Il partito dei laureati

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Istruzione
Istruzione

Secondo Thomas Piketty, l’allontanamento dalla sinistra delle categorie sociali che tradizionalmente la sostenevano è da ricondursi all’«effetto istruzione» sull’identità della sinistra stessa.

L’analisi proposta da Thomas Piketty, professore all’École d’économie de Paris, parte da una scottante domanda: “Come spiegare che i partiti della sinistra, che negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso erano i partiti dei lavoratori e dei dipendenti socialmente più svantaggiati, dal decennio 1990-2000 siano diventati la scelta dei laureati?” Le spiegazioni principali sembrano due, una di carattere sociale e un’ipotesi che l’economista definisce “nativista”.

La prima spiegazione fa riferimento al fatto che le categorie meno privilegiate si siano sentite abbandonate dalla sinistra a mano a mano che questa orientava le proprie politiche verso altre fasce sociali, in particolare quelle maggiormente istruite. L’ipotesi nativista sostiene invece che le classi popolari avrebbero abbandonato la sinistra perché ammaliate dalla propaganda xenofoba e anti-immigrazione. Molte ricerche confermano che negli Stati Uniti, a partire dagli anni Sessanta, e in Europa, a partire dagli anni Ottanta, sono aumentate le divisioni sociali dovute allo scontro sui temi dell’immigrazione e del multiculturalismo, uno scontro alimentato in modo assillante dai partiti di destra sostenitori del cosiddetto sovranismo.

Tuttavia, nota Piketty, l’ipotesi nativista sembra più un punto d’arrivo che la causa del fenomeno analizzato. Negli anni Cinquanta e Sessanta, le classi popolari, che votavano in massa a sinistra, erano penalizzate da un basso livello di istruzione. Nei decenni successivi, è avvenuto il fenomeno che l’economista definisce “ribaltamento dell’effetto istruzione”: una parte dei figli e dei nipoti di quegli operai e impiegati quasi religiosamente devoti alla sinistra ha potuto studiare ed è diventata a sua volta ‘élite’, creando una profonda frattura con la restante parte delle categorie popolari. Secondo Piketty, questo meccanismo non soltanto si è verificato prima che i temi sovranisti acquistassero la visibilità che hanno oggi, ma ha avuto luogo anche in contesti in cui questi temi non avevano grande rilevanza: se dunque la sinistra è stata abbandonata da chi tradizionalmente la sosteneva, la causa principale deve essere ricercata nella questione dell’istruzione.

Abbiamo detto che una parte dei vecchi ceti popolari ha avuto la possibilità di accedere ai livelli superiori degli studi: questa fascia ha continuato ad appoggiare la sinistra la quale, a sua volta, è cambiata insieme ai suoi elettori. Le classi che invece non hanno avuto la possibilità di accedere a questo tipo di istruzione hanno scoperto a proprie spese che questo mutamento di identità, che si è manifestato anche in un mutamento di programmi, favoriva gli interessi delle nuove classi privilegiate e che loro erano state dimenticate.

Piketty sottolinea che “questa grande trasformazione politico-ideologica e programmatica si è realizzata in modo graduale, costante e per lo più imprevisto, procedendo di pari passo con il generale aumento del livello di istruzione. La sinistra, che era il “partito dei lavoratori”, si è trasformata nel “partito dei laureati” (che propongo di chiamare la “sinistra intellettuale benestante”), senza averlo di fatto voluto e senza che nessuno l’abbia veramente deciso. È comprensibile che chi ha avuto successo grazie al suo percorso scolastico – soprattutto se ha frequentato la scuola pubblica – sia in qualche modo riconoscente ai partiti di sinistra, che hanno sempre messo in primo piano l’emancipazione e la promozione sociale attraverso l’istruzione”. Il vecchio partito dei lavoratori è diventato dunque il partito dei “vincitori nel campo dell’istruzione”.

La conseguenza paradossale di questa dinamica, secondo Piketty, è stata che “la sinistra elettorale, diventando il partito dei laureati, di fatto è diventata il miglior garante e difensore di questo elitarismo repubblicano: ancor più dei partiti “borghesi” a cui si opponeva quando era il partito dei lavoratori”.

L’accademico francese analizza la situazione del suo paese, ma è impossibile non vedere le analogie con quanto accaduto in Italia e in molte altre nazioni occidentali. Nel suo film “Aprile” (1998), Nanni Moretti ripeteva provocatoriamente “dì qualcosa di sinistra”: oggi dire (e fare) qualcosa di sinistra significa tornare a occuparsi di quelle fasce vulnerabili che sono state ‘tradite’ da chi doveva tutelarle per ‘strapparle’ alle sirene ammaliatrici del sovranismo e del populismo. In una parola, recuperare l’identità di un tempo e tornare a difendere i diritti dei lavoratori e del ceto medio.