Una patrimoniale? Auspicabile, secondo la Corte dei Conti (ma non solo)

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La Corte dei Conti
La Corte dei Conti

Una patrimoniale sulle grandi ricchezze servirebbe a riequilibrare la pressione fiscale che al momento grava eccessivamente sulle spalle dei lavoratori dipendenti e del ceto medio.

Il 5 febbraio 2021, il Presidente della Corte dei conti, Guido Carlino, è stato audito in videoconferenza dalle Commissioni congiunte Finanze e tesoro di Senato e Camera dei deputati, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario. Carlino ha dichiarato che un nuovo prelievo patrimoniale appare auspicabile, ma serve una valutazione preliminare, riguardo alla caratteristica del prelievo, che da reale potrebbe essere trasformato in personale, considerando dunque tutte le forme di patrimonio ed eventualmente a base familiare anziché individuale”, evitando ovviamente di avere “una tassazione patrimoniale personale che porti a casi di duplicazione del prelievo”.

Questo discorso va inserito in un contesto più ampio, che vede tra gli interventi principali la rimodulazione dell’Irpef. “I redditi compresi tra 28 e 55mila euro – ha illustrato Carlino – sono eccessivamente gravati dall’Irpef ed è quindi necessario procedere con una riduzione dell’onere fiscale su tale fascia”. Infatti, negli ultimi decenni la quota del prodotto complessivo dei redditi da lavoro dipendente si è progressivamente ridotto a favore delle rendite da capitale. A fronte di tale andamento, tuttavia, il sistema di welfare, scuola, sanità, eccetera ancora si regge quasi totalmente sul gettito che arriva dalla tassazione sui redditi. Nel 2017, in Italia, la quota di Pil prodotta dai lavoratori del ceto medio era del 47%, mentre il restante 53% era rappresentato da profitti, interessi e rendite. Ma, osservando il carico fiscale e contributivo, si scopre che le imposte sui redditi da lavoro generano un gettito pari a circa il 18% del Pil, mentre le imposte sugli altri proventi sono ferme al 6%. In poche parole, il prelievo sui redditi da lavoro è eccessivo, mentre quello sui profitti è insufficiente.

Tra le riforme che l’Europa ci chiede di fare, c’è proprio questa. Il carico fiscale in Italia è troppo sbilanciato sui lavoratori e sulla produzione, e andrebbe appunto riequilibrato aumentando le imposte sulle rendite e sui profitti. Oltre a contribuire alla realizzazione di questo bilanciamento, una patrimoniale costituirebbe un sostegno importante per le casse pubbliche messe a dura prova dalla pandemia. “I prossimi anni”, ha dichiarato Carlino, “richiederanno un considerevole sforzo fiscale per far fronte ai costi della pandemia. Sarà dunque necessario guardare all’efficienza e all’equità del sistema tributario nel suo complesso, ipotizzando varie forme di ricomposizione del contributo dei prelievi diretti e indiretti alla copertura del bilancio”. Senza dimenticare l’evasione fiscale, che rimane a tutt’oggi “il più rilevante vulnus all’equità orizzontale e verticale”. La propensione all’evasione in ambito Irpef relativa ai redditi da lavoro dipendente è pari al 2,8% per 4,4 miliardi di euro, mentre quella da redditi da lavoro autonomo e di impresa è pari al 67,6% per 32,7 miliardi di euro (dati del 2018). Una sproporzione mostruosa.

La pandemia ha esasperato la tendenza degli ultimi decenni alla polarizzazione della ricchezza. Anche il Fondo Monetario Internazionale suggerisce un aumento delle imposte per i detentori di grandi capitali. Negli Stati Uniti, dove in proporzione un operaio o un impiegato paga più tasse dei CEO delle multinazionali, è stato proposto un prelievo del 2% sui patrimoni al di sopra dei 50 milioni di dollari e del 3% per quelli sopra il miliardo. In questo modo, si avrebbe meno pressione fiscale sulla fascia dei lavoratori che effettivamente produce buona parte del Pil e si mitigherebbero quelle disuguaglianze economiche e sociali che compromettono la crescita e la coesione all’interno dei singoli paesi.

Un’ultima annotazione, riguardante la cattiva fama del termine ‘patrimoniale’. Come sottolinea l’economista ed ex Ministro delle finanze Vincenzo Visco, bisogna smetterla di usare la parola patrimoniale per evocare giustizialismi o intenti persecutori, come invece sinora è sempre accaduto in Italia. Da quando esistono i sistemi fiscali, le imposte riguardano i consumi, i redditi, i patrimoni o le transazioni. La patrimoniale è dunque qualcosa di assolutamente normale e, aggiungo, con caratteristiche redistributive più spiccate rispetto ad altri tipi di imposta.”