Germania/Usa: i nodi rimangono ancora tanti

491
Germania e Usa
Germania e Usa

Nonostante la sconfitta di Trump alle elezioni di novembre scorso, le relazioni tra Germania e Usa restano complicate, e molti sono i dossier ancora aperti.

I rapporti tra Germania e Stati Uniti rimangono burrascosi nonostante la sconfitta di Trump alle elezioni. Dopo quattro anni di tensioni diplomatiche e un’antipatia reciproca, Berlino ha accolto con favore la notizia della vittoria di Joe Biden. Ma questo non significa che sia iniziata una rinnovata luna di miele, anzi. I dossier aperti sui quali discutere sono tanti e di grande importanza, soprattutto economica. Durante il “grande freddo” sotto la presidenza Trump, la Germania ha stretto accordi e realizzato progetti con partner dell’Est, col chiaro intento di svincolarsi dai legami troppo stretti con gli americani. La sfiducia dell’amministrazione tedesca nei confronti degli Usa è condivisa anche dall’opinione pubblica: in un recente sondaggio, quattro tedeschi su cinque si sono espressi in modo negativo sulle relazioni con gli Stati Uniti. Colpa di Trump, in larga parte, e del suo modo litigioso di fare politica che ha fatto perdere la fiducia di molti soggetti internazionali nella democrazia americana. Le immagini dell’assalto a Capitol Hill sono ancora nella mente di tutti. In questo scenario, oltre a stringere relazioni con i paesi dell’Est, Berlino ha aperto un canale di dialogo con Pechino: ne è prova il CAI, un accordo Ue/Cina sugli investimenti che va a sostituire una serie di accordi bilaterali, approvato in fretta e furia alla fine dell’anno scorso per sfruttare il semestre tedesco alla presidenza dell’Ue.

Un altro dei dossier aperti tra Usa e Germania è sicuramente quello delle truppe americane di stanza nel paese tedesco. In molti casi, questa presenza costituisce un eccezionale volano per le economie locali che altrimenti si vedrebbero sprofondate in una crisi irreversibile. Trump ha ripetutamente attaccato i partner della Nato, accusandoli di non contribuire sufficientemente al bilancio dell’alleanza, e per aumentare la pressione ha minacciato appunto di ritirare le truppe. Per la Germania il colpo sarebbe durissimo. Al momento, il nuovo presidente Biden non ha preso alcuna posizione in proposito, ma se è probabile che lasci cadere la minaccia del ritiro, è altrettanto probabile che pretenda un maggiore impegno economico nel finanziamento della Nato.

Un altro punto di scontro è rappresentato dal Nord Stream II, il gasdotto che, attraverso il Baltico, porterà il gas russo direttamente in Germania. Attualmente la Russia è un partner a dir poco problematico, e ancor di più dopo la vicenda Navalny, l’attivista vittima di avvelenamento che è stato arrestato al suo ritorno in Russia (proprio dalla Germania, dove era stato curato). Forze interne tedesche come i verdi e la sinistra hanno chiesto la sospensione del completamento del gasdotto, e un appello in tal senso è arrivato anche da una parte dell’Ue. E gli Stati Uniti? Il loro no è categorico: l’opera va interrotta. La difesa di Angela Merkel si basa sul fatto che il gasdotto ormai è completo quasi al 90%, che sono state già investite molte risorse e che dopotutto anche gli Usa fanno uso delle esportazioni di gas russo. La questione è delicata, e al momento è impossibile prevedere quale delle due parti prevarrà qualora si arrivasse a un tavolo delle trattative.

A settembre, dopo più di quindici anni, la Cancelliera lascerà la guida del paese, e quello che potrebbe essere il suo successore, Armin Laschet, non sembra godere della stessa fiducia e credibilità di Merkel. Spesso accusato di ambiguità, Laschet è un sostenitore sia dell’europeismo che dell’atlantismo e, per non farsi mancare niente, ha strizzato spesso l’occhio alla Russia. La Germania si trova davanti a un bivio: allontanarsi o meno dalla storica alleanza con gli Usa e avvicinarsi alle potenze dell’Est? Privilegiare o meno le opportunità economiche e commerciali che questi paesi offrono, anche in una situazione di divergenza con gli Stati Uniti?