Parità uomo/donna: l’Italia è ancora (molto) indietro

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Mimosa
Mimosa

L’8 marzo si celebra la festa della donna: oltre agli annunci di rito, sarebbe opportuno cominciare a recuperare rapidamente il terreno perduto.

Soffitto di cristallo: viene spesso definita così l’invisibile e invalicabile barriera che impedisce alle donne di avere le stesse opportunità dei colleghi uomini. Secondo alcuni recenti studi basati su dati Eurostat, l’Italia è penultima in Europa per quanto concerne la valorizzazione femminile. I parametri presi in considerazione riguardano il tasso di occupazione, la partecipazione a livello dirigenziale sia in ambito privato che pubblico, l’istruzione e la fecondità.

Nei paesi con una maggiore valorizzazione femminile, le donne hanno la possibilità di entrare prima e a condizioni migliori nel mercato del lavoro, riescono a raggiungere ruoli apicali e sono più agevolate nel conciliare vita lavorativa e famigliare. Questa situazione favorevole si riflette sul tasso di fecondità, avvalorando la correlazione positiva tra occupazione femminile e natalità.

Come abbiamo visto, in Europa fanno tutti meglio di noi, tranne la Grecia. In Italia, nel 2019, le donne con un lavoro erano soltanto il 50,1%, dato sceso al 48,5% nel terzo trimestre del 2020 a causa della pandemia. L’occupazione maschile invece è quasi venti punti avanti, al 67,5%. L’emergenza sanitaria ha colpito duramente il mercato del lavoro, ma ancor più duramente il segmento rosa: a dicembre 2020 sono 312.000 le lavoratrici che hanno perso l’impiego rispetto a un anno prima.

Il quadro non cambia per quel 20% (uno dei dati peggiori d’Europa) delle donne che ha la possibilità di accedere all’istruzione universitaria. Le studentesse in media si laureano prima degli uomini e con voti più alti. Quando però si tratta di trovare lavoro, la situazione si inverte: il tempo medio che separa il conseguimento del titolo dalla prima occupazione è quasi sempre più lungo per le laureate rispetto ai colleghi maschi. Questo ritardo difficilmente viene recuperato, come dimostrano i dati sulle retribuzioni (la disparità salariale è al 23,7%) e sugli avanzamenti di carriera: ambiti nei quali la donna rimane costantemente indietro.

Il panorama difficilmente cambierà fino a quando non muteranno le politiche sulla famiglia (in particolar modo con un maggiore sostegno per i figli e un accesso più agevolato agli asili nido), sull’istruzione e sull’occupazione femminile, sia per le lavoratrici dipendenti sia per le professioniste e le imprenditrici. Draghi, nel suo discorso di insediamento, ha dedicato molta attenzione a questi temi: quando il Recovery Plan sarà finalmente completato e reso pubblico, vedremo se alle parole corrisponderanno i fatti, oppure se, come troppo spesso è avvenuto, la montagna partorirà un topolino.