Recovery fund: ‘nuovo piano Marshall’ o ‘piano Merkel’?

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Angela Merkel
Angela Merkel

Nato in seno all’Europa per salvare l’Europa, il Recovery Fund sarà fondamentale per la ripresa del Vecchio Continente.

Attenzione ad accreditare Mario Draghi come un alfiere dell’atlantismo come stanno facendo una parte della stampa nazionale e personalità politiche come Matteo Renzi. Voler vedere a tutti i costi il premier incaricato sotto questa luce rischia di danneggiarlo, e di conseguenza di danneggiare tutto il paese. Il discorso va ampliato, e a questi due giocatori, Draghi e gli Usa, ne va aggiunto un terzo: la Germania.

Che i rapporti tra Draghi e la Germania non siano stati rose e fiori è storia nota, a partire dallo scontro con Angela Merkel ai tempi del Quantitative Easing (il programma di acquisto titoli) varato dall’ex presidente della Bce, istituzione dove i provvedimenti sono approvati a maggioranza. La Germania non era poi così convinta dell’idea di Draghi e ha votato contro. E che l’opposizione non fosse limitata all’esecutivo guidato dalla cancelliera lo dimostra la sentenza della Corte costituzionale tedesca arrivata il 5 maggio 2020 che disconosce la sentenza della Corte di giustizia europea dell’11 novembre 2018, la quale invece riteneva legittimo il programma inaugurato da Mario Draghi. Inoltre, la sentenza della Corte costituzionale tedesca ha stabilito che l’acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea “viola in parte” la Costituzione tedesca, in quanto il governo e il Bundestag “non hanno esaminato le decisioni della Bce”. Dal punto di vista puramente tecnico, il Qe sarebbe potuto andare avanti anche senza che la Bundesbank comprasse bond governativi tedeschi, ma una Bce che avesse dovuto fare a meno del suo azionista di maggioranza, la Germania, per uno dei programmi più importanti varati negli ultimi anni, avrebbe avuto un effetto rilevante dal punto di vista politico.

In questo scenario davvero complicato, è caduta come una bomba la pandemia. Mentre il virus colpisce indifferentemente ciascun paese europeo, le conseguenze economiche non sono uguali per tutti. L’impatto sarà maggiore per le nazioni più vulnerabili come l’Italia, al punto da mettere a repentaglio la stabilità dell’Eurozona. L’intervento della Bce, ormai guidata da Christine Lagarde, è stato importante, ma è apparso subito insufficiente, e così si è formata l’ipotesi di un nuovo strumento: il Recovery Fund. Dopo alcune esitazioni iniziali, tutti i paesi hanno dato il proprio assenso, la Germania in testa. Il Recovery Fund è nato dunque in seno all’Europa per salvare l’Europa, è nato in un momento in cui gli Stati Uniti erano nel pieno del caos trumpiano, attanagliati da una fortissima crisi economica e sociale e con poca voglia di occuparsi del Vecchio Continente.

Occhio quindi a indicare il Recovery Fund come un ‘nuovo piano Marshall’: se proprio se ne deve dare una definizione, sarebbe più opportuno usare quella di ‘piano Merkel’. E se di ‘piano Merkel’ si tratta, il nuovo governo dovrà fare attenzione e proporre politiche e misure legate più all’economia reale che al sistema finanziario.