Keynes e Draghi

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John Maynard Keynes
John Maynard Keynes

Consegniamo questo breve testo ai nostri lettori tanto per distinguerci dal “sarà sempre Natale” della grande stampa nazionale.

Il sig. Mario Draghi, che si appresta a prendere in mano i nostri destini, dovrebbe conoscere molto bene il sig. John Maynard Keynes, il più importante economista del secolo scorso, in quanto discepolo del professore di economia Federico Caffè, di scuola appunto keynesiana, collaboratore del quotidiano “il Manifesto” e amico del suo direttore Valentino Parlato.

Keynes è così importante perché diede a tutto il mondo la ricetta per uscire dalla crisi del 1929, la più devastante crisi economica del secolo scorso, salvando il capitalismo da sé stesso. Nel 1930, di fronte ad un pubblico terrorizzato dagli effetti drammatici della crisi dell’anno precedente, tenne una conferenza dal titolo “Prospettive economiche per i nostri nipoti”, nella quale disegnò uno scenario possibile cento anni dopo, ossia oggi.

Riportiamo solo alcune frasi di questa conferenza, confidando che il nostro Super Mario se ne ricordi: “Per troppo tempo siamo stati allenati a faticare anziché godere. Tre ore di lavoro al giorno sono più che sufficienti per soddisfare il vecchio Adamo che è in ciascuno di noi. Dovremo saperci liberare di molti dei principi pseudomorali che ci hanno superstiziosamente angosciati per due secoli, e per i quali abbiamo esaltato come massime virtù le qualità umane più spiacevoli. Dovremo avere il coraggio di assegnare alla motivazione “denaro” il suo vero valore. L’amore per il denaro come possesso, e distinto dall’amore per il denaro come mezzo per godere i piaceri della vita, sarà riconosciuto per quello che è: una passione morbosa, un po’ ripugnante, una di quelle propensioni a metà criminali e a metà patologiche che di solito si consegnano con un brivido allo specialista di malattie mentali. Rivaluteremo di nuovo i fini sui mezzi e preferiremo il bene all’utile. Renderemo onore a chi saprà insegnarci a cogliere l’ora e il giorno con virtù, alla gente meravigliosa capace di trarre un piacere diretto dalle cose, i gigli del campo che non seminano e non filano.”

Vorremmo dedicare questa, particolarmente, al sig. Draghi: “Ma, soprattutto, guardiamoci dal sopravvalutare l’importanza del problema economico o di sacrificare alle sue attuali necessità altre questioni di maggiore e più duratura importanza. Dovrebbe essere un problema da specialisti, come la cura dei denti. Se gli economisti riuscissero a farsi considerare gente umile, di competenza specifica, sul piano dei dentisti, sarebbe meraviglioso.”