La tragedia dei palestinesi, abbandonati dall’Occidente

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Il muro israelo-palestinese
Il muro israelo-palestinese

L’analisi dell’ex premier ed ex ministro degli esteri Massimo D’Alema evidenzia le mancanze dell’Occidente in un contesto di estrema sofferenza per il popolo palestinese.

Intervenendo all’Assemblea nazionale di Articolo 1, Massimo D’Alema ha sintetizzato in un contributo video di pochi minuti (che potete trovare qui) alcuni aspetti determinanti della questione israelo-palestinese. Innanzitutto, sottolinea l’ex Presidente del consiglio, c’è una mancanza di verità nell’affrontare la tragedia in corso in questi giorni. Il conflitto che insanguina da decenni il Medio Oriente è un test decisivo della coerenza dell’Occidente, e sarebbe semplicistico definirlo come uno scontro tra due estremismi. Se da una parte l’aggressione di Hamas contro Israele è del tutto inaccettabile, dall’altra è necessario prendere coscienza delle politiche attuate dallo Stato ebraico per capire come possa esplodere una crisi di questo genere.

D’Alema parte da alcune domande. Perché Hamas è diventato così forte? Perché, nel mondo arabo, Erdogan è diventato un punto di riferimento irrinunciabile? La risposta è da ricercarsi nel fatto che i palestinesi si sentono ormai traditi dal mondo occidentale. Negli anni la leadership palestinese, ricorda l’ex premier, si è spesa con generosità per portare avanti una politica di collaborazione e negoziati, ma a fronte delle concessioni fatte, non solo non ha ottenuto nulla, ma è stata addirittura delegittimata.

I due Stati. In Occidente, di questa che al momento appare come un’utopia, se ne parla molto perché in qualche modo rientra nel ‘politically correct’ del dibattito pubblico; ma per chi vive nella tormentata striscia di terra tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano parlare dei due Stati non ha alcun significato, è una pura finzione. Gli ebrei abitano per lo più in grandi città moderne, mentre i palestinesi sono relegati in aree ristrette, prive di servizi essenziali e circondate da fili spinati. Gli ebrei godono di pieni diritti, invece gli arabi israeliani hanno una serie di prerogative in meno (sono in pratica dei cittadini di ‘serie B’ ospiti nello stato ebraico); i palestinesi occupano l’ultimo gradino e vivono sotto occupazione militare.

Si parla tanto di uno Stato palestinese, rimarca D’Alema, ma intanto procede, nella sostanziale impotenza dell’Occidente, la colonizzazione da parte di Israele dei territori nei quali si dovrebbe costruire questa entità politica indipendente e riconosciuta. L’ultima crisi è stata determinata da un’ulteriore tappa nel processo di espulsione della popolazione palestinese da Gerusalemme est: una politica perseguita con coerenza da Israele, salvo che, secondo una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Gerusalemme est è indicata come una città occupata dalla quale Israele dovrebbe ritirarsi.

O l’Occidente è in grado di restituire verità al tema dei due Stati, e quindi spingere Israele in una direzione opposta relativamente alla politica degli insediamenti e rimettere in discussione l’annessione di Gerusalemme est, oppure, secondo l’ex premier, il tema è un altro, ossia come sia possibile garantire i diritti dei palestinesi che vivono in condizioni disperate. I Palestinesi parlano di Israele come di un paese dove c’è un vero e proprio apartheid, con la differenza che lo Stato ebraico non si fa nemmeno carico degli occupati. Sono gli aiuti umanitari, in gran parte di provenienza europea, a evitare che situazione precipiti. È dunque in questo contesto che Hamas aumenta i propri consensi.

Una verità che non si può dire. In conclusione al suo intervento, D’Alema cita i rapporti di Human Rights Watch e di Amnesty International che trovano poco spazio in un sistema giornalistico che, secondo l’ex Presidente del consiglio, li terrebbe di proposito ai margini dei canali informativi. Secondo questi rapporti, le violazioni dei diritti umani dei palestinesi sarebbero gravi e sistematiche. Sulla pace tra le due parti è impossibile fare qualsiasi previsione, ma su questo punto, quello della salvaguardia dei diritti umani, è invece auspicabile un intervento immediato e diretto: l’Occidente, e l’Unione europea in primis, batta un colpo.