Nella Giornata mondiale della Terra l’Europa è davvero più verde?

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Emissioni gas serra
Emissioni gas serra

L’Unione europea trova l’accordo sulla riduzione delle emissioni, ma non basta: la crisi climatica può essere affrontata efficacemente solo a livello globale.

In occasione della Giornata mondiale della Terra, i governi dell’Unione europea e l’Europarlamento hanno trovato l’accordo per far diventare legge l’impegno a tagliare del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030 e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Le astuzie contabili. È stato definito un programma ambizioso, che però non ha mancato di sollevare polemiche. Conterrebbe infatti delle “astuzie contabili” che permetterebbero di ‘aggiustare’ i dati. Vengono citati come esempio gli assorbimenti dei territori quali foreste e terreni agricoli che catturano naturalmente l’anidride carbonica. È molto difficile dare una stima precisa di quest’azione data la diversità dei territori e del tipo di vegetazione presente (ciascuna specie cattura un quantitativo differente di CO2, e tale quota varia a seconda dell’età della pianta): non resta quindi che affidarsi a un calcolo approssimativo che, secondo le associazioni ecologiste, potrebbe essere facilmente manipolato per raggiungere la quantità prefissata di riduzione.

Le compensazioni. Inoltre, l’obiettivo è fissato per l’intera Ue e non per i singoli paesi, lasciando dunque aperta la strada al meccanismo delle compensazioni, considerato un altro escamotage per continuare a inquinare. Alcune nazioni infatti producono meno emissioni per tipologia di territorio, assenza di materie fossili e una minor presenza di industrie inquinanti rispetto ad altre, specialmente nell’est del continente, ancora fortemente dipendenti da fonti come il carbone. A causa del meccanismo della compensazione, le ‘mancate emissioni’ dei paesi della prima fascia andrebbero a bilanciare quelle della seconda, col risultato che non cambierà nulla rispetto ad oggi.

Gas e nucleare? No grazie. I paesi più inquinanti sono anche quelli che durante le trattative spingevano perché venissero dichiarate sostenibili due fonti energetiche, il gas e il nucleare; una tesi discutibile, come sottolineano queste inchieste di National Geographic e Greenpeace. Per fortuna Bruxelles ha avuto la fermezza di non cedere alle pressioni e la decisione è stata rimandata a giugno. Numerosi studi, nonché le devastanti conseguenze di incidenti quali quelli di Chernobyl o Fukushima, hanno evidenziato come il gas e il nucleare non possano essere in alcun caso considerate energie verdi: l’auspicio è che l’Europa prenda quanto prima una posizione netta (e contraria) riguardo al loro utilizzo.

La tassa sulle emissioni. Un’altra scelta che farà discutere è l’ipotesi di porre una tassa sulla CO2 alle frontiere, con lo scopo di tutelare la produzione europea dalla concorrenza di quei paesi che hanno una legislazione più permissiva (per usare un eufemismo) sulla tutela ambientale. Nazioni altamente inquinanti come Brasile, Cina, India e Sudafrica hanno protestato, definendo questa eventuale tassa come ‘discriminatoria’. Il confronto sul tema si annuncia aspro.

Il ruolo dell’Europa. Nonostante potesse dimostrare maggiore coraggio, l’Ue si sta comunque muovendo nella direzione giusta, tra la riduzione delle emissioni e l’adozione di una normativa amministrativo-finanziaria che renda più verde l’intero ‘sistema Europa’. Ma noi siamo responsabili soltanto del 9,8% delle emissioni a livello mondiale. Due paesi, Usa e Cina, ne producono da soli il 42% (dati del 2017).

Emissioni annuali CO2 - 2017
Emissioni annuali CO2 – 2017

È evidente dunque che né l’Europa, né nessun altro soggetto, può risolvere singolarmente il problema. Esattamente come per la pandemia: o l’immunità di gregge si raggiunge globalmente, oppure il virus avrà sempre terreno fertile dove propagarsi. Biden ha già annunciato importanti tagli alle emissioni, mentre il Presidente Xi Jinping non ha ancora rivelato la strategia cinese. In questo quadro di emergenza ambientale (finora affrontata soprattutto con proclami), è auspicabile che l’Unione europea, oltre a fare la sua parte e a dare il buon esempio, guardi anche oltre i propri confini e, attraverso un’azione politica attiva, si proponga come mediatrice di un processo internazionale di tutela ambientale.