Popper, Platone e Hegel

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Karl Popper
Karl Popper

L’opera di Popper “La società aperta e i suoi nemici”, pubblicata in due volumi a Londra nel 1945, ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile del pensiero liberale di tutto il Novecento. Karl Popper presenta nella sua opera Platone e Hegel come i due fondatori dell’assolutismo. Dall’esegesi fatta da Karl Popper su Hegel e Platone noi vogliamo discostarci radicalmente.

In primo luogo va ricordato che nei libri ottavo e nono della “Repubblica” Platone presenta una delle più belle e approfondite analisi dell’assolutismo nelle sue implicazioni e nelle sue conseguenze, e in particolare una dettagliata descrizione ed interpretazione del tiranno nei suoi vari aspetti, con una condanna categorica: il tiranno e la tirannia rappresentano il peggiore dei mali per l’uomo. Werner Jaeger ha giustamente rilevato che molti interpreti hanno tentato paragoni tra lo stato ideale di Platone con forme politiche vigenti nell’epoca moderna. Ma questo è un errore perché l’essenza dello stato di Platone non sta nella struttura esterna, ma nel suo nucleo spirituale, ossia nell’idea del bene. “Non è possibile realizzare la Repubblica imitandone l’organizzazione esterna, ma solo adempiendo la legge del bene che ne costituisce l’anima”.

Il pensiero di Hegel invece viene criticato in quanto anch’esso potenzialmente portatore di possibili derive autoritarie. Ovviamente il nucleo che preoccupa del suo pensiero è la parte in cui fa prevalere la dimensione etico-politica rispetto a quella economica. Per Hegel la libertà non coincide con il sistema dei bisogni lasciati a se stessi, questa è solo un libertà accidentale. La vera libertà si compie nella regolazione del sistema dei bisogni, che deve tendere all’intessere generale e al centro del quale c’è l’uomo. Lungi dal totalitarismo, il pensiero di Platone e poi di Hegel invece rappresentano due passaggi decisivi della storia del pensiero filosofico al fine di determinare quell’idea di un’etica pubblica come forma strutturante della dimensione statuale.

Paradossalmente, invece, chi sembra un po’ totalitario, ovviamente sul piano del pensiero, è proprio Popper, in quanto tutto ciò che in qualche misura non aderisce completamente al pensiero liberale quasi per automatismo diviene potenzialmente autoritario.