La riforma fiscale di Draghi

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Mario Draghi al Senato
Mario Draghi al Senato

Una riorganizzazione che non può più aspettare: a patto però che vada nella direzione di alleviare la pressione sul lavoro e sulle fasce più vulnerabili.

Nel suo intervento al Senato, Draghi ha indicato le linee guida della riforma fiscale che il suo governo si è posto come obiettivo. Non è entrato nei dettagli, ma ha fissato alcuni paletti: sarà una riforma d’insieme (“non bisogna dimenticare – ha dichiarato – che il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all’altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta”) che dovrebbe scoraggiare la politica dei “ritocchi” (“un intervento complessivo rende anche più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli”) e che sarà affidata a specialisti del settore (Draghi ha citato il caso della Danimarca del 2008 e la riforma dei primi anni ’70 in Italia, che costituisce ancora la base del sistema attuale).

La riforma fiscale riveste particolare importanza perché, ha sottolineato Draghi, “indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della politica di bilancio.” La finalità dichiarata è una revisione profonda dell’Irpef secondo i criteri di semplificazione e razionalizzazione, con lo scopo di ridurre il carico fiscale generale e al tempo stesso preservare la progressività dell’imposta.

Concretamente, come richiesto dall’Europa, dovremmo andare verso una riduzione della tassazione dei redditi da lavoro – questi ultimi da intendersi nell’accezione più ampia, sia dipendente, sia autonomo, sia d’impresa – specialmente per le fasce con un reddito medio/basso, in modo da favorire l’occupazione, ridurre il lavoro sommerso e dare una spinta all’iniziativa privata.

Chi pagherebbe meno tasse, dunque? Al momento si possono fare solo previsioni, ma gli analisti ritengono molto probabile un ritocco dell’aliquota dello scaglione 28.001/55.000 euro, attualmente fissata al 38%. Dovrebbero inoltre essere ridotti gli scarti tra una fascia di reddito e l’altra per garantire una progressività più graduale. A fare da cornice alla riforma saranno la semplificazione del frastagliato sistema dei bonus e delle detrazioni, il contrasto all’evasione fiscale e la revisione del catasto, una riorganizzazione delle rendite immobiliari che ciclicamente viene annunciata e puntualmente lasciata cadere.

Tra le promesse di Draghi c’è anche quella di ascoltare le parti sociali e le categorie di settore: il confronto è già iniziato nella fase di incarico. La richiesta unanime è stata la riduzione del peso fiscale sul lavoro nell’ambito di un sistema di tassazione più equo, che veda uno spostamento della pressione dal comparto della produzione ai patrimoni e alle rendite. Questo cambio di passo è indispensabile per riattivare il ciclo virtuoso degli investimenti e dell’occupazione.

Draghi ha ripetuto che “oggi l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere”. Bisognerà capire quale sarà il grado di convergenza della maggioranza che ha appena votato la fiducia al suo governo, una maggioranza formata da anime estremamente diverse e, per molti aspetti, inconciliabili.