La lezione americana

263
Stati Uniti d'America
Stati Uniti d'America

Gli Stati Uniti si riprenderanno prima e meglio dalla crisi pandemica, ma l’Europa ha la chance di intraprendere un nuovo corso economico, a partire dalla riforma del Patto di stabilità.

L’economia americana, grazie agli straordinari stimoli fiscali messi in campo da Biden e a un piano vaccinale che procede spedito, tornerà probabilmente ai livelli pre-crisi già nel secondo semestre del 2021, mentre l’Europa dovrebbe ottenere lo stesso risultato con un anno di ritardo, nella seconda metà del 2022.

Alla luce dei piani varati da dicembre a oggi, l’Ocse ha rivisto la previsione del Pil Usa al rialzo dal 3,2 al 6,5%; anche il Pil dell’Eurozona crescerà, ma di un più modesto 0,3%, passando dal 3,6 al 3,9%. Le misure Usa equivalgono nel 2021 all’11-12% del Pil; quelle europee si fermano alla metà, ossia al 6% del Pil aggregato dell’Eurozona.

Questi dati evidenziano come gli Stati Uniti abbiano imparato la lezione della crisi del 2007-2008, quando i sostegni furono ritirati prima del tempo e la ripresa economica vacillò. Oggi la situazione è molto più incerta a causa della pandemia, e molti analisti ritengono che, se proprio bisogna sbagliare, sia meglio farlo per eccesso anziché per difetto.

Un elemento certo dovrebbe essere il forte impulso alla domanda interna e all’occupazione. L’American Rescue Act punta infatti a dare sostegno non solo alle fasce più esposte, ma anche a quel ceto medio che negli ultimi anni è scivolato inesorabilmente verso il basso. È stata infatti innalzata la soglia di reddito che dà diritto a ricevere gli aiuti, sono stati stanziati sussidi che permetteranno di sottoscrivere con premi molto ridotti le polizze di assicurazione sanitaria, sono stati aumentati i crediti d’imposta per coloro che hanno figli a carico fino ai 17 anni. Da questo punto di vista, le misure di Biden rappresentano un potente e necessario intervento di welfare e di assistenza sociale.

L’aumento della domanda interna Usa dovrebbe tradursi in una quota più importante di importazioni, e la maggiore beneficiaria dovrebbe essere l’Europa: si stima che nel biennio 2021-2022 l’Ue esporterà beni e servizi per un totale di quasi 100 miliardi di euro (la fetta italiana dovrebbe essere pari a 9 miliardi).

Grazie a queste esportazioni, l’Eurozona godrà di uno 0,5% aggiuntivo di crescita. L’auspicio è che anche all’interno dell’Ue si crei un circolo virtuoso simile e che i paesi più ricchi e che si riprenderanno prima dalla pandemia facciano da traino agli altri. Inoltre, sarebbe opportuno che queste politiche economiche espansive siano alla base delle decisioni che dovranno essere prese riguardo al Patto di stabilità, sospeso fino alla fine del 2022.

Sotto questo aspetto, l’attenzione è concentrata sulla Germania, dove il dibattito sul debito e sulle norme costituzionali che ne impediscono l’aumento sopra una certa soglia sarà un tema centrale delle elezioni politiche del 26 settembre. Di nuovo, l’auspicio è che gli errori del passato abbiano insegnato qualcosa. La cancelliera uscente Angela Merkel sembra averlo capito e prova ne è il forte impulso che ha dato alla creazione del Recovery Fund. Sulla base dei risultati che gli Usa otterranno grazie agli stimoli fiscali, sarebbe quindi opportuno che anche L’Ue scelga di puntare con forza sugli investimenti e sulla crescita.