La prima pandemia dell’Antropocene

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Ernesto Burgio
Ernesto Burgio

«Dovrebbe essere ormai chiaro, infatti, che se si continuerà a deforestare, a mantenere allevamenti intensivi e mercati alimentari come quelli del Sud-Est asiatico, a costruire megalopoli, a inquinare l’aria che respiriamo con tonnellate di particolato ultrafine che infiamma le arterie e le arteriole del nostro organismo in età sempre più precoce, non potremo che assistere impotenti al rapido incremento di due fenomeni epidemiologici concomitanti e complementari. Da un lato la “transizione epidemiologica” in atto da almeno tre decenni e consistente in un incremento continuo di malattie croniche con forte componente infiammatoria: aterosclerosi e patologie cardiovascolari, malattie endocrino-metaboliche e autoimmuni, cancro, malattie neurodegenerative e disturbi del neurosviluppo. Dall’altro il materializzarsi della temuta “era pandemica” dovuta al continuo incremento di zoonosi, cioè all’emergere di sempre nuovi agenti patogeni in grado di fare il salto di specie dagli animali, da noi tenuti in condizioni penose e innaturali, all’uomo.»

Ernesto Burgio, “La prima pandemia dell’Antropocene”