Web tax e tassazione minima globale: forse qualcosa si muove

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Web e internet
Web e internet

Se già prima della pandemia era necessaria una regolamentazione della fiscalità delle aziende ‘Big Tech’, oggi è diventata un imperativo assoluto.

Nella recente riunione del G20 a presidenza italiana, oltre a ribadire la necessità di mantenere le misure di stimolo fiscale per permettere alle economie di far fronte alla pandemia, sono stati mossi i primi passi nella duplice direzione di istituire una Web Tax e di imporre una tassazione minima globale ai colossi digitali. Questi provvedimenti rappresentano i due pilastri del progetto Ocse ripetutamente rinviato per mancanza di accordo tra i paesi.

Mentre Trump, strenuo difensore degli interessi delle ‘Big Tech’, aveva sempre bloccato qualsiasi iniziativa in tal senso, la nuova amministrazione, rappresentata al G20 dal Segretario al Tesoro Janet Yellen, ha espresso la volontà di aprire un tavolo su questi temi e cessare finalmente di rappresentare un “porto franco” per le multinazionali di internet.

Una prima intesa potrebbe essere raggiunta già a luglio, e rappresenterebbe un successo per l’Italia, da anni impegnata sul fronte della fiscalità applicata a quelle aziende che realizzano la vendita di beni e servizi in determinati paesi ma poi, grazie a ben noti meccanismi elusivi, trasferiscono i profitti laddove è in vigore un’imposizione assai più favorevole (abbiamo analizzato questo sistema in più occasioni: L’eccezione irlandese, Produrre valore ed estrarre valore: il caso Apple, Il lato oscuro della fiscalità in Europa).

Nel frattempo anche l’Ue si sta muovendo con un prima bozza del “Public country by country reporting”, ossia una rendicontazione pubblica paese per paese per misurare effettivamente le tasse pagate dalle multinazionali.

L’implementazione di queste misure, secondo un rapporto Ocse, garantirebbe ai paesi un introito tutt’altro che trascurabile. Dal primo pilastro, la Web Tax, che prevede la ripartizione degli utili in base all’effettiva attività economica svolta dalle corporation e al diritto degli Stati di tassare tali utili, deriverebbe un importo di circa 100 miliardi di dollari; dal secondo pilastro, l’introduzione di un livello minimo globale di tassazione, si ricaverebbe invece una somma compresa tra i 60 e i 100 miliardi di dollari.

Le trattative sono lunghe e complesse in quanto è di capitale importanza raggiungere una soluzione condivisa a livello mondiale. “È chiaro che sono urgentemente necessarie nuove regole per garantire l’equità nei nostri sistemi fiscali – ha dichiarato Angel Gurría, Segretario generale dell’Ocse – e per adattare l’architettura fiscale internazionale a modelli di business nuovi e mutevoli. Senza una soluzione globale basata sul consenso, il rischio di ulteriori misure unilaterali non coordinate è reale e cresce di giorno in giorno. È imperativo portare questo lavoro al traguardo. Il fallimento potrebbe comportare il rischio che le guerre fiscali si trasformino in guerre commerciali in un momento in cui l’economia globale sta già soffrendo enormemente”.