Capitalismo e vaccini

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Capitalismo e vaccini
Capitalismo e vaccini

Le speculazioni dietro i vaccini, l’oro nero del nostro tempo, svelano il volto più cinico del capitalismo. E qualcuno arriva addirittura a glorificarlo.

Il ‘nuovo oro nero’. Così è stato definito il vaccino per il Covid-19. La pandemia, che per molti ha significato forti disagi a causa dei lockdown e delle restrizioni della libertà personale, la perdita del posto di lavoro o dell’attività economica e, per oltre 117.000 nostri concittadini (3 milioni a livello mondiale), la perdita della vita, per altri si è rivelata l’affare del secolo. Pfizer ha venduto il suo prodotto all’Europa a un prezzo variabile tra 13,50 e 17,50 euro per dose, per un totale di quasi 10 miliardi. È in corso una trattativa con la Commissione europea per una fornitura di ulteriori 1,8 miliardi di dosi tra il 2021 e il 2023, sembrerebbe a un prezzo addirittura superiore, 19,50 euro per dose, per un totale di 35 miliardi che, sommati ai precedenti, fanno quasi 45 miliardi di euro. Nel 2020 Pfizer ha dichiarato di aver pagato un’aliquota fiscale del 15% su un fatturato di 41,9 miliardi di dollari. La sede dell’azienda è nel Delaware, un piccolo Stato USA della costa est considerato un paradiso fiscale. Il caso di Moderna è diverso solo in apparenza. La società, che dalla Commissione ha incassato un anticipo di 318 milioni di euro per 80 milioni di dosi a 18,80 euro l’una, ha sede nel Massachusetts (USA), ma fattura in Svizzera: la sostanza non cambia.

Le clausole. Secondo i vari contratti sottoscritti dalla Commissione, la responsabilità per morte, lesioni e in generale per gli eventi avversi è a carico degli Stati membri, mentre le case farmaceutiche rispondono solo per dolo o difetto di qualità. E i ritardi? È scritto nero su bianco che le aziende non sono responsabili dei ritardi nelle consegne. Per questo motivo, davanti ai gravi rinvii di Pfizer, le varie autorità europee hanno solo potuto inviare delle lettere di protesta. Con Moderna, invece, è possibile cancellare l’ordine, ma soltanto dopo un ritardo di 90 giorni. Un periodo che, considerati i tempi brevissimi nei quali andrebbero effettuate le vaccinazioni, equivale a un’era geologica. Ma le aziende si sono assunte l’impegno al ‘miglior sforzo ragionevole’. Se avete l’impressione che si tratti di una formula fumosa che offre un’infinita varietà di interpretazioni, avete l’impressione giusta: è studiata apposta perché sia così, e la Commissione sembra non aver avuto problemi a sottoscriverla.

I brevetti. 250 tra premi Nobel ed ex capi di Stato hanno firmato un appello perché venga concessa una sospensione dei brevetti per permettere ai paesi in via di sviluppo di poterli produrre, ma non ci sono speranze concrete che tale richiesta possa essere accolta. Inoltre, alla riunione dell’Organizzazione mondiale per il commercio di alcune settimane fa, l’Europa si è macchiata dell’imperdonabile decisione di dichiararsi contraria alla sospensione della proprietà intellettuale. Mentre Stati Uniti e Gran Bretagna hanno vaccinato con almeno una dose oltre il 60% della loro popolazione, paesi come la Namibia e lo Zambia non hanno praticamente vaccinato nessuno (la prima è ferma allo 0,1%, la seconda allo 0%). È del tutto evidente che vaccinare solo una parte del globo non risolverà il problema, dato che questo virus ha dimostrato un’eccezionale trasmissibilità e una altrettanto eccezionale capacità di sviluppare rapidamente varianti. Ma quella di non mettere i paesi svantaggiati in condizioni di vaccinare non è tanto una conseguenza della poca lungimiranza, quanto la scelta di sottostare alla volontà più cinica e orientata al profitto del capitalismo.

Capitalismo e avidità. A fine marzo, durante un incontro privato con i parlamentari che lo sostengono, il premier britannico Boris Johnson ha dichiarato che gli ottimi risultati della campagna vaccinale in Gran Bretagna sono dovuti essenzialmente a “capitalismo e avidità”. Dopo questa esternazione, sembra che il primo ministro abbia immediatamente specificato che si trattava solo di una battuta, che non era rivolta alla questione dei vaccini, che era semplicemente un riferimento al film di Oliver Stone ‘Wall Street’. Ha inoltre invitato i presenti a “rimuovere il commento dalla loro memoria collettiva”. Ci pare invece che abbia espresso a voce alta una verità che è sotto gli occhi di tutti e che nessuno osa dire. Una verità suffragata dall’evidenza: la Gran Bretagna ha finanziato generosamente AstraZeneca per lo sviluppo del vaccino (alcune fonti ritengono fino al 95% del totale), imponendo poi un divieto sull’esportazione nell’Unione europea delle dosi prodotte negli stabilimenti inglesi. Con due parole, capitalismo e avidità, Johnson non solo ha sintetizzato mirabilmente la vicenda, ma potrebbe anche aver dato a Oliver Stone l’idea giusta per la sua prossima pellicola.