Eredità e disuguaglianze

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Eredità
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I dati confermano come la ricchezza ereditata sia sempre più fonte di disuguaglianza: sarebbe auspicabile dunque un ragionamento approfondito sulle aliquote delle successioni dei grandi patrimoni.

In Francia, il paese per il quale sono disponibili dati attendibili per un lungo periodo di tempo, tra il 1950 e il 2010, secondo le stime di Piketty, il flusso annuale delle eredità come quota del reddito nazionale è cresciuto da poco più del 4% a oltre il 12%; il valore più alto di questo rapporto (24%) è stato raggiunto all’inizio del XX secolo (Piketty, 2013, p. 633, grafico 11.6). Parallelamente, mentre nel 1970 la quota di ricchezza ereditata sulla ricchezza totale era del 45%, oggi è vicina al 70%, e potrebbe stabilizzarsi tra l’80 e il 90%, cioè a un livello molto simile a quello dell’inizio del XX secolo (Franzini M., Pianta M.).

Gli effetti di questa dinamica producono implicazioni molto serie dal punto di vista dell’efficienza economica e dello sviluppo. Per capire meglio le conseguenze di questo processo di concentrazione della ricchezza, riportiamo un passo del libro di Maurizio Franzini e Mario Pianta dal titolo ‘Disuguaglianze, quante sono e come combatterle’, editore Laterza: “Il passato tende a contare più del presente e del futuro e perciò si affermerà un modello di distribuzione del reddito che ha poco a che fare con il merito, l’efficienza economica e la giustizia sociale. Il divario tra coloro che vivono della ricchezza ereditata e coloro che vivono dei loro redditi da lavoro si allarga e a causa di ciò l’eredità accresce ulteriormente le disparità di reddito. Infatti, la ricchezza ereditata è distribuita in modo molto disuguale e, se la sua importanza cresce, la disuguaglianza aumenterà e tenderà a trasmettersi sempre più da una generazione all’altra.”

Quali sono le ragioni per le quali i lasciti ereditari coprono nelle nostre economie una parte così importante nella composizione del reddito nazionale? La prima è l’aumento del tasso dei rendimenti da capitale, a fronte della contrazione dei rendimenti sugli investimenti in produzione: è questo il meccanismo che ha permesso di accrescere i valori patrimoniali trasmessi per via ereditaria.

La seconda è il trattamento fiscale: le imposte di successione possono essere uno strumento efficace contro la concentrazione della ricchezza, ma in molti paesi il trattamento fiscale delle eredità è divenuto molto favorevole e attraverso la possibilità di ricorrere, grazie alle norme sulla libera circolazione di capitali, a trust familiari, si possono completamente aggirare le imposte. Alla luce di questi dati sarebbe utile anche in Italia ragionare su un aumento delle aliquote per quanto riguarda le successioni dei grandi patrimoni. Si avrebbe il vantaggio di trasferire un parte delle ricchezze in favore degli investimenti, il che eviterebbe che la disuguaglianza continui a crescere e soprattutto “che essa abbia l’inaccettabile caratteristica di essere in larga misura il risultato di privilegi immeritati.” (Franzini M., Pianta M.).

Come diceva Luigi Einaudi, tassare maggiormente le grandi eredità è un modo per ridurre le disuguaglianze nell’origine di nascita e i privilegi non meritati degli eredi.