Vaccini: a che punto siamo

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Vaccino
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Tra ritardi e sgambetti incrociati fra paesi, il piano vaccinale europeo non sta andando come previsto. Nel secondo trimestre dovrebbe cambiare tutto: ma sarà davvero così?

AGGIORNAMENTO DEL 15/03: Italia, Francia e Germania hanno sospeso in via precauzionale le somministrazioni del vaccino di AstraZeneca. Il provvedimento è arrivato dopo un colloquio tra il Presidente del consiglio Draghi e il Ministro della salute Speranza. L’AIFA farà sapere come completerà il ciclo vaccinale coloro che hanno già ricevuto la prima dose.

“AstraZeneca è dispiaciuta di annunciare carenze nelle spedizioni pianificate di vaccini contro il Covid-19 all’Unione europea, nonostante il lavoro instancabile per accelerare le forniture”. Con queste parole l’azienda anglo-svedese ha reso noto l’ennesimo ritardo, ed è subito scoppiata la polemica. Thierry Breton, commissario europeo al mercato interno, ha accusato AstraZeneca di non fare il massimo sforzo per onorare gli accordi, mentre il gigante biofarmaceutico si è difeso citando le restrizioni all’export messe in atto dalla Gran Bretagna, la quale non vuole cedere le dosi prodotte nei due stabilimenti presenti sul proprio territorio nonostante questo sia previsto nel contratto con l’Ue. Degli altri due siti presenti in Europa è in funzione solo quello belga: l’impianto olandese è fermo perché AstraZeneca non ha fornito all’Ema tutta la documentazione necessaria. L’unica cosa certa al momento è che arriveranno 100 milioni di dosi anziché 300. Soltanto un terzo della quantità pattuita, nella speranza che non vi siano ulteriori tagli.

Sul fronte sicurezza, sia l’Ema che l’Organizzazione mondiale della sanità rassicurano sul fatto che non ci sarebbero collegamenti tra i casi di trombosi e la somministrazione del vaccino. In Gran Bretagna la prima dose è stata iniettata a circa 11 milioni di cittadini (su un totale di 23 milioni di vaccinati, più di un terzo della popolazione) e non sono state riscontrate reazioni fatali. I casi di trombosi, insomma, sembrerebbero rientrare nella media degli episodi che si riscontrano di norma nel periodo.

In Italia, anche a causa di parte della stampa che ha alimentato l’allarme circa la sicurezza del vaccino, c’è stata una raffica di disdette al punto che alcuni centri vaccinali si sono ritrovati con delle dosi che non sapevano a chi dare. L’Agenzia nazionale del farmaco ha sospeso per precauzione la somministrazione del lotto considerato sospetto, quello col codice ABV2856. Il vero pericolo, sostengono gli esperti, non deriva tuttavia dal vaccino AstraZeneca, ma dalle forniture scarse: l’Assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, ha dichiarato che le scorte dureranno per una sola settimana, e le altre regioni sono messe allo stesso modo.

Intanto negli Stati Uniti è partita la produzione del vaccino di AstraZeneca, ma l’Fda, l’autorità federale preposta, non ha ancora autorizzato il farmaco: nonostante le dichiarazioni dei giorni scorsi, l’amministrazione Biden al momento non ha in programma di inviare in Europa le dosi che giacciono inutilizzate nei magazzini americani. Questa mancata collaborazione riguarderebbe anche il vaccino di Johnson & Johnson: parte della produzione realizzata nel Vecchio Continente verrebbe mandata negli Usa per essere infialata, ma poi non riuscirebbe a tornare indietro a causa di un blocco dell’export. Sarebbe questa la causa dei già annunciati rinvii di consegne da parte di J&J che sta cercando partner europei per completare all’interno dell’Ue il ciclo produttivo.

Tra ritardi, gestione non ottimale delle trattative con le case farmaceutiche, blocchi dell’export incrociati (attuati anche da parte italiana, in piena collaborazione con la Commissione europea), comportamenti poco limpidi da parte delle aziende produttrici e sgambetti tra paesi che dovrebbero essere solidali, si è man mano profilato uno scenario in cui, nella rincorsa al vaccino, ognuno pensa per sé. Dovevamo uscirne tutti insieme, e invece aumentano di giorno in giorno i dissapori e le disparità. Per non parlare del “Sud del mondo”: è recentissimo il secco no dei paesi ricchi alla sospensione temporanea dei brevetti per permettere alle nazioni a basso reddito di produrre il vaccino. Negli Stati più avanzati si pensa di raggiungere l’immunità di gregge entro qualche mese, quasi sicuramente entro il 2021; in quelli più svantaggiati, si stima che l’immunità non arriverà prima del 2024.