Piano vaccinale e riaperture: una nuova strategia è necessaria

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Vaccino Covid-19
Vaccino Covid-19

Il paese è dominato dall’incertezza: tra un piano vaccinale da rivedere e la mancanza di notizie certe sulle riaperture, l’Italia rischia di accumulare un ritardo incolmabile.

“Dipende dai dati”: questa è la risposta del governo quando si parla di riaperture. Ma i dati, ossia parametri che dovrebbero essere oggettivi e fornire indicazioni, mai come in questo momento generano incertezza. Innanzitutto perché i criteri da prendere in considerazione sono molti (l’indice di contagiosità, i positivi, i ricoveri, le terapie intensive, i decessi); inoltre sappiamo che i numeri di oggi sono la conseguenza delle misure prese due settimane fa: un lasso di tempo di quattordici giorni, nella società attuale, equivale a un’era geologica.

Verosimilmente è questo il fattore più importante. Le tempistiche di evoluzione della malattia, della durata appunto di settimane, rendono fondamentale la programmazione. È impensabile riproporre situazioni come quelle dei mesi scorsi, quando la riapertura degli impianti di montagna è stata bloccata con poche ore di preavviso, o come, in più occasioni, è stata imposta la chiusura ai ristoranti nelle regioni diventate ‘rosse’. Ristoranti che però, nel frattempo, avevano riempito le dispense.

Le attività economiche hanno la necessità di programmare in anticipo le forniture e quant’altro è indispensabile al loro funzionamento, e a maggior ragione dovendo adempiere alle prescrizioni per rendere i locali conformi alle norme anti-Covid19. Pensiamo agli hotel, ai ristoranti, agli esercizi commerciali in genere, ma anche alle fiere e alle esposizioni. E ancora ai festival, alle mostre, ai cinema e ai teatri (l’Italia riavrà mai una vita culturale?), e al turismo: mentre i nostri concorrenti studiano soluzioni con ‘passaporti sanitari’, corridoi aerei, isole Covid-free, l’Italia è ancora ferma. Perché “dipende dai dati”.

Il malcontento si sta accumulando da mesi, ormai. Molte categorie sono allo stremo, tra chiusure e ristori insufficienti. La situazione rischia di diventare ingestibile quando terminerà il divieto di licenziare e quando scadrà la moratoria sui debiti. Già un milione di persone (in grandissima parte donne) ha perso il posto di lavoro: per evitare una vera e propria ‘bomba sociale’, è indispensabile presentare quanto meno una strategia nazionale che contempli da una parte un accurato programma di riaperture (graduali, in sicurezza), e dall’altra un piano di convivenza con il virus.

Convivenza, sì: perché, e lo dicono gli esperti, non ci sarà un’ora X in cui tutto tornerà come prima. Il piano vaccinale si è impantanato e difficilmente si raggiungeranno gli obiettivi dichiarati nei tempi stabiliti (la colpa non è soltanto nostra, ma anche dell’inadeguatezza dell’Europa, la quale non solo ha condotto le trattative per i vaccini in una pressoché totale segretezza, ma ha anche concluso con le case farmaceutiche accordi a dir poco disastrosi), e ci vorranno mesi per raggiungere l’agognata immunità di gregge. Nel frattempo teniamo tutto chiuso?

Una volta vaccinate le categorie più a rischio, anziani e persone con vulnerabilità, occorre procedere con una ‘road map’ che faccia ripartire il lavoro e l’economia. La convivenza con il virus sarà la nuova normalità, forse per anni. Molti specialisti ritengono che il vaccino anti-Covid19 dovrà essere effettuato annualmente, come accade con quello contro l’influenza stagionale. Il virus ha dimostrato un’eccezionale capacità di mutare (pensiamo a tutte le varianti, da quella inglese a quella brasiliana, da quella sudafricana a quella recentemente isolata in Giappone), e il vaccino potrebbe aver bisogno di essere ‘aggiornato’ per poterle contrastare. Inoltre, al momento attuale, la quasi totalità delle vaccinazioni avviene nei paesi benestanti: bisognerà estendere l’immunizzazione anche al resto del mondo perché, con la globalizzazione, le distanze sono azzerate e abbiamo visto con quanta facilità si diffonde il virus anche a partire da pochi soggetti contagiosi.

Una strategia di convivenza con il virus, dunque, un piano di riaperture e una maggiore e migliore comunicazione. Il nuovo esecutivo, fin da subito, ha adottato una marcata sobrietà nella divulgazione della propria azione. Tuttavia, questa parsimonia forse eccessiva sta creando molta insicurezza. L’ultimo caso riguarda il vaccino AstraZeneca: l’Ema non ha imposto limitazioni né indicato fattori di rischio, lasciando eventuali decisioni ai singoli Stati; le Regioni italiane chiedono linee guida certe e rassicurazioni, ma dal governo stentano ad arrivare risposte chiare. Sarebbe auspicabile, da parte dell’esecutivo, una presa di posizione netta, anche assumendosi dei rischi: almeno il paese non avrebbe più la sensazione di brancolare nel buio.