma petrolifera

La svolta ‘green’ resta sulla carta mentre le aziende dell’energia continuano a sfruttare le fonti fossili. E dalla politica arrivano solo parole.

Contano di più i fatti o le parole? Certamente i fatti. Eccone uno: secondo quanto riportato da questo articolo de Il Sole 24 Ore, Eni avrebbe recentemente individuato un nuovo giacimento di idrocarburi al largo del Ghana. Il potenziale produttivo è di 500-700 milioni di barili.

Ci domandiamo: non dovrebbe essere questo il tempo della transizione ecologica? Non si dovrebbe smettere di trivellare per puntare con decisione sulle energie rinnovabili?

Al di là degli annunci, Eni (ma certamente non è la sola) continua col suo business ‘as usual’. I piani industriali delle grandi compagnie energetiche appaiono ancora pesantemente basati sullo sfruttamento delle fonti fossili, con la conseguente distruzione degli ecosistemi dove sono presenti i giacimenti e con le emissioni di gas serra che seguiranno all’utilizzo del combustibile.

E la politica che fa? Nel nostro paese, l’abbiamo sottolineato in vari articoli, sembra quasi assecondare le strategie delle società energetiche, abdicando totalmente al ruolo di indirizzo che dovrebbe invece assumere.

Pochi giorni fa, in un’intervista alla Stampa, il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha dichiarato: «Il progetto è quello di arrivare a un continente a impatto zero sull’ambiente entro il 2050. Abbiamo pochissimo tempo. La riuscita del progetto dipende da come spenderemo i fondi nei prossimi sei anni. Se li spenderemo bene avremo la possibilità di centrare l’obiettivo.»

E ancora: «Il problema non è solo se noi raggiungiamo l’obiettivo della transizione energetica e ambientale. Il problema è se ci riusciamo tutti insieme. Noi siamo solo una parte dell’Europa e l’intera Europa emette solo il 9% della CO2 del mondo. Il resto dell’inquinamento viene da altri Paesi e altri continenti. Se non riusciremo a convincerli, a impegnarsi anche loro, anche i nostri obiettivi saranno a rischio. Noi comunque dobbiamo impegnarci a fare fino in fondo la nostra parte».

Chiediamo al ministro: la “nostra parte” non potremmo cominciare a farla dando il buon esempio e indirizzando le risorse non verso lo sfruttamento di nuovi giacimenti, bensì verso la ricerca e l’utilizzo di tecnologie pulite?